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Data ultima modifica: 20/11/2019

La Teoria della Scrittura

Partiamo da un presupposto: in ogni campo dello scibile umano esiste una teoria da apprendere. Che sia scienza, arte, sport o lavoro, è necessario studiare per imparare i fondamentali, migliorarsi e rimanere aggiornati. Certo, in alcuni casi ci vengono in aiuto maestri o istruttori, ma essi hanno studiato a loro volta e fungono da tramite tra la pratica e la teoria.

Non credo nell’improvvisazione. Chi gioca a scacchi e non studia resterà a un livello infimo, indipendentemente dal quoziente intellettivo. Lo stesso si può dire per ogni materia: il talento non basta, ammesso che esista, e non ci sono scorciatoie.

Perché, allora, c’è chi bolla la scrittura come un “moto spontaneo” e poco altro? I motivi sono molteplici e spiegarli non è scopo dell’articolo; tuttavia, intendo accennarne un paio. Il mercato editoriale, per fare un esempio, è assai meno competitivo, organizzato e remunerativo rispetto alla controparte cinematografica, a quella videoludica e così via.

La conseguenza è che, soprattutto in Italia, i romanzi si lasciano all’ispirazione, a differenza delle sceneggiature. La narrativa moderna è raramente oggetto di studi; mancano i parametri oggettivi con cui valutarla, manca la divulgazione di una cultura della lettura e della scrittura. Del resto, chiunque bazzichi l’ambiente sa che nel Bel Paese ci sono meno lettori che scrittori.

È un cane che si morde la coda: leggere non tira e, pertanto, non si spendono dei soldi in più. Il mercato si deprime, invece di ampliarsi, e ci si accontenta di far cassa subito con gli youtuber o i calciatori di turno. Ma è un argomento di cui ho parlato molte volte e non voglio tediare nessuno.

L’editoria diventa appannaggio delle caste, degli amici e dei soliti soloni, come tante nicchie in decadenza nel nostro paese. E la scrittura? Un bieco sfogo; un progetto parallelo; uno strumento utile a farsi pubblicità, a coltivare un culto personale o a lanciare progetti politici, di ingegneria sociale eccetera.

In ogni caso, a nessuno importa delle storie. I romanzi, in Italia, stanno alle storie come i sacchi di juta, i gommoni alle finestre e un uomo che si piscia addosso stanno all’arte. Non c’è sangue, sudore, studio, tecnica. Non c’è la consapevolezza di una sapienza collettiva, raffinata da qualche migliaio di anni, dalla quale sarebbe opportuno attingere.

jean leon gerome vs marc chagall
Qual è l’opera più difficile da realizzare, secondo voi?

No, ci sono individui che si credono superiori al consesso umano. Come uno scacchista che ritiene di poter battere chi, dalla sua, può contare su un gran numero di partite disputate nella storia. Se il supercomputer IBM Deep Blue riuscì a competere, a stento, con Kasparov, è perché aveva… studiato.

Da Wikipedia:

Hsu e Murray Campbell vennero assunti dall’IBM Research nel 1989, con l’incarico di portare avanti il progetto e fu creato il famoso computer Deep Blue. La forza di Deep Blue deriva principalmente dalla sua straordinaria potenza computazionale. Infatti è costituito da un computer a parallelismo massivo a 30 nodi basato su RS/6000, supportato da 480 processori specifici VLSI progettati per il gioco degli scacchi. L’algoritmo per il gioco degli scacchi è scritto in linguaggio C e gira sotto un sistema operativo AIX: esso è capace di calcolare 200 milioni di posizioni al secondo.
Le sue funzioni di valutazione erano inizialmente scritte in forma generale, con molti parametri da definire (per es.: quanto è importante una posizione sicura per il re in confronto a un vantaggio spaziale nel centro della scacchiera, ecc.). I valori ottimali per questi parametri furono poi determinati dal sistema stesso, analizzando migliaia di partite di campioni. Prima del secondo incontro, la conoscenza degli scacchi del programma era stata finemente migliorata dal gran maestro di scacchi Joel Benjamin. La lista delle aperture fu fornita dai campioni Miguel Illescas, John Fedorowicz e Nick De Firmian.

Del resto, la superiorità schiacciante dell’uomo sul mondo animale non si deve all’intelligenza o alla forza bruta del singolo, ma ai suoi strumenti. Le armi da fuoco sono il prodotto di un’intelligenza collettiva sulla quale, di secolo in secolo, si è continuato a costruire.

O credete di poter boxare con un uomo che impugna un fucile?

I Manuali di Scrittura Servono Davvero?

Stando a quanto detto precedentemente, i manuali di scrittura non sarebbero altro che strumenti attraverso cui accedere alla conoscenza. Conoscenza forgiata con la pratica di tanti uomini. Conoscenza approfondita e accresciutasi negli anni e nelle epoche.

A questo punto sorge una comune domanda: ma, per scrivere meglio, non basta leggere i classici o altri romanzi?

Per comporre della buona musica è sufficiente ascoltarla? Per diventare ottimi spadaccini è sufficiente assistere a tanti duelli? Se non apri un libro di teoria musicale o il trattato di Fiore dei Liberi (o se non hai un maestro che ti insegna i contenuti) non vai da nessuna parte. Se non applichi la teoria appresa, idem.

O credete di essere come Vasyl’ Lomačenko perché guardate il pugilato ogni sera?

Leggere può risultare utile per avere termini di paragone. Buoni o cattivi, poi, dipende da cosa leggi, e qui si apre un altro discorso interminabile. Il romanzo è un prodotto finito, vagliato, editato; perché non studiare i processi per capire come si sia arrivati al risultato? E poi, meglio uno schema sempre valido che i singoli esempi, no?

Tornando a noi, se i manuali sono importanti in tante arti e professioni, perché non nella scrittura? Qui lo ribadisco: la scrittura è un mestiere, sebbene non sia percepita come tale in Italia (e, nei fatti, non ci si possa campare).

Sorge un problema, però. Se la scrittura è considerata con pochezza, i manuali di scrittura non possono che risentirne, giusto? È così, infatti. I manuali di scrittura validi si contano sulle dita di due mani monche. Mi riferisco ai manuali di scrittura che elaborano, effettivamente, una teoria e non agli opuscoli che pubblicano ogni tanto gli scrittori famosi.

Chi si limita a esporre le proprie, soggettive esperienze, senza soluzione di continuità rispetto a ciò che viene prima, non può aiutare nessuno. Soluzioni non universali e prive di basi servono a poco, se non a niente. Ecco perché leggere certi manuali di scrittura è una perdita di tempo

… Se non un vero e proprio danno. È possibile scrivere in modo sbagliato, forse? Certo che lo è: è sufficiente rendere ostica la lettura al fruitore, farcendola di avverbi e aggettivi, evitando i dettagli e facendo i vaghi, in modo tale che la narrazione sia odiosa, frammentaria e travisabile.

Eppure, alcuni manuali di scrittura sosterranno che questo è il modo migliore di scrivere. È l’esatta conseguenza di quanto detto prima: se la scrittura è relegata al ruolo di sfogo personale, il modo migliore perché tale aspetto emerga è proprio accantonare la storia, ostacolarne lo svolgimento e così via.

Troverete tantissimi manuali di scrittura che sarebbe opportuno evitare di leggere. Soprattutto made in Italy, per i motivi di cui sopra. In verità, la quasi totalità dei migliori manuali di scrittura sono stati scritti da autori anglofoni o sono strettamente in lingua inglese, poiché non ancora tradotti.

Per fortuna, l’ottima casa editrice Dino Audino Editore corre in nostro soccorso. Molti dei manuali di scrittura qui elencati sono stati tradotti in italiano per merito della suddetta e appartengono alla collana “Manuali”.

Come Riconoscere un Manuale di Scrittura Valido

Non ho la verità in tasca e non pretendo che ci sia un unico modo di scrivere “bene”. Ci sono mille modi per scrivere e piacere alla maggioranza dei lettori; mille modi per veicolare un messaggio, una storia e delle emozioni in modo impattante ed efficace. Per parafrase Dávila, come faccio spesso, «mille le verità. Uno solo l’errore».

L’errore in questione è, a mio avviso, l’improvvisazione. Un manuale di scrittura ben fatto esplora tanti lati della questione in esame e, soprattutto, fa riferimento a un gran numero di esempi, pubblicazioni, studi e così via. Uno scrittore che ha studiato è conscio dei suoi colleghi di oggi, di domani e di ieri; dei loro stili, delle correnti, dei vari princìpi.

E i principi sono, in effetti, centrali nella questione. È possibile che un manuale di scrittura sia ben argomentato ma che si basi su principi opinabili. È possibile che il suddetto manuale elabori una teoria precisa, strutturata, coerente… eppure fuorviante. Certo, spesso ciò dipende da una ricerca parziale o ideologizzata, come nel caso (a mio avviso) di Anatomia di una Storia di John Truby.

Tuttavia, ho deciso di inserire ugualmente manuali di tal fatta tra quelli utili o, addirittura, fondamentali. La carne al fuoco è sempre positiva e ci sono tante cose da imparare dai testi istruiti, comprovati e ben progettati. Quello che bisogna evitare è il fumo senza arrosto, o gli studi campati in aria.

Allo stesso modo, molti manuali di scrittura eccellono in qualcosa e peccano in qualcos’altro. È difficile trovare un manuale che sia utile nella sua interezza. Ecco perché occorre prendere ciò che vale e scartare ciò che non aggiunge o che, addirittura, danneggia.

Non è semplice, soprattutto agli esordi, distinguere le due cose, ma la comprensione dei princìpi per i quali si scrive e il progressivo arricchimento del bagaglio tecnico aiuteranno senz’altro. E in questo, forse, le mie indicazioni per ciascun manuale potranno essere di appoggio.

Troverete di seguito, dunque, tutti i manuali di scrittura da me letti e suddivisi per utilità (la lista è in costante aggiornamento). Gli autori dei libri sono, per lo più, professionisti affermati nel mondo dello storytelling: scrittori bestseller, sceneggiatori di blockbuster o film cult, critici letterari et similia.

I Migliori Manuali di Scrittura…

A mio parere, ovviamente! Disclaimer: i link all’acquisto sono link affiliati. Ogni acquisto effettuato dai suddetti link mi aiuterà a sostenere le spese di hosting, dominio ecc. di Immersività, senza spese aggiuntive per voi. Grazie!

I Fondamentali

La categoria qui presente contiene i manuali di scrittura imprescindibili per qualunque scrittore. Leggeteli, assorbiteli e sfruttateli: non possono che farvi bene. Questi manuali sono da prendere nella loro interezza; non hanno controindicazioni e sono, anzi, necessari per la comprensione di numerosi princìpi, nonché per la lettura di manuali avanzati o specifici.

Se darete loro una possibilità, i seguenti libri vi accompagneranno per tutta la vita. Ammesso che scriviate per tutta la vita, s’intende.

L’Arco di Trasformazione del Personaggio, di Dara Marks

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L’Arco di Trasformazione del Personaggio, di Dara Marks.
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Ho parlato de L’Arco di Trasformazione del Personaggio qui e qui.

Dara Marks, la migliore story editor americana secondo la rivista «Screenwriting», ha creato il modello narrativo definitivo, attingendo dagli studi di Campbell, Vogler, McKee, Linda Seger (di cui era allieva) e altri.

Il risultato è «un motore immobile che sottende la scrittura di ogni grande storia. La scoperta cioè che a dare spessore umano al film è una profonda relazione tra il movimento del plot e lo sviluppo interiore del personaggio a partire da una “ferita inconscia” che affligge il protagonista all’inizio del suo percorso» (dalla quarta di copertina).

L’Arco di Trasformazione del Personaggio introduce argomenti fondamentali per la scrittura: il fatal flaw, o difetto fatale; il punto di vista tematico, rielaborato a partire dalla premessa di Lajos Egri; l’Arco di trasformazione stesso, pronto per essere usato come scheletro di qualunque storia.

Parliamo, ovviamente, di un manuale di scrittura che si focalizza sugli elementi strutturali dello storytelling e non su quelli stilistici. Ma sono basi necessarie per la progettazione sensata di un romanzo. Un libro imprescindibile.

Se il vostro tema non è scolpito nella pietra, avrà l’elasticità necessaria per espandersi e crescere, così come accade a voi. La cosa migliore che vi può capitare, mentre scrivete, è di sperimentare l’illuminazione che avrete di voi stessi, e ciò avverrà se darete spazio al vostro cambiamento. Raggiungere questa specie di flessbilità spesso implica appuntare le vostre idee tematiche come meglio potete e continuare ad andare avanti, fiduciosi del fatto che più scrivete, maggiore sarà l’introspezione che raggiungerete. La scrittura raggiunge il suo momento migliore quando ci spinge oltre ciò che pensiamo e cominciamo ad attingere a ciò che sentiamo.

Il Viaggio dell’Eroe, di Christopher Vogler

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Il Viaggio dell’Eroe, di Christopher Vogler.
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Ho parlato de Il Viaggio dell’Eroe qui e qui.

Il Viaggio dell’Eroe è probabilmente il manuale di scrittura più popolare al mondo, sia in campo narrativo che cinematografico. Christopher Vogler è uno sceneggiatore americano di successo; ha lavorato per la Disney e insegna alla UCLA.

Il libro si basa interamente sugli studi di mitologia comparata di Joseph Campbell, ovvero sulla sua teoria del Monomito: una radice archetipica e collettiva che sottende alla mitologie di tutte le culture, nonché alle storie di ogni tempo. Vogler riprende questa struttura comune e la applica allo storytelling, rielaborandola in parte.

Il risultato è Il Viaggio dell’Eroe, un modello narrativo in grado di rendere coinvolgente qualsiasi narrazione. Un tragitto iniziatico che, similmente all’Arco di trasformazione, guida l’Eroe alla conquista di nuove consapevolezze.

Intuitivo e sempre efficace, questo manuale di scrittura è un classico che non può mancare all’arsenale di uno scrittore che si rispetti.

Noi scrittori condividiamo il potere divino degli sciamani. Non solo viaggiamo in altri mondi, ma li creiamo al di là dello spazio e del tempo. Quando scriviamo, viaggiamo per davvero nei mondi della nostra immaginazione. Chiunque abbia provato a scrivere seriamente sa che questo è il motivo per cui occorre solitudine e concentrazione. Stiamo realmente viaggiando in un altro tempo e in un altro luogo.
In qualità di scrittori, viaggiamo per altri mondi non come semplici sognatori, ma come sciamani con il potere magico di trattenerli e di portarli in forma di storie da condividere. I nostri racconti hanno il potere di guarire, di rinnovare il mondo, di offrire alle persone metafore per comprendere meglio la loro vita.

L’Eroe dai Mille Volti, di Joseph Campbell

L'Eroe dai mille volti, Joseph Campbell

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Ho parlato de L’Eroe dai Mille Volti dove ho parlato de Il Viaggio dell’Eroe.

L’Eroe dai Mille Volti non è un manuale di scrittura. Si tratta di un saggio di mitologia comparata; l’opera definitiva del celebre storico delle religioni Joseph Campbell. All’interno, l’autore confronta i miti di varie culture del mondo nel tentativo di far emergere un nucleo comune: il Monomito.

Il percorso eroico descritto da Campbell è, al contempo, un viaggio interiore, proprio come al plot di una storia corrisponde il subplot, cioè la vicenda interiore del personaggio. L’Eroe dai Mille Volti giunge, dunque, molto più in profondità de Il Viaggio dell’Eroe di Vogler, il quale si dimostra parziale e ingenuo nella sua interpretazione.

Questo libro è, forse, quello che più ha influenzato il mondo della sceneggiatura e della scrittura in generale. Pubblicato nel 1949, esso continua a essere considerato un pilastro, una pietra miliare dello storytelling. Le teorie di Campbell, infatti, possono essere applicate con grande precisione alla scrittura di una storia, come dimostra Vogler.

Ma il manuale di scrittura di quest’ultimo, come detto, non basta. L’Eroe dai Mille Volti lo surclassa anche nei suoi stessi scopi, agli occhi del lettore attento. Leggere entrambi garantisce davvero la capacità di forgiare nuovi miti in grado di far vibrare le corde interiori di ogni lettore.

È importante tenere a mente, però, che dal suddetto saggio bisogna estrarre la teoria con le proprie mani. Non essendo un manuale, i concetti non vengono imboccati con comodi schemi, diagrammi, scalette, esercizi ecc.

L’eroe mitologico, infatti, non è il campione delle cose dive- nute, ma di quelle che divengono; il drago ch’egli deve uccidere è precisamente il mostro dello status quo: Holdfast, il custode del passato. L’eroe emerge dall’oscurità, ma il nemico è forte e famo- so sul seggio del potere; egli è nemico, drago, tiranno, perché sfrutta a proprio vantaggio l’autorità della sua posizione. Egli è Holdfast, non perché custodisce il passato, ma perché custodisce.

Story, di Robert McKee

Story, Robert McKee, manuale di sceneggiatura

Story, di Robert McKee.
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Avrete sentito parlare di Story; è uno dei manuali di scrittura più popolari tra gli sceneggiatori. Con una buona ragione: il libro è ricco di consigli tecnici e pratici sia sulla progettazione delle storie che in ambito cinematografico. Quest’ultimo elemento, però, supera il primo, soprattutto nel marasma di aneddoti raccontati dall’autore.

Ciò detto, Story rimane di grande utilità per gli scrittori di narrativa. Come specifica McKee, il manuale si propone di fornire princìpi piuttosto che regole, ed eccelle in tal senso. Leggere Story vi instillerà le consapevolezze necessarie per capire i manuali di scrittura più complessi, nonché l’essenza stessa del mestiere di storyteller.

Story si rifà alle indicazioni di Aristotele, delle scuole drammaturgiche americane nate all’inizio del XX secolo e dei capolavori hollywoodiani dell’età d’oro. L’impostazione è, pertanto, classica e ben argomentata. Ideale per il neofita e lo scrittore a digiuno di teoria.

Ciò detto, perché inserirlo tra i manuali fondamentali se esso non fornisce schemi pronti all’uso o studi sulla materia che cambiano la vita? Ebbene, gli esempi e i pareri sono talmente tanti e intelligenti da risultare sempre, e dico sempre, di supporto.

Story è uno di quei manuali di scrittura su cui tornerete ogni volta per un consiglio.

Le dimensioni affascinano; le contraddizioni a livello di natura o di comportamento inchiodano la concentrazione del pubblico. Di conseguenza il protagonista deve essere il personaggio a più dimensioni di tutto il cast per attrarre empatia sul ruolo principale. Se ciò non avviene si decentrerà il fulcro del bene, l’universo immaginario si disperderà e il pubblico perderà l’equilibrio.

Il Filtro della Narrazione, di Marco Carrara

Il Filtro della Narrazione, o Zero Stronzate – corso base di scrittura creativa e sceneggiatura, Marco Carrara

Il Filtro della Narrazione, di Marco Carrara.
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Il Filtro della Narrazione (ora anche chiamato Zero Stronzate – Corso base di scrittura creativa e sceneggiatura) è probabilmente il miglior manuale di scrittura mai realizzato. È senz’altro il più completo, poiché l’autore spazia dalla progettazione delle storie alle tecniche narrative senza colpo ferire.

Non esiste argomento funzionale alla scrittura immersiva che non sia trattato all’interno, inclusi concetti raramente affrontati come la costruzione dell’empatia o la posta in gioco.

La notizia che riempie d’orgoglio è che parliamo di un manuale di scrittura tutto italiano, nonché gratuito. Marco Carrara, editor di esperienza e creatore del marchio Vaporteppa (ora collana di Acheron Books), ha deciso di offrire il manualetto sotto forma di PDF gratuito o lezioni online, riservando una mole extra di concetti avanzati per il suo corso avanzato di scrittura immersiva.

Sì, c’è dell’altro. Il suddetto corso è davvero eccezionale, e lo dico da corsista. Nessun manuale stenderà ai vostri piedi un percorso altrettanto completo. Ogni informazione è pensata per poter essere compresa e sfruttata immediatamente; tuttavia, consiglio di integrare le vostre conoscenze coi manuali di scrittura qui elencati, prima o durante il corso.

Solo comprendendo le motivazioni profonde, i principi, da cui nascono certe regole della scrittura è possibile capire quando una regola che ti viene proposta in un manuale è sensata e quando invece è una sciocchezza propinata da soggetti dalla preparazione molto lacunosa.
Sarai padrone dei principi e non schiavo delle regole.

Gli Utilissimi

I manuali di scrittura che vi elencherò tra poco sono di sicura utilità, ma non sono indispensabili. Consiglio di leggerli dopo aver studiato i Fondamentali, così da poter discernere i concetti più efficaci dalle eventuali chiacchiere e, in rari casi, castronerie.

Leggere questi libri vi aiuterà, in ogni caso, a compiere un salto di qualità e a rinforzare le basi di teoria narrativa.

Come scrivere un romanzo dannatamente buono, di James N. Frey

Come scrivere un romanzo dannatamente buono, James N. Frey

Come scrivere un romanzo dannatamente buono (lingua inglese), di James N. Frey.
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Ho citato Come scrivere un romanzo dannatamente buono qui.

Questo manuale di scrittura non si focalizza su un argomento in particolare, ma vuole fungere da guida per l’aspirante scrittore. I concetti esplorati sono tanti e tutti basilari: come s’imposta il punto di vista; come si scrivono le descrizioni; come si costruiscono i personaggi… eppure, ciascun argomento è trattato con competenza.

Come scrivere un romanzo dannatamente buono è uno dei manuali di scrittura più efficaci in ciò che si propone di fare: fornire un’infarinatura valida allo scrittore a 360°, per altro esposta con semplicità. Ciò è più raro di quanto si pensi, poiché i manuali di scrittura per apprendisti sono zeppi, spesso, di amenità.

Come scrivere un romanzo dannatamente buono declina alcune tematiche in modo fresco e sorprendentemente approfondito. Mi riferisco, per esempio, alla gestione del conflitto e ai dialoghi. Certo, non può competere con Il Filtro della Narrazione di Marco Carrara, ma è un perfetto libello introduttivo alla scrittura narrativa.

Purtroppo, l’edizione italiana è fuori catalogo al momento.

Conflitto è collisione tra i desideri e le resistenze dei personaggi – resistenze provenienti dalla natura, da altri personaggi, dal mondo dell’aldilà, dallo spazio esterno, da un’altra dimensione, dall’interno dei soggetti stessi, da ovunque. Ci rendiamo conto di chi siano i personaggi dal modo in cui rispondono a tali resistenze; il conflitto li pone ed espone alla luce. È il personaggio a rendere l’azione significante. Il racconto è fatica. In che modo un personaggio fatichi rivela chi lui sia.

L’Arte della Scrittura Drammaturgica, di Lajos Egri

L'arte della scrittura drammaturgica, Lajos Egri

L’Arte della Scrittura Drammaturgica, di Lajos Egri.
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Ho parlato de L’Arte della Scrittura Drammaturgica qui.

Lajos Egri è stato uno scrittore, un drammaturgo e un insegnante. Il suo L’Arte della Scrittura Drammaturgica è, ancor oggi, studiato nelle cattedre di scrittura creativa di varie università americane. Che si tratti di romanzi, copioni teatrali o sceneggiature, esso è considerato un classico nel campo dello storytelling.

Questo manuale di scrittura è, per certi versi, atipico. Egri preferisce, alle regole e agli schemi, profondersi in dissertazioni profonde sul senso della vita e sulla psicologia delle persone. E non a caso, poiché L’Arte della Scrittura Drammaturgica si focalizza su ciò che concerne l’individuo e il suo cambiamento.

L’analisi dell’autore ruota attorno alla premessa, ai personaggi e al conflitto in chiave drammaturgica. Sono argomentazioni insuperate, nonostante l’età della pubblicazione (inizio anni ’40). Inoltre, ci sono tanti altri spunti relativi alla scrittura in sé.

L’Arte della Scrittura Drammaturgica non vi darà la pappa pronta, a eccezione di alcuni utilissimi procedimenti riportati all’interno. Tuttavia, esso amplierà le vostre consapevolezze in campo narrativo e umano. Le due cose sono correlate, in fondo.

Ogni cosa è attuale, se è ben scritta. I valori dell’umanità sono sempre gli stessi, se crescono spontaneamente dalle forze che ci circondano. Le vite umane sono sempre state preziose e lo saranno sempre. Un uomo che viveva ai tempi di Aristotele, ritratto con onestà, e nel suo ambiente, può essere interessante quanto un uomo contemporaneo.

Anatomia di una Storia, di John Truby

Anatomia di una storia, John Truby, manuale di scrittura

Anatomia di una Storia, di John Truby.
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Ho parlato di Anatomia di una Storia qui.

Anatomia di una Storia è uno dei manuali di scrittura più completi che io abbia letto. L’autore sfrutta la sua ultra-trentennale esperienza, che lo vede consulente di oltre 1’000 sceneggiature di film, nella stesura di un libro… originale. John Truby, infatti, non si rifà al solito modello aristotelico dei tre atti, né si focalizza su precedenti studi.

Tutt’altro. Truby dichiara, con argomentazioni spesso fuorvianti e ignoranti, la fallacia della struttura restaurativa o tradizionale, per poi affermare la sua teoria narratologica. Si tratta di una struttura organica, dinamica, dalle diverse forme ma segnata da vari step che richiamano, in larga parte, quelli da lui disprezzati.

Nonostante l’impostazione apparentemente inusuale, insomma, Anatomia di una Storia non cambierà le carte in tavola per chi abbia già studiato i manuali di scrittura citati in quest’articolo. Tuttavia, esso può fungere da complemento, giacché molte delle regole di Truby sono spendibili nella progettazione di una storia efficace.

L’autore spazia dai personaggi alle ambientazioni, passando per tematiche non comuni nella manualistica. Alcune intuizioni sono utilissime, come il quadrato degli antagonisti, spesso utilizzato nelle sceneggiature di serial e film.

Gli scrittori commettono spesso il grave errore di considerare gli altri personaggi come due entità serapate, con l’eroe solo al centro, isolato da tutto il resto. Ne risulta non solo un protagonista debole ma anche avversari stereotipati e personaggi secondari privi di spessore.
In molte sceneggiature questo errore è aggravato dalla grande importanza che si dà alla premessa high-concept, in cui l’eroe è l’unico personaggio che conti realmente. Ma per ironia della sorte, una simile enfasi sul protagonista non ne favorisce affatto la caratterizzazione ma lo fa apparire, al contrario, soltanto un monotono prodotto di marketing.
Per creare grandi personaggi, dovete pensarli come parte integrante di una rete, in cui ciascuno contribuisce a definire gli altri; il che equivale a dire che un personaggio è spesso definito da ciò che è altro da sé.

Come scrivere una grande sceneggiatura, di Linda Seger

come scrivere una grande sceneggiatura, Linda Seger

Come scrivere una grande sceneggiatura, di Linda Seger.
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Come scrivere una grande sceneggiatura è tra i manuali più diffusi, sul tema, negli USA. Esso ha esercitato (ed esercita) un’enorme influenza sul mondo scrittevole; a questo libro si deve, per esempio, l’intuizione dell’arco di trasformazione del personaggio, poi raccolta e approfondita da Dara Marks nell’omonimo manuale di scrittura.

Detto ciò, sebbene Come scrivere una grande sceneggiatura si concentri, per l’appunto, sulla stesura di una sceneggiatura, esso affronta vari argomenti di natura strutturale.

Molti di questi vengono esplorati in manuali dedicati, come il subplot o il Mito dell’eroe; altri, invece, si trovano raramente in giro e offrono spunti di sicuro interesse, come la posta in gioco, il momentum o la creazione stessa delle scene. Il tutto viene esposto con perizia e in modo chiaro.

In definitiva, Come scrivere una grande sceneggiatura è un manuale di struttura narrativa completo e risulterà funzionale a chiunque. Tuttavia, esso non riesce a competere, nei singoli aspetti, con i manuali di scrittura specifici a quegli argomenti.

(La seguente citazione è in inglese perché ho letto il libro in lingua originale).

Part of writing and rewriting a good script includes finding a strong structure that will support your story. This means constructing your story in a way that will give it direction, momentum, and clarity. This means finding ways to help your audience “get with” your story and involve themselves with it all along the way. This means crafting your story into dramatic form..

Characters & Viewpoint, di Orson Scott Card

Characters & Viewpoint, Orson Scott Card

Characters & Viewpoint (lingua inglese), di Orson Scott Card.
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Ho citato Characters & Viewpoint qui.

Orson Scott Card è uno scrittore di fantascienza e fantasy, autore de Il Gioco di Ender e sequel vari. Oltre a Characters & Viewpoint, egli ha pubblicato un manuale di scrittura intitolato How to Write Science Fiction and Fantasy, anch’esso di buona fattura (sebbene preferisca quello di David Gerrold sull’argomento).

Characters & Viewpoint è un buon manuale di scrittura nei suoi propositi: i consigli sull’invenzione e la creazione dei personaggi sono dettati da preparazione e buon senso, così la maggior parte dell’ultima sezione. Alcuni concetti sono traballanti, ma parliamo di una netta minoranza rispetto alle informazioni valide ed esposte in modo efficace.

Certo, si tratta di un manuale di scrittura più adatto ai neofiti, poiché non presenta studi specialistici e gli argomenti affrontati sono stati già ampiamenti sviscerati da altri autori. Tuttavia, Characters & Viewpoint rimane un ottimo punto di inizio o di breve passaggio per chi volesse ripassare i succitati temi.

Purtroppo, come intuibile dal titolo, il libro è solo in lingua inglese.

The liking that comes from a good first impression is immediate— and shallow. The dislike that comes from a bad first impression can be deeper; that’s what makes bigotry such a powerful negative force. But both can be overcome by storytellers who have even stronger tools at hand.

Gli Adeguati

Non sono fondamentali né di aiuto nel 100% dei casi, ma i seguenti manuali di scrittura potrebbero contenere, nella mole di sciocchezze e concetti derivativi, qualche perla inaspettata. A differenza dei precedenti, i libri in questione non contribuiranno granché alla formazione di basi solide o di nuove consapevolezze in campo narrativo, né basteranno a migliorare sensibilmente la vostra scrittura.

Tuttavia, sono manuali di scrittura che vale la pena leggere. Gli autori hanno saputo metterci del proprio, in molti casi; c’è qualche spunto nuovo e alcuni concetti sono spiegati molto bene. Buttatevi, insomma, ma attenzione: dovete saper nuotare prima di addentrarvi in questi lidi.

Pronto soccorso per scrittori esordienti, di Jack London

Pronto soccorso per scrittori esordienti, Jack London

Pronto soccorso per scrittori emergenti, di Jack London.
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Sono tanti gli autori celebri che, prima o dopo, hanno rilasciato scritti sulla loro arte. Raramente veri e propri manuali di scrittura ma, spesso, libelli farciti di aneddoti e consigli puramente soggettivi. Ebbene, Pronto soccorso per scrittori esordienti differisce da questo genere di pubblicazioni.

Prima di tutto, Jack London era un grande autore per davvero e non un semplice scrittore famoso. In secondo luogo, egli non ha mai pubblicato nulla del genere; Pronto soccorso per scrittori esordienti è una collezione postuma di lettere e brani relativi all’argomento. Cosa che va a suo ulteriore discredito, in verità, come l’inutile prefazione.

Ma questo manuale di scrittura, che non è un manuale, è diverso sul serio, come lo era Jack London. I consigli qui presenti non sono solo validi, ma fonte d’ispirazione, come uno di quei video motivazionali che ronzano nella testa per un po’.

E mettici le tue belle frasi potenti, fresche e vivide. E scrivi con intensità, non in modo esauriente o prolisso. Non raccontare: dipingi! disegna! costruisci! crea! Meglio mille parole ben costruite piuttosto che un intero volume di roba mediocre, tirata per le lunghe, buttata giù in fretta.

On Writing, di Stephen King

On Writing, Stephen King

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Chi non conosce Stephen King? E quale scrittore non conosce On Writing? Non avrete sicuramente sentito parlare; se non altro, perché è stato scritto da Stephen King. Ecco: On Writing è proprio il tipo di manuale che ho descritto nel paragrafo di Pronto soccorso per scrittori emergenti.

Tuttavia, Stephen King è più onesto di altri: «Questo è un libro breve perché la maggior parte dei libri sulla scrittura sono pieni di scemenze. I romanzieri, sottoscritto compreso, non capiscono molto di quel che fanno, non sanno perché funziona quando va bene, non sanno perché non funziona quando va male. Ho pensato che più corto fosse stato il libro, meno sarebbero state le scemenze».

… E procede con le chiacchiere. Tuttavia, ci sono informazioni utili qua e là e King dimostra di essersi preparato a dovere. Parliamo, ovviamente, di idee semplici, parziali e per lo più inutili per chi abbia già letto qualche manuale di scrittura di buon livello.

«Quando scrivi una storia, la stai raccontando a te stesso», disse.
«Quando la riscrivi, il tuo compito principale è togliere tutto quello che non è la storia.»

Scrivere un Racconto, di Jack Bickham

Scrivere un racconto, Jack Bickham

Scrivere un Racconto, di Jack Bickham.
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Più che un manuale di scrittura, Scrivere un Racconto di Jack Bickham è un vero e proprio percorso studiato per trasformare le idee in racconti. La mappa descritta dall’autore permette, mediante un sistema di schede, di organizzare e studiare con precisione ogni spunto narrativo, dai personaggi alla trama.

L’autore promette un miglioramento netto della propria scrittura, della produttività e della concentrazione anche senza l’intervento dell’ispirazione. E, in effetti, il metodo indicato è organico, provato dall’esperienza e di sicura efficacia. Tuttavia, esso non scende nei particolari (se non superficialmente) in merito agli argomenti più importanti: la scrittura e la struttura stesse.

Scrivere un Racconto si focalizza, piuttosto, sull’efficienza e la resa del processo creativo, inclusa la revisione dell’opera così prodotta. Inoltre, il manuale spazia dalla ricerca delle informazioni all’individuazione della competizione, in una disamina a 360° del lavoro di scrittore. Ed è, in tal senso, un po’ superato.

Man mano che emergono nuovi sentimenti, ad esempio, o che vi trovate a reagire in maniera forte nei confronti di una persona o di un evento, riempite un’altra scheda. Cercate di definire il più precisamente cosa ha provocato il sentimento, che sentimento era e come tradurre quella sequenza evento/sentimento in un pezzo di storia.
La comprensione di sé stessi è fatta di queste cose. Questa conoscenza profonda è un processo continuo di autoanalisi e scoperte, ed è una ricerca continua di modi per scrivere dei nostri sentimenti più profondi nella maniera drammaturgica più efficace.

Setting, di Jack Bickham

Setting, Jack Bickham, manuale sull'ambientazione

Setting (lingua inglese), di Jack Bickham.
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Ho citato Setting qui.

Setting è ciò che promette di essere: un manuale di scrittura che parla dell’ambientazione. L’autore affronta il tema da tutti i punti di vista possibili, a partire dalla scelta del luogo e passando per i modi in cui informarsi senza doversi, per forza, spostare. Qui, ancora, il libro dimostra il suo tempo e molti del consigli relativi sono ormai obsoleti.

Per quanto riguarda gli spunti tecnici, Setting sciorina un gran numero di informazioni. Come e quanto essere fedeli alla realtà; quando mentire; quante informazioni riportare attraverso le descrizioni; la relazione tra personaggi e ambientazione; come sfruttare quest’ultima per far avanzare la trama, dare un senso alla storia, creare atmosfera eccetera.

Insomma, Setting è un manuale di scrittura davvero utile nel suo campo. Campo che, nella scrittura, non è specifico o di nicchia ma fondamentale per qualsiasi storia. Peccato che non sia mai stato tradotto in italiano e che si trovi solo in lingua inglese.

Readers today are better informed than any in history. They receive more information from more sources than readers did even a decade ago, and they tend to want more information in their fiction. In the current information revolution, some of them actually seem to feel guilty about reading fiction unless they can convince themselves that they are also learning something. Therefore, recognizing this trend in readership generally, novelists tend to pack much more hard information into their story settings.
(…)
But does this mean there is no practical limit to how much hard fact you should provide? By no means. You must not simply pile page after page of fact onto your setting scaffold.

Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy, di David Gerrold

Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy, David Gerrold, manuale sulla narrativa fantastica

Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy (lingua inglese), di David Gerrold.
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Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy si occupa efficacemente di tutte le difficoltà (e potenzialità) dalla narrativa speculativa. Perché scrivere fantasy o fantascienza? In cosa differiscono i due generi? Da cosa sono contraddistinti?

World-building, What-if, senso del meraviglioso, sospensione dell’incredulità… l’autore sa di cosa parla, come testimoniato dal suo curriculum, e affronta ogni tematica in modo dignitoso, sebbene un po’ di corsa. Ma non è finita qui; c’è un motivo se non ho piazzato questo manuale di scrittura nella categoria degli “Specifici“.

David Gerrold si prende la briga di spiegare cos’è una storia e come raccontarla, con tanto di elementi strutturali e stilistici, copiosi esempi ed esercizi. Certo, si tratta per lo più di opinioni dettate dal buon senso e dall’esperienza che di studi specialistici, ma sono un di più rispetto alla mole di informazioni relative alla narrativa speculativa.

In definitiva, Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy è un manuale molto intelligente e completo. E solo in lingua inglese, purtroppo.

A story is a set of motivational units, strung like pearls on a string. Every scene must serve a specific purpose. Every scene should propel the story forward. Every scene must make the next scene inevitable.

Elementi di Stile nella Scrittura, di William Strunk

Elementi di Stile nella Scrittura, William Strunk, manuale base

Elementi di Stile nella Scrittura, di William Strunk.
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The Elements of Style fu pubblicato, per la prima volta, nel 1918. Da allora, esso ha venduto milioni di copie e formato tutte le generazioni americane. Strano ma vero: Elementi di Stile nella Scrittura è uno dei pochi manuali di scrittura a godere di un consenso unanime, cosa rara nel campo.

Ma a cosa si deve questo successo? Diciamo che Elementi di Stile nella Scrittura gioca sul sicuro. Si tratta, come da titolo, di un prontuario dedicato allo stile e a poco altro. Il libro vi insegnerà a usare la punteggiatura nel modo corretto e la forma attiva nei verbi; a tagliare aggettivi, avverbi, qualifier, intensifier, mitigator; vi indicherà le espressioni da evitare e così via.

Sono nozioni basilari e, una volta tanto, non soggette a interpretazione. Rudimenti che andrebbero imparati a scuola, ma che la scuola non insegna.

Molti di voi staranno prendendo sottogamba questo manuale di scrittura, eppure ho visto così tanti scrittori italiani incapaci di dividere le frasi con senno, di trattenersi dall’uso sconsiderato di metafore, parole straniere eccetera! Non sopravvalutatevi: è probabile che Elementi di Stile nella Scrittura abbia qualche lezione da impartirvi.

(La seguente citazione è in inglese perché ho letto il libro in lingua originale).

Clarity is not the prize in writing, nor is it always the principal mark of a good style. There are occasions when obscurity serves a literary yearning, if not a literary purpose, and there are writers whose mien is more overcast than clear. But since writing is communication, clarity can only be a virtue. And although there is no substitute for merit in writing, clarity comes closest to being one. Even to a writer who is being intentionally obscure or wild of tongue we can say, “Be obscure clearly! Be wild of tongue in a way we can understand!” Even to writers of market letters, telling us (but not telling us) which securities are promising, we can say, “Be cagey plainly! Be elliptical in a straightforward fashion!”.

Lezioni di Scrittura Creativa, del Gotham Writers’ Workshop

Lezioni di Scrittura Creativa, Gotham Writers' Workshop, manuale di base

Lezioni di Scrittura Creativa, del Gotham Writers’ Workshop.
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Lezioni di Scrittura Creativa è un manuale di scrittura storico e molto apprezzato. Un classico, in altri termini. Esso presenta le lezioni del Gotham Writers’ Workshop, la principale scuola americana di scrittura creativa; ciascun capitolo è scritto, infatti, da un insegnante diverso, ognuno dei quali è anche un professionista affermato nel mondo dello storytelling.

Gli argomenti spaziano dai personaggi alla revisione del manoscritto, passando per i dialoghi, il punto di vista, l’ambientazione… con tanto di esercizi. L’impostazione è generalista, dunque, e un tantino limitata, poiché si parla in poche pagine di argomenti che necessiterebbero di manuali dedicati.

Ciononostante, Lezioni di Scrittura Creativa riesce a fornire un’infarinatura decente sulla maggior parte delle questioni, con punte di eccezionalità (come nel capitolo sulle descrizioni).

Il mio primo insegnante di scrittura è stato il noto romanziere John Gardner, che mi ha insegnato che ogni bravo scrittore crea, attraverso le parole, «un sogno vivo e continuo».
Per “vivido” intendeva un sogno forte e chiaro come la vita reale. Per “continuo” intendeva un sogno che rimane vivo, che non consente alla mente del lettore di uscire dal mondo di fantasia.

Gli Specifici

I manuali di scrittura che vi elencherò di seguito si focalizzano su un argomento in particolare; argomento che esula dalle regole strutturali o stilistiche, il più delle volte. Detto in altri termini, i manuali sottostanti sono specifici, settoriali e, pertanto, utili a una ristretta cerchia di persone.

Nel caso uno dei libri potesse esservi d’aiuto, accomodatevi senza timore: ho selezionato solo i manuali di scrittura migliori, a mio avviso, nei vari campi e concetti.

World-Building, di Stephen L. Gillet & Ben Bova

World-Building, Stephen L. Gillet & Ben Bova

World-Building (lingua inglese), di Stephen L. Gillet & Ben Bova.
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Lessi questo manuale di scrittura molti anni fa, ma ricordo ancora quanto mi colpì. Anzi, a essere precisi, non si tratta nemmeno di un manuale di scrittura, ma di una sorta di saggio divulgativo di carattere astronomico (fisico, geologico ecc…). In parole povere, World-Building insegna a creare dei veri pianeti.

Parrà strano ai non addetti, ma il world-building può risultare di grande importanza per scrittori di fantasy e fantascienza. Creare mondi che funzionano non è cosa facile, anzi; il libro pone l’accento su quanto sia improbabile che un pianeta presenti le condizioni ottimali per la vita. È come se ognuno di noi avesse vinto il jackpot alla lotteria.

L’autore Stephen L. Gillet è stato bravissimo, con la collaborazione del grande scrittore di fantascienza Ben Bova, a esporre argomenti di tale difficoltà in modo così comprensibile. World-Building è altamente consigliato a chiunque abbia bisogno di tali insegnamenti.

A sense of wonder. How many times have we heard that advanced as the reason for science fiction? For most SF readers, that’s what drew them to the genre in the first place. And yet how many stories and books wring out that “gosh, wow” reaction?
One reason, no doubt, is the lack of a sense of immersion in the story. If the story doesn’t take itself seriously, why should the reader? The sense of wonder critically requires the reader’s believing that this could really be. And that’s probably the main reason to use real science in a story. Skillfully done—as background, not lecture—it imbues a sense of reality that can carry your reader along, that can elicit the willing suspension of disbelief almost unconsciously.

Serve Aiuto?

Nel caso riscontriate difficoltà nel comprendere certi concetti o nel reperire i manuali di scrittura, non temete! Immersività è qui per questo. Trovate spiegazioni approfondite su ogni argomento scrittevole, dalla scrittura delle storie alle tecniche narrative, nella sezione Risorse per Scrittori.

Se qualcosa non fosse chiaro del Viaggio dell’Eroe o de L’Eroe dai Mille Volti, per esempio, fate un salto nell’articolo dedicato. Lo stesso dicasi dello Show don’t Tell, dell’Arco di Trasformazione del Personaggio e così via. Oppure, se nutrite ancora dubbi, contattatemi sulla pagina Facebook o via mail. Sarò felice di aiutarvi.

E voi cosa ne pensate dei manuali di scrittura? Ce ne sono alcuni che avete amato e che ho dimenticato di inserire? Scriveteli pure nei commenti e provvederò a darci un’occhiata. Idem per i manuali peggiori della vostra vita; sono sempre in vena di una risata!