Heroes of the Valley, di Jonathan Stroud

Titolo originale: Heroes of the Valley

Autore: Jonathan Stroud

Anno: 2009

Genere: High fantasy

Lingua: Inglese

Editore: Disney-Hyperion

Pagine: 483

Short Fantasy

Jonathan Stroud è l’autore della famosa Trilogia di Bartimeus, un fantasy ironico e originale che, prima o poi, mi deciderò a recensire. Nel frattempo, ho già recensito il primo volume del suo Lockwood & Co.
Oggi mi accingo a parlarvi de La Valle degli Eroi, high fantasy più tradizionale rispetto alla restante produzione dell’autore. In apparenza.

Come recita lo strillo sull’edizione del 2013 a cura di TEA e tradotta da Luca Tarenzi, La Valle degli Eroi parla di «Una storia antica. Le Dodici Case e un piccolo eroe». E piccolo lo è davvero: non aspettatevi un heroic fantasy alla Howard e similia. Lo humour tipico di Stroud contribuisce al tono disincantato della vicenda.

Riporto di seguito la trama come descritta nella quarta di copertina dell’edizione sopracitata.

I giovani appartenenti alle Dodici Case degli Eroi della Valle non devono superare i pericolosi confini dei Tumuli: rischiano una morte orribile, divorati (o peggio) dagli spaventosi Trow. Ma il giovane Halli della Casa di Svein è diviso tra il rispetto delle regole e il desiderio di diventare un grande Eroe, come il suo illustre antenato. Purtroppo, sta per cacciarsi seriamente nei guai. Infatti, dopo l’ennesimo scherzo giocato ai danni del viscido Ragnar della Casa di Hakon, Halli è costretto ad abbandonare la sua casa, a sfidare le leggi dei suoi pari e della sua famiglia. A scontrarsi con briganti, mostri e nobili assetati di vendetta e a cercare aiuto in una pestifera ragazza che insieme a lui accetterà di mettere in pericolo se stessa, le loro Case e la vita dei popoli della Valle…

 

Si tratta, nel cuore, di un libro per ragazzi, sebbene la lettura sia godibile anche da un adulto. Ho citato l’ironia di Stroud, e La Valle degli Eroi divertente lo è davvero. Ma è anche inconsistente: a volte si prende sul serio e a volte no. Come nelle sequenze drammatiche, in cui il romanzo tende alla fiaba piuttosto che al realismo.

Un’esperienza contrastante

La Valle degli Eroi è un romanzo fatto di alti e bassi.
La prosa stessa è altalenante e di gran lunga inferiore allo stile riscontrato in Lockwood & Co. Alcune parti sono riassunte in modo fin troppo succinto, mentre in altre Stroud si dilunga tanto da annoiare. Si tratta, in vari casi, di scene di scarsa importanza e non si capisce perché debbano andare per le lunghe.

La Valle degli Eroi, di Jonathan Stroud. Salani. 2009

La Valle degli Eroi. 2009. Salani. Potete acquistarlo a questo indirizzo

Le descrizioni non esistono. L’autore è davvero parco nel dipingere i dettagli dei personaggi e delle ambientazioni. Quando lo fa, gli elementi forniti risultano inadeguati. La conseguenza è che queste fantomatiche Case proprio non si riescono a immaginare. Per altro, le differenze che le contraddistinguerebbero non vengono approfondite a dovere.

La medesima sorte tocca alla Valle: Stroud ci regala una mappa ben fatta ma, a eccezione di alcuni punti chiave come le cascate, le terre delle Dodici Case risultano fin troppo simili e banali. Non c’è un elemento che spicchi, né variazioni della biosfera. Non sempre, si badi: la Casa di Hakon dà sul mare, per esempio. Il problema è che il mare noi non lo vediamo.

La vera tragedia di questa impostazione, però, sono i personaggi. Stroud non si degna neanche di descriverci il loro aspetto, se non per alcuni, generici tratti. Sappiamo che il protagonista, Halli, è basso e cicciottello. Sappiamo che Aud ha i capelli lunghi e chiari. Sappiamo che Hord e grosso e Ragnar… boh, nemmeno lo ricordo, ammesso che avesse qualità distintive. Così facendo accade che, nelle scene più coinvolgenti e stimolanti, i personaggi si staglino come sagome senza volto.

Ciononostante, la prosa, che non è certo uno dei punti di forza de La Valle degli Eroi, ha dei momenti positivi. Alcune sequenze particolarmente rocambolesche si sviluppano in modo dinamico, momento per momento, e risultano appassionanti. I dialoghi sono molto simpatici e, spesso, brillanti.

La storia in sé riserva delle piacevoli sorprese. Il senso di avventura è davvero scarso e il contesto noioso; tuttavia, ci sono vari colpi di scena e situazioni intriganti. Il folklore eroico è approfondito, il What-if è definito ed efficace. I risvolti sfruttano appieno gli elementi fantastici e aumentano l’interesse. Anche gli stralci all’inizio di ogni capitolo, tratti dal mito dell’eroe Svein, donano spessore alla storia.

Il romanzo riesce a non essere banale nel suo tema, fino a un certo punto, nonostante il target giovanile e la tentazione retorica a cui dà adito la storia. Purtroppo tutto ciò cede nel finale, in cui l’autore si lascia andare alla pura didascalia e squarcia la sospensione dell’incredulità.

Vadinin Kahramanları, di Jonathan Stroud. 2010. Arkadaş Yayıncılık

Vadinin Kahramanları. 2010. Arkadaş Yayıncılık

La Valle degli Eroi: il peggior finale che abbia mai letto

I motivi di questa mia valutazione sono molteplici.

  • La verosimiglianza. I personaggi iniziano a parlare nel bel mezzo dell’azione per farci la morale e discorrere del significato del romanzo, nella peggior tradizione letteraria. La scena, che dovrebbe inquietare e tenere col fiato sospeso, acquisisce contorni ridicoli. Il libro si trasforma in un’opera per bambini piccoli, in cui nulla ha più coerenza e non esiste pericolo. Quelle che dovrebbero essere azioni truculente scatenano battute assolutamente fuori luogo, come in quei film americani in cui gli attori pestano i cattivoni e recitano frasi come «Sayonara, stupidone!» o «Prendi e porta a casa, baby!».
  •  

  • La coerenza con la trama. Il finale è assolutamente gratuito, in quanto scollegato da quanto avviene prima. Non c’è la minima avvisaglia, la minima giustificazione. Né l’autore spiega, in seguito, come sia potuto accadere ciò che accade.
    Capisco la volontà di stupire con un colpo di scena, ma i colpi di scena vanno preparati, altrimenti il crescendo viene irrimediabilmente spezzato. E ci si sente traditi. O, peggio, presi in giro.
  •  

  • La coerenza col tema. Tutto quello che avviene ne La Valle degli Eroi segue una precisa motivazione. Ebbene, nel finale questa motivazione viene dipinta come un errore, per altro a chiacchiere e senza una buona ragione. Parliamo dell’eroismo e del coraggio che hanno permesso ad Halli di fare tutto ciò che ha fatto. Eppure, tali tratti diventano maligni perché avrebbero portato al finale di cui sopra. Ma quest’ultimo è assolutamente random e il tema si trasforma in un messaggio vomitato in faccia ai lettori, per giunta dallo stesso Halli. Retorica della peggior specie.
  •  

  • Il Girl Power. Il romanzo fa già l’occhiolino ai lettori col personaggio di Aud in alcune scene, ma sono passabili. Nel finale, però, Stroud scade nel ridicolo: la mocciosa, senza apparente giustificazione, diventa una macchina da guerra più forte di soldati meglio armati e addestrati di novanta chili. Per di più, l’autore infila qualche frase sul ruolo della donna riferita alla nostra società nel bel mezzo della narrazione! Ma che si era bevuto?

Tornando ai personaggi, devo fare un’altra critica. La trasformazione di Halli si prospetta interessante e ci dà qualche soddisfazione. Tuttavia, essa subisce un brusco arresto e il protagonista, sul più bello, si rivela incapace come all’inizio. Se non fosse per Aud, Halli non riuscirebbe a combinare nulla.

Proprio nelle sequenze precedenti il bistrattato finale, Halli dimostra la sua assoluta inettitudine e sono altri personaggi a dover agire per salvarlo. Ciò crea un senso di insoddisfazione, di incompletezza, perché quella de La Valle degli Eroi dovrebbe essere la storia di un «piccolo eroe». Dell’eroe, però, non c’è traccia.

Les Heros de La Vallee, di Jonathan Stroud. 2009. Albin Michel Jeunesse

Les Heros de La Vallee. 2009. Albin Michel Jeunesse

Se possibile, la risoluzione riesce a fare peggio del finale. Inserirò il mio commento a riguardo nel seguente spoiler.


Halli e Aud, sconfitte le carcasse zombie dei loro antenati, tornano a casa, per poi fuggire dalla Valle per nuove avventure. In soldoni, i due se la danno a gambe dopo aver scoperto la verità, invece di liberare le Case dal terrore dei Trow e dalla prigionia autoindotta.
 
Invece di portare i popoli delle Dodici Case fuori dal confino; invece di mostrare loro che non c’è nulla da temere; invece di cambiare davvero il mondo come “eroi”, i nostri prendono e se ne vanno. Un comportamento più egoista e antitetico non poteva esserci. È come se Stroud avesse rinunciato a scrivere una conclusione soddisfacente e avesse optato per una chiusura per lui rapida e indolore. Raffazzonata. Questo è ciò che colgo, almeno.
 
Anche le leggende di Svein non quadrano nell’ottica finale. Si tratta di storie che celebrano l’eroismo, la forza, l’audacia e il coraggio, più che la cieca obbedienza. Le due cose, per altro, non vanno di pari passo, lo stesso dicasi del timore reverenziale per i Trow. Se, come si afferma ne La Valle degli Eroi, le leggende servono a tenere rinchiusi e servi i popoli delle Dodici Case, allora tali storie sono state concepite male.
 
Sono proprio quei miti a ispirare Halli (l’unico, incredibilmente) a compiere azioni coraggiose. E, di contro, a punirlo in un secondo momento. Insomma, Stroud non aveva le idee chiare in merito e il romanzo risente di questa direzione traballante.

Delusione

Dopo tutte queste critiche crederete che abbia appioppato qualche tentacolo a La Valle degli Eroi. E invece no: nonostante tutto, l’ho trovato piacevole. Il fatto che il romanzo risulti godibile nonostante i difetti è indice di come le parti positive siano rimarchevoli e coinvolgenti. Si poteva fare molto, molto meglio, ma c’è del buono in questa storia.

Le vicende sono accattivanti; l’epopea di Halli parte con ottimi propositi e si sviluppa bene fino a un certo punto; i dialoghi brillanti sopperiscono alla mancanza di descrizioni dei personaggi e ne potenziano la caratterizzazione; lo humour snellisce i tempi morti e dà un’atmosfera unica a questo high fantasy in piccolo; il world-building, il What-if e l’impianto mitico sono intriganti e originali, sebbene indeboliti dalla prosa e dalle inconsistenze.

Peccato: poteva essere un buon libro (e per tanti lo sarà) ma il risultato non è stato all’altezza delle aspettative.

La Valle degli Eroi, di Jonathan Stroud. 2009. Doubleday

Heroes of the Valley. 2009. Doubleday

A quell’età, per Halli il momento di andare a letto era il più intimo dell’intera giornata, l’unico in cui poteva rimuginare sugli eventi e su quanto aveva imparato. Si sdraiava sotto la coperta di lana, gli occhi fissi a un angolo della stanzetta, alla finestra, e alle stelle che brillavano gelide sopra il profilo scuro dei monti, e ascoltava il mormorio lontano delle voci nel salone, dove i suoi genitori arbitravano le dispute della serata. E quando Katla entrava per spegnere la candela, le faceva domande su quello che in quel momento gli passava per la mente.
«Raccontami dei Trow, Katla».
La stanza era immersa nell’oscurità, tranne per la candela che baluginava sulla mensola, e ogni singola ruga sul volto dell’anziana balia risaltava come un solco in un campo invernale: pareva una figura intagliata nel legno scuro, e le sue parole ondeggiavano dentro e fuori la mente assonnata del bambino.
«Ah, i Trow… Hanno facce nere come il fango sotto le pietre… Puzzano di tomba e rifuggono la luce del sole… Se ne restano acquattati sotto le colline, in attesa che qualche viaggiatore incauto salga troppo in alto lungo i crinali… E allora zac! Prova a mettere un solo piede oltre quei tumuli, Halli, e loro sbucheranno fuori e ti trascineranno urlante sottoterra… Ecco, ora dovresti essere bello comodo. Adesso spengo la candela e… Che cosa c’è, piccolo?»
«Tu hai mai visto un Trow?»
«No, grazie a Svein!»
«Oh… Ma hai mai visto una qualche creatura malvagia?»
«Mai! E alla mia età lo considero un miracolo e una benedizione. Ma non si tratta solo di fortuna: no, ho sempre portato addosso potenti amuleti per proteggermi da ogni male, getto fiori sui tumuli dei miei genitori ogni primavera e lascio offerte presso i salici per placare gli spiriti. Poi ho sempre premura di star lontana dai meli a mezzogiorno, non fisso mai lo sguardo sulle ombre appuntite dei tumuli e non faccio mai e poi mai i miei bisogni vicino a un torrente o a un cespuglio di bacche, per non offendere le creature fatate che ci vivono. Insomma, puoi vedere da te che la mia fortuna viene soprattutto dal buon senso e dal fatto che sto sempre ben attenta, e se vuoi arrivare anche tu a tarda età hai solo da seguire il mio esempio. Ma ora basta chiacchiere, Halli caro! È ora di spegnere la candela».
(La Valle degli Eroi, pag 28-29)

Conclusione: Consigliato ai fan del genere piccoli di età. Sconsigliato al resto.

Contro:

  • Stile mediocre e inconsistente
  • Descrizioni assenti
  • Ambientazione monotona
  • Protagonista inetto fino all’ultimo
  • Motti di spirito e ingenuità degne di un libro per poppanti
  • Finale raffazzonato e a dir poco osceno

Pro:

  • Dialoghi brillanti che potenziano la caratterizzazione dei personaggi
  • Humour elegante che permea l’opera e le dona un’atmosfera unica
  • Gli elementi fantasy (la vicenda dei Trow e degli eroi) sono intriganti e sfruttati appieno
  • L’epopea di Halli parte e si sviluppa bene, fino a un certo punto; si prova empatia per il protagonista
  • La prosa ha dei (rari) momenti positivi, dinamici e appassionanti
  • Vari colpi di scena e risvolti inaspettati che aumentano il coinvolgimento
Voto: Due Caschi!
Due caschi voto palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *