Abbiamo introdotto, nello scorso articolo, le nozioni di folk memory (memoria collettiva) ed evemerismo. Abbiamo parlato degli aborigeni britannici, dei Lapponi, dell’uomo di Flores, dei Pitti e dei pigmei europei; abbiamo esplorato le leggende popolari inglesi, scozzesi e irlandesi.

Ebbene, dopo aver tentato di spiegare l’esistenza degli Hobbit tolkieniani nel mondo reale, è giunto il turno di trattare un’altra, grande razza di Arda. Che i Nani siano davvero esistiti?

I Nani

La Compagnia dei Nani

La Compagnia dei Nani ne Lo Hobbit

La genesi dei Nani (Dwarves o Dwarfs) di Tolkien è nota: essi sono in tutto e per tutto simili ai Dvergar della mitologia norrena. L’autore trasse ispirazione dal Völuspá, il primo poema dell’Edda poetica, per l’attribuzione dei nomi nanici ne Lo Hobbit e ne Il Signore degli Anelli.

«I ‘nani’ delle mie leggende sono molto più simili ai Nani delle leggende germaniche di quanto lo siano gli elfi, ma sotto certi aspetti sono anche molto diversi da loro». J. R. R. Tolkien.

Per quanto riguarda il lato fisico, i Nani sono bassi, robusti e resilienti; sfoggiano lunghe barbe nere, bionde, brune o spesso rosse. La caratterizzazione facciale non si discosta da quella tradizionale: i Nani presentano grossi nasi, sopracciglia sporgenti, mascelle massicce e una peluria diffusa. Le donne, al contrario… no, scherzavo: esse somigliano in tutto e per tutto agli uomini.

Donna nana

Esemplare femminile appartenente alla razza dei Nani. Concept artwork del Weta Workshop

Dal punto di vista socio-culturale, i Nani sono un popolo peculiare. Essi vivono sottoterra, nelle montagne; sono abili minatori, fabbri, artigiani, costruttori e gioiellieri. I Nani sono fortemente attratti dall’oro, dai metalli preziosi e dalle gemme. Amano adornarsi di argento e di diamanti; lavorano per l’intera durata delle loro lunghe vite. Infine, amano mangiare e bere birra.

I Nani non sono buoni o cattivi di per sé. Si tratta di creature per lo più neutre, riservate, ma affette da una patologica avarizia. La concupiscenza per l’oro rende i Nani mercanti di successo, dall’indole egoista e materialista. Tuttavia, molti di essi possiedono un radicato senso di lealtà e onore. Inoltre, quella nanica è senz’altro una razza profondamente attaccata alle proprie radici.

Tolkien stesso affermò di essersi ispirato al popolo ebraico per alcune caratteristiche dei Nani. Come gli ebrei, i Nani subirono una sorta di diaspora e si diffusero tra le altre genti, ma custodirono gelosamente la loro cultura. Come gli ebrei, i Nani parlano le lingue del mondo ma con un accento particolare dovuto alla lingua che usano tra loro (basti pensare allo yiddish).

Joshua Cohen, rabbino da White Dwarf

il rabbino Joshua Cohen, da White Dwarf #69

«Considero i ‘Nani’ come gli Ebrei: allo stesso tempo autoctoni e allogeni dove s’insediano, che parlano le lingue del paese, ma con un accento straniero dovuto alla loro lingua privata…». J. R. R. Tolkien.

Tolkien costruì il linguaggio dei Nani (Khudzul) come fosse una lingua semitica influenzata dalla fonologia ebraica. Il calendario dei Nani inventato per Lo Hobbit s’ispira a quello ebraico.

«I Nani sono assolutamente ovvi. Non diresti che, sotto vari aspetti, ricordano gli Ebrei? Le loro parole sono Semitiche, ovviamente, costruite per essere Semitiche». J. R. R. Tolkien.

A eccezione dell’influenza ebraica per gli aspetti culturalmente più avanzati, dunque, i Nani di Tolkien riflettono in tutto e per tutto i Nani della mitologia norrena. Possibile che tali figure risalgano, come gli Hobbit, a eventi accaduti realmente e registrati nella memoria folkloristica dei popoli europei?

L’Uomo di Neanderthal

homo neanderthalensis modello

Modello di homo neanderthalensis presso il Natural History Museum di Londra

Forse non conoscevate l’homo floresiensis, o uomo di Flores, ma di certo conoscerete l’homo neanderthalensis, o uomo di Neanderthal. Si tratta di una specie europea autoctona molto simile alla nostra (e, pertanto, riconosciuta come sub-specie della nostra da alcuni studiosi) che sarebbe andata incontro all’estinzione solo circa 30’000-40’000 anni fa, sebbene la datazione sia ancora incerta.

L’uomo di Neanderthal era leggermente più basso del sapiens (164-168cm di media contro i 166-171 dell’uomo di Cro-Magnon) e aveva un cranio più grande. Egli era, inoltre, molto più forte e robusto della controparte sapiens; possedeva arti più corti, un torso più ampio e mani più grandi. Ed era molto peloso, per adattarsi ai climi freddi.

Come i Nani nell’iconografia tradizionale, il Neanderthal presentava delle grandi orbite con ossa sopracciliari spesse e sporgenti. Un naso sproporzionatamente grande, delle mascelle prominenti e massicce. Infine, pare che avesse la pelle chiara e, in certi casi, perfino le lentiggini.

uomo di Neanderthal

Ricostruzione facciale di un uomo di Neanderthal

Questi omaccioni ipertricotici vivevano in gruppi molto più ristretti e isolati rispetto ai sapiens. Abitatori delle foreste e delle caverne, erano in grado di realizzare strutture complesse. Furono tra i fabbri più antichi dell’umanità: costruirono utensili di selce, armi di ossidiana, lance di legno ecc. come abili artigiani. Usavano il fuoco per forgiare strumenti. Inventarono la colla. Crearono gioielli con denti di animali e conchiglie.

Insomma i Neanderthal non sarebbero stati, in fin dei conti, degli sprovveduti. Anzi. Sappiamo che fossero più avanzati dei coevi sapiens, almeno all’inizio. L’era contraddistinta dalle loro tecniche di produzione degli attrezzi in selce viene chiamata periodo Musteriano, e tali pratiche furono adottate dai nostri stessi progenitori.

riparo neanderthal ossa di mammut

Riparo neanderthaliano costruito con ossa di Mammut

A tal proposito, è noto che i nostri antenati entrarono in contatto col Neanderthal e che le due specie convissero per alcune migliaia di anni nel continente. È ormai acclarato, infatti, che Europei e Asiatici possiedono del DNA di homo neanderthalensis dovuto all’incrocio tra questi e i sapiens. Si tratta del 2% di media di apporto (dall’1 al 4%) finora riconosciuto. I popoli dell’Estremo Oriente, inoltre, avrebbero il 20% di DNA di Neanderthal in più di noi Europei.

Scoperte recenti e sensazionali. Tornando al discorso precedente, però, potrebbe trattarsi di storie già presenti nella nostra folk memory. Si pensi ai Baschi, per esempio, nella cui regione furono trovati i resti di vari Neanderthal.

Ebbene, nell’antichissima mitologia basca appaiono i cosiddetti Basajaun, i “signori della foresta”, uomini enormi, pelosissimi e dal manto rosso scuro che risiedevano nelle caverne, o nelle foreste dei Pirenei. Si trattava, spesso, di guardiani dei greggi, similmente al ciclope Polifemo (il cui mito, dai caratteri ricorrenti nella mitologia europea, è stato fatto risalire al Paleolitico da Julien d’Huy).

Neanderthal bambino

Ricostruzione di un Neanderthal bambino

Ma, cosa più curiosa, i Basajaun conoscevano i segreti della coltivazione, della macinatura, della forgiatura… e insegnarono tali segreti alla popolazione locale. Le storie parlano, in particolare, di come i Basajaun fossero abili nel creare utensili. Si dice che gli esseri umani ottennero il diritto di coltivare la terra quando un uomo vinse una scommessa con un Basajaun: egli rubò i semi che il Basajaun stava piantando e tornò alla sua gente per insegnare come produrre il cibo.

Vi ricorda qualcosa? Creature isolate, preesistenti agli umani, che vivono in caverne, foreste e luoghi bui. Creature massicce, pelose e lavoratrici, particolarmente abili in vari campi. Certo, rimane il fatto che i Basajaun fossero imponenti e i Nani fossero bassi, ma a tal proposito basti pensare che nelle antiche storie norrene non ci fosse alcun riferimento alla bassa statura dei Nani. Non si chiamavano neanche così: quel particolare sopraggiunse solo in seguito.

Basajaun basco

Un Basajaun

Tali elementi sembrerebbero suggerire la presenza del neanderthalensis nella memoria collettiva del popolo basco, non diversamente all’homo florensiensis nel Flores centrale. Inoltre, come detto, è proprio sui Pirenei che si trova un’alta concentrazione di fossili di Neanderthal. E tra i migliori esemplari, per giunta: meglio conservati e più recenti.

Resta un elemento preciso, la maestria nella metallurgia, che non coincide col periodo. Va però detto che, come nel caso dei Nani, le storie (sopratutto se antiche) vanno incontro a rielaborazioni, modifiche, trasformazioni. È possibile che, ove alla base ci fosse l’abilità nella produzione di utensili e altro, il ricordo dei Neanderthal sia stato re-interpretato col passare del tempo. Se per gli uomini dell’età del ferro quest’ultimo era di grande importanza, per esempio, è possibile che il mito si sia modificato di conseguenza.

Ma ci sono altre teorie. È possibile che i Basajaun e i Nani fossero già, di per sé, specie incrociate di Cro-Magnon e Neanderthal di cui non sappiamo nulla. E che i popoli locali di cui parlano i miti siano sopraggiunti solo in seguito a un’ondata più recente di sapiens. O ancora: alcuni studiosi ritengono che i Neanderthal avrebbero forgiato il ferro e che ci siano prove indirette di questo. Ciò spiegherebbe sia i miti che la funzione di Mentori che assumono in essi tali figure.

Eppure c’è una terza opzione, forse la più probabile, che non prende nemmeno in considerazione la teoria multi-specie.

Contadini, Cacciatori e Costruttori

Sappiamo che, durante il Mesolitico, l’Europa occidentale è stata interessata dalla diffusione dei cosiddetti West European Hunter-Gatherers (WHG), cacciatori-raccoglitori cromagnoidi invasi nel Neolitico dagli Early Neolithic Farmers (ENF) originari dell’Anatolia e del Caucaso. Parliamo dei primi coltivatori dell’Europa occidentale: popolazioni stanziali che producevano grano ed erano abili nella macinatura, nell’addomesticamento degli animali…

Sappiamo, inoltre, che i due ceppi coesisterono. I cacciatori-raccoglitori vennero lentamente assimilati dai più popolosi Farmers in alcune zone, e viceversa. Dopodiché, nell’Età del Bronzo, ci fu un’altra migrazione di cacciatori-raccoglitori provenienti dalle steppe est-europee: gli Ancient North Eurasians (ANE) che, a loro volta, affiancarono i Farmers in varie aree del continente.

Mappa dna autosomale eurogens West_Eurasia k8

Mappa di DNA autosomale basata sul calcolatore Eurogenes West_Eurasia K8 (clicca l’immagine per ingrandirla!)

Sembra complicato, ma così non è. Nonostante la maggior parte degli Europei derivi, in larga parte, dai successivi Indo-europei, i popoli si differenziano anche in base alla miscela genetica relativa ai succitati gruppi. I Sardi, per esempio, derivano quasi esclusivamente dagli Early European Farmers (EEF), miscuglio di ENF + WHG (in proporzione inferiore) la cui presenza è maggiormente radicata nel Mar Mediterraneo. Al contrario, degli studi sul DNA basco dimostrano che essi discendono in gran parte anche dai WHG locali e in minor parte dagli ANE, sebbene si siano mischiati ai contadini neolitici circostanti. Il risultato è una commistione bilanciata.

Haak et al WHG, EEF, ANE

Da questo studio. Si tratta di dati meno precisi per quanto riguarda l’apporto dei Farmers, poiché il qui presente Early Neolithic equivale agli EEF e presenta, quindi, proporzioni sempre diverse di ibridazione coi WHG in sé stesso (in pratica, l’apporto dei WHG è più alto)

Tutto ciò sembrerebbe trovare conferma in un’altra figura mitica dei Baschi: il Jentil (o Jentilak, plurale).

Trattasi di giganti che, secondo il folklore basco, avrebbero convissuto coi Baschi medesimi. Essi erano altissimi e pelosissimi; così grandi da poter camminare in alto mare e da potersi prendere a sassate da una montagna all’altra. E ci sarebbe tanto da dire, perché il mito dei Jentilak gode di ottima salute e ad esso si fanno risalire numerose tradizioni basche.

Vale la pena soffermarsi su alcuni punti. Secondo la leggenda, questi giganti avrebbero costruito i megaliti presenti in regione (fatti risalire proprio al Neolitico). In più, come i Basajaun, essi avrebbero inventato vari utensili e avrebbero insegnato la coltivazione del grano agli umani. Lo stesso si può dire dei Mairuak, un’altra specie di giganti baschi che avrebbe, ancora, inabitato le montagne e che avrebbe edificato i vari cromlech.

Jentil gigante basco

Jentil realizzato da mrkamehameha

Insomma, tali figure del folklore sembrerebbero riferirsi proprio ai contadini neolitici. Abbiamo la coltivazione, la macinatura, l’addomesticamento degli animali e l’abilità nella creazione di utensili. Abbiamo l’elemento della convivenza tra popoli, che sappiamo esserci stata. Abbiamo l’edificazione di monumenti neolitici.

Per quanto riguarda i Nani norreni, invece, le similitudini tra essi, i Basajaun e i Jentilak si sprecano. Parliamo di grandi costruttori e, in generale, maestri in tutto ciò che concerne la tecnica manuale. Mentori che avrebbero insegnato agli umani, a loro coevi e coesistenti, i segreti di tali pratiche. Creature montane, sotterranee, isolate o stanziate in comunità ristrette/familiari. Creature pelose, barbute, dai manti rossicci e i corpi massicci (ricordo che la bassa statura non appartiene ai miti originali).

Del resto, gran parte del Nord Europa ha visto la convivenza tra popoli e l’assimilazione dei contadini neolitici da parte dei cacciatori-raccoglitori (sia WHG che ANE, in questo caso), come si può osservare dalle mappe di poc’anzi. Il dato più interessante, però, ce lo fornisce il calcolatore Eurogenes K15.

mappa componente atlantica eurogenes k15

Mappa della componente Atlantica (clicca sull’immagine per ingrandirla). Vari campioni antichi sono stati inseriti su GEDMatch e analizzati con Eurogenes K15. Nove campioni megalitici iberici hanno una percentuale atlantica media del 38,8%, simile a quella dei Baschi. Tre campioni della cultura di Remedello del tardo neolitico (Nord Italia) hanno totalizzato una media del 35,2%, molto più dei moderni Italiani e perfino dei Sardi. Un campione megalitico irlandese da Ballynahatty ha il 32,7% di apporto atlantico, in linea coi moderni Irlanesi

La componente Atlantica sembrerebbe, a giudicare dai risultati, un ibrido peculiare di Neolithic Farmers, WHG e chissà cos’altro, posteriore a quello degli Early European Farmers del primo Neolitico (contenuti nella componente West_Mediterranean del calcolatore). Inoltre, la concentrazione maggiore corrisponde precisamente alle regioni associate alla cultura atlantica dei megaliti: abbiamo il picco nei Paesi Baschi, una forte presenza in Scozia e Irlanda e, in misura leggermente inferiore, Sardegna, Germania del Nord, Danimarca, Svezia, Norvegia…

È ormai noto che la cultura dei megaliti fosse, in realtà, dovuta a genti diverse, di culture diverse e di diversi periodi. Ma, nel caso specifico della biosfera atlantica, è possibile che i popoli si siano incontrati? Secondo alcuni, il centro di tale attività era proprio l’Irlanda, dove risiede un gran numero di megaliti (e tra i più antichi). Con Brú na Bóinne come città santa dei popoli atlantici.

I megaliti che avrebbero edificato i Jentilak e i Mairuak. Ma non solo: presso i Sardi vi è la leggenda dei Gentiles, i più antichi abitatori dell’isola. Questi giganti avrebbero insegnato agli umani la costruzione delle case e, tra le altre cose, erano incaricati di pascolare la terra. Infine, si narra, in alcune leggende, che essi avessero un occhio solo, proprio come Polifemo.

O ancora, basti pensare ai giganti che avrebbero abitato originariamente l’isola maltese di Gozo. Sansuna, una gigantessa del posto, avrebbe costruito i templi megalitici di Ġgantija tenendo il suo bambino, un meticcio nato da una relazione con un umano, sulla spalla.

Lotte Motz, studiosa di folklore e mitologia germanica, teorizzò che i Nani costituissero una reminiscenza della cultura dei megaliti del Nord Europa.

Resta un problema. Perché tali creature erano definite “giganti”, o massicce e possenti? E perché vivevano in piccole comunità o in totale solitudine, se i popoli neolitici formavano, al contrario, comunità di tutto rispetto?

Bisogna tenere presente che il primo Cristianesimo tentò di annientare e demonizzare le religioni locali con ogni mezzo, prima di arrendersi e integrarle. A tale influenza sono dovuti i nomi stessi di Jentilak e Gentiles, ovvio riferimento ai Gentili, nome dato alle popolazioni pagane che avrebbero abitato l’Europa prima dei Cristiani. Il fatto che tali esseri fossero dipinti come giganti era in accordo con l’interpretazione ortodossa della Bibbia in cui «i giganti erano sulla terra» prima del Diluvio.

Alternativamente, è sufficiente la spiegazione secondo cui le popolazioni successive, poste davanti ai monumenti megalitici, furono portate a immaginare che solo creature dalla forza sovrumana potessero smuovere massi di tale peso e dimensioni. Le interpretazioni, comunque, sono molteplici… e non le esploreremo in questo articolo.

Per quanto riguarda la natura solitaria e, soprattutto, cavernicola tipica di Nani e Basajaun, la risposta è più articolata.
È possibile che, in seguito alla pressione di cacciatori-raccoglitori o comunità miste sorte in periodi successivi, i contadini neolitici originari si siano ritirati nei recessi della terra. Montagne, boschi, colline. E che siano lentamente spariti, assimilati dai conquistatori. Ma non senza lasciar loro qualcosa di fondamentale.

Neolithic Farmers - Contadini neolitici

Neolithic Farmers

Col passare del tempo, infatti, il contributo genetico dei cacciatori-raccoglitori sarebbe riemerso in svariate regioni, per poi “esplodere” con l’invasione degli ANE. Alcuni studi hanno confermato che, dopo l’iniziale espansione degli ENF venuti dal vicino oriente, l’ibridazione coi WHG locali abbia portato a un progressivo aumento della linea di sangue di questi ultimi all’interno dei Farmers stessi.

Nel tardo Neolitico, per esempio, sappiamo che gli EEF germanici possedessero il 25% di apporto genetico dovuto ai WHG, mentre in alcune zone dell’Iberia si toccava il 50%. Non vi è dubbio, quindi, che le comunità originarie di contadini neolitici (indicati sotto la dicitura Near_Est di Eurogenes K15) siano state isolate, messe ai margini e, presto, sorpassate.

La storia dei Jentilak è interessante proprio per le sue conclusioni. I giganti si sarebbero ritirati sulle montagne dove, ormai arretrati rispetto a un tempo e riluttanti a progredire, avrebbero finito per scomparire. Essi sarebbero stati allontanati dai Ferrons, i metallurghi e lavoratori delle fonderie. Forse, un riferimento a comunità di Farmers sorte addirittura nell’età del bronzo o del ferro.

La scomparsa di comunità precedenti e ormai sorpassate sembra essere supportata dalla successiva figura mitologica e tolkieniana che andremo ad analizzare in relazione alla “questione nanica”.

I Troll

Troll delle pietre Lo Hobbit

Tre Troll delle pietre ne Lo Hobbit

I Troll di Tolkien differiscono sostanzialmente da quelli del folklore norreno. Nel mondo di Arda, infatti, essi sono creature crudeli, stupide, brutali e di enormi dimensioni. Ricordano maggiormente, in un certo senso, i ciclopi e i giganti piuttosto che i mitici troll. Ciò nonostante, restano delle similitudini con le figure tradizionali.

La maggior parte delle razze Troll tolkieniane disprezza la luce. Molti vivono nelle caverne e nelle foreste. I Troll delle pietre, in particolare, si tramutano in pietra se colpiti dal sole, proprio come i Troll norreni. È interessante notare come anche i Nani, in alcune storie della mitologia, condividano questo esatto tratto: la metamorfosi in statue a causa dei raggi solari.

Nelle vecchie storie si narra che i Troll vivessero in formazioni rocciose, montagne, caverne, in isolamento o in piccoli nuclei familiari. In tali racconti si crea una certa confusione tra Jotunn, þurs, troll e risi, termini utilizzati per identificare una varietà di creature (giganti crudeli e fortissimi, demoni, esseri magici eccetera).

È soltanto in seguito che, nel folklore scandinavo, i Troll acquisiscono un’identità definita rispetto alle figure simili, sebbene mutevole. Orrendi, vecchi, fortissimi, stupidi e ostili alla luce; oppure, al contrario, simili in tutto e per tutto agli umani, ma isolati rispetto a questi ultimi. Inoltre, a seconda della regione delle storie, i troll possono apparire bassi o enormi.

John Bauer troll

I Troll per il grande pittore svedese John Bauer

Una cosa è certa e costante: i Troll sono considerati gli “Antichi”, popolazioni preesistenti ed elusive. Massicci, dalla folta peluria, e abitatori delle profondità della terra. Distanti e misteriosi.

Inoltre, in alcune leggende si narra che i Troll considerassero più “rispettabile” far crescere la propria prole dagli umani. E che fossero adusi a scambiare i figli degli uomini coi loro, come ne La Spada Spezzata di Poul Anderson. Le creature scambiate vengono chiamate changeling; kielkropf o dickkopf in tedesco, in relazioni ai loro colli o crani sproporzionatamente grandi.

Secondo alcuni folkloristi, i Troll (o le creature magiche a loro sovrapponibili) erano ricordi degli abitanti di varie regioni europee che furono costretti a nascondersi dagli invasori. Il fenomeno dei changeling, dunque, sarebbe davvero accaduto; le genti oppresse e nascoste avrebbero scambiato i loro bambini malati con quelli in salute degli occupanti (Silver, 1999, p. 73).

La cosa ha ancora più senso se pensiamo agli oppressi come a popoli puramente stanziali, ormai arretrati (sebbene fossero all’avanguardia, in origine) non abituati a combattere per vivere o al sacrificio continuo di sé. Gli Early Neolithic Farmers schiacciati dalle comunità composite esplose nell’età del bronzo, o semplicemente da cacciatori feroci, organizzati, evoluti (come gli ANE, che probabilmente inventarono la ruota).

Oppure, volendo tornare alle prime ipotesi, la deformità dei changeling potrebbe testimoniare l’incrocio interspecie avvenuto tra i sapiens e i Neanderthal. L’aspetto dei Troll, d’altronde, si sposa bene con la figura che abbiamo del neanderthalensis.

changeling pj lynch

Un changeling secondo l’artista PJ Lynch

Altrettanto interessante è la relazione che intercorre tra i Nani e i Troll in alcune storie dell’Edda Poetica e dell’Edda in prosa. Spesso, i Nani sono dipinti in modo molto simile ai troll: isolati, brutti, egoisti e crudeli. Inoltre, la trasformazione in pietra che li accomuna potrebbe essere un riferimento alla loro maestria con tale elemento.

Troll e Nani, creature dell’età della pietra, a cui si oppongono quelle del bronzo e del ferro. Come le pietre gettate dai Jentilak, o quelle usate per edificare le tombe dei Gentiles. Perfino la descrizione fisica sembra avere un senso, se ripensiamo alla natura dei primi contadini neolitici. Si trattava, presumibilmente, di sapiens con una maggiore ibridazione cromagnoide e, pertanto, dall’aspetto più arcaico rispetto agli Europei successivi. Massicci, possenti, pelosi…

Voi che ne pensate? Credete che i Nani siano realmente esistiti? E gli elfi? Beh, per quelli… vi rimando alla prossima puntata!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *