The Long Earth, di Terry Pratchett e Stephen Baxter

Titolo originale: The Long Earth

Autore: Terry Pratchett & Stephen Baxter

Anno: 2012

Genere: Fantasy, Sci-fi

Lingua: Inglese

Editore: Doubleday

Pagine: 379

Premesse eccezionali

Conosciamo tutti Terry Pratchett. Il suo nome campeggia sulla copertina ed è eccitante pensare che il grande scrittore di fantasy abbia collaborato a un romanzo di fantascienza.

Non avevo mai letto Stephen Baxter prima, ma si tratta di un autore di lunga data e di chiara fama nel mondo della fantascienza e dell’hard sci-fi. Egli ha realizzato, tra le tante opere, il seguito autorizzato da Wells de La Macchina del Tempo e una serie di romanzi scritti a quattro mani con Arthur C. Clarke. È stato anche insignito del «John W. Campbell Award» e del «British SF Award».

Se il curriculum degli autori non vi bastasse, è sufficiente dare una rapida occhiata alla trama de La Lunga Terra per rimanere affascinati dalle sue premesse: un’idea fantasiosa e ricca di potenzialità, spunti weird, humour alla Pratchett… Cosa potrebbe andare storto?

Di seguito la descrizione riportata sull’edizione italiana, a cura di Salani.

Per il genere umano tutto cambia per sempre il giorno in cui viene postato su Internet lo schema di uno strano congegno, lo stesso che l’agente Monica Jansson trova a casa del professor Linsay, scomparso misteriosamente in un incendio: una scatola contenente un intrico di fili e un interruttore a tre vie. È un ‘passatore’, uno strumento che permette di navigare tra miliardi di versioni diverse della Terra. Assemblarlo è molto semplice e improvvisamente per tutti si aprono le porte di un universo disabitato e selvaggio, inesplorato e ricco di risorse e misteri: è la Lunga Terra, un nuovo inaspettato Far West da esplorare, conquistare e da cui ripartire. Nessuno però sa dire con certezza se i mondi paralleli siano infiniti come sembrano o se siano circolari e a un certo punto si esauriscano. Solo Joshua Valienté può rispondere a questa domanda perché è l’unico a potersi muovere tranquillamente tra gli universi senza passatore. Ingaggiato dalla Black Corporation, Joshua parte da Terra Riferimento per una spedizione segreta sulla Mark Twain insieme a Lobsang, un meccanico di motociclette tibetano reincarnatosi in un computer.
Ma l’esplorazione, tra insidie e meravigliose scoperte, rivelerà una terribile minaccia per l’umanità.

 

La Lunga Terra, di Terry Pratchett e Stephen Baxter. Salani.

La Lunga Terra. Adriano Salani Editore. 2017

Sembrerebbe, insomma, il classico romanzo di successo di “fantascienza delle idee”; quella delle origini, in cui l’High-concept la faceva da padrone a dispetto dello stile e dei personaggi, come in Asimov.

L’idea di La Lunga Terra trae origine dal racconto The High Meggas di Terry Pratchett, mai pubblicato e accantonato in favore di La Luce Fantastica e degli altri romanzi del Mondo Disco.

Dall’opera che recensiamo oggi è scaturita una serie di cinque volumi, ancora non tradotti in italiano. La pubblicazione degli ultimi due è postuma alla scomparsa del grande autore fantasy. A The Long Earth (La Lunga Terra) seguono The Long War (2013), The Long Mars (2014), The Long Utopia (2015) e The Long Cosmos (2016)

Serie de La Lunga Terra, Terry Pratchett & Stephen Baxter

La serie completa

Il What-if de La Lunga Terra, con le sue infinite variazioni di realtà, non è certo originale, ma viene declinato in modo unico. Si tratta di una storia di neo-pionerismo statunitense, una rivoluzione mondiale in cui le masse di persone si spostano (o «passano», per usare il gergo del romanzo) nelle diverse Terre per colonizzarle e rifarsi una vita.

Su ciascuna dimensione sorgono nuove comunità, sulla scia dei coloni americani, ognuna con una storia da raccontare e con degli accenni fantascientifici o retrofuturistici (poiché il ferro non può «passare», a dispetto di tutto il resto).
Man mano che ci si allontana da Terra Riferimento, cioè dalla nostra dimensione, i mondi della Lunga Terra si fanno più esotici e desolati.

Durante il viaggio di Joshua Valienté, quindi, assistiamo a fenomeni di tutti i tipi e al contatto con nuove forme di vita. Baxter si è sbizzarrito con le teorie darwiniane, un tema ricorrente nella sua produzione letteraria e in cui è particolarmente ferrato. Le bizzarrie evolutive sono numerose, fantasiose e ben studiate, sebbene mal descritte o accennate di sfuggita.

I due autori hanno sviluppato estensivamente le implicazioni dell’idea, nonostante la sua vastità. Implicazioni sociali, sia nelle Terre colonizzate che su Terra Riferimento; implicazioni biologiche e tecnologiche, fino alle estreme conseguenze.

Eppure, non vediamo quasi nulla. Ma sappiamo tutto.

La Lunga Terra dopo i preamboli

Che i fenomeni evolutivi e ambientali siano studiati con accuratezza scientifica siamo ahinoi costretti a saperlo da Lobsang. Il computer tibetano, infatti, enuncia il cosa, il come e il perché degli elementi fantascientifici senza mai permetterci di valutarli in prima persona. Un infodumping continuo e disinibito.

Il computer/androide doveva essere, nella mente degli autori, il veicolo dello humour di Pratchett, grazie alla sua personalità sopra le righe e al modo in cui scimmiotta gli umani. Ma Lobsang non è simpatico per nulla: è un tuttologo onnipotente e privo di difetti che ci ammorba una pagina sì e l’altra pure. Non c’è neanche la tipica ambivalenza delle intelligenze artificiali, presente in tutte le grandi opere di fantascienza; Lobsang è perfetto, fa tutto da solo e la sua caratterizzazione è profonda come una tavola da surf.

Ciò relega il protagonista, Joshua Valienté, a un ruolo di «supporto», come ammesso dallo stesso Lobsang. E supporto per modo di dire, giacché la sua presenza non è di reale aiuto in alcuna circostanza.

Joshua Valienté è uno dei peggiori protagonisti di cui abbia mai letto in un romanzo. Egli non è interessato da alcuna crescita interiore: è il nulla dall’inizio alla fine, se non per qualche fisima di scarsa importanza. La caratteristica che contraddistingue la sua personalità, il «silenzio» che lo avvolge, non rivela alcuna utilità. La sua capacità di «passare» naturalmente si dimostra, allo stesso modo, assolutamente irrilevante e perfino meno rara di quanto pensassimo.

Passatore / Stepper di La Lunga Terra

Schematiche del Passatore

Lobsang, come suo solito, non fa altro che esternare le intenzioni narrative ricordandoci quanto Joshua stia crescendo durante il suo viaggio, ma ciò è semplicemente falso. Non c’è alcun Fatal flaw da superare, alcun sistema di sopravvivenza da abbandonare, alcuno scoglio da arginare, alcuna rottura interiore e alcuna introiezione. Lui è «l’Eletto», come ci viene rivelato in modo brutale e artificioso da una certa ragazza che incontra, ma non si comprende mai il motivo.

Insomma, perché proprio Joshua?
Come se il viaggio non fosse già abbastanza noioso per Lobsang, dobbiamo fingere di preoccuparci di una marionetta. Per di più, Joshua non è mai realmente in pericolo, grazie alle capacità infinite di Lobsang. In soldoni, il romanzo non genera la minima empatia.

La sorte dei personaggi secondari è la medesima. Partono tutti con delle premesse interessanti ma si dimostrano banali, generici; le loro scelte e i loro comportamenti non stupiscono mai.

Monica Jansson non ha senso di esistere e compare in un pugno di capitoletti su 50, tanto per farci dare uno sguardo allo stato di Terra Riferimento. Abbiamo, anche qui, un personaggio privo di caratterizzazione, evoluzione e, stavolta, addirittura di ruolo nella storia.

Poi ci sono le Suore della Casa, a cui Joshua fa continuamente riferimento e che non vediamo mai direttamente nella narrazione. Sappiamo solo che sono delle dure, dei personaggi fuori dagli schemi, delle ribelli (una guida la Harley, come ci viene ripetuto per la trecentesima volta per strapparci una risata). I richiami alle suddette diventano irritanti per la loro frequenza e inutilità. Le suore appaiono più come delle caricature che come dei Mentori alle spalle di Joshua.

A proposito di forzature: il romanzo è farcito di richiami e citazioni letterarie assolutamente gratuite. Un modo come un altro per strizzare l’occhio ai lettori.

E ci sono tante altre figure, perché il viaggio di Joshua viene spezzato ancora e ancora da capitoletti autoconclusivi. Il punto di vista della narrazione migra nella testa di coloni random di Terre random. In tal modo, gli autori ci permettono di avere una visione globale del fenomeno Lunga Terra e del pionerismo che la interessa.

Alcuni episodi risultano simpatici o interessanti, ma il risultato è dispersivo e le variazioni sono minime. La stragrande maggioranza di dimensioni, infatti, è identica alla nostra, con la differenza che non c’è traccia di un’umanità autoctona. Perciò, spesso, non incontriamo elementi speculativi ma le dinamiche sociali di un moderno Far West.

Gli autori avrebbero potuto fare molto, molto di più, da questo punto di vista. Che senso ha creare una premessa tanto vasta se si tratta, in larga parte, di un deserto?

Бесконечная земля, di Terry Pratchett & Stephen Baxter

Бесконечная земля (La Lunga Terra). Эксмо. 2014

Una trovata commerciale

Nel nostro viaggio all’interno de La Lunga Terra abbiamo scoperto tanti difetti. Humour scadente, personaggi inanimati, infodumping, dispersività… ma il problema fondante rimane un altro. Ne La Lunga Terra la storia, semplicemente, non c’è. Non c’è mordente che spinga a continuare a leggere. Se ho finito il libro è stato solo per scrivere questa recensione.

Joshua e Lobsang viaggiano per scoprire le meraviglie della Lunga Terra. Ci sono avvisaglie di futuri colpi di scena durante il viaggio, ma il giro turistico rimane tale fino agli ultimi capitoli, quando, finalmente, le cose prendono una piega diversa. Nel restante 90% del romanzo, però, non esiste posta in gioco, dilemma tragico, azione, tensione interiore o esteriore… nulla. Si tratta, come detto, di una visita guidata (da Lobsang) organizzata dagli autori per spiegarci le loro idee. Fine.

Sarò franco. Sono dell’idea che questo romanzo sia stato creato a tavolino per lucrare sul nome di Pratchett. Non c’è traccia di Pratchett nello stile o nella trama e, quando il libro è stato scritto, il grande autore fantasy era già preda dell’Alzheimer.

A conferma della natura squisitamente commerciale del testo, ho riscontrato in quest’ultimo numerosi riferimenti a prodotti di multinazionali: Coca Cola, Dr. Pepper, Levi’s e chi più ne ha più ne metta. La pubblicità non lede la “Sospensione dell’incredulità” ma resta, a mio avviso, di pessimo, pessimo gusto.

Spero vivamente che il resto della serie non approdi mai nel nostro paese.

Joshua si svegliò. Il grande copridivano di lana sotto il quale amava dormire era piuttosto pesante e sapeva un poco di muffa, ma in qualche modo lo confortava. Dall’oblò della cabina vide, fuori, le Terre scorrergli sotto. C’era l’interminabile foresta eurasiatica, che a volte bruciava e altre era coperta di neve. Un nuovo mattino spuntava sulla Mark Twain.
Scese con cautela dal letto, fece la doccia, si asciugò e si infilò al polso il braccialetto con la scimmia, l’unica cosa che avesse mai posseduto di sua madre. Era plastica da quattro soldi e gli stava anche un poco stretto, ma gli pareva più prezioso dell’oro.
La Mark Twain ebbe il piccolo sussulto che Joshua aveva imparato ad aspettarsi quando il passaggio si interrompeva. Sapeva che, in teoria, non c’era motivo per cui dovesse sobbalzare, ma ogni nave ha le sue peculiarità. Guardò di nuovo fuori dall’oblò.
Contro ogni aspettativa, la nave era sospesa sopra un oceano che pareva estendersi all’infinito, dopo che aveva attraversato per giorni il vasto paesaggio dell’Eurasia. Madisoniano cresciuto sul lago, Joshua pensò: Dio, ho voglia di farmi una nuotata. E si svestì, restando in boxer. Senza consultare Lobsang, corse all’ascensore della navicella e scese con esso finché la sua gabbia aperta fu a pochissima distanza dall’oceano blu, che era calmo come un lago.
L’unità ambulante comparve davanti al portello sopra di lui. «Senti, ti invito a pensarci due volte prima di fare il bagno in questo mare salato. Ho lanciato come sempre i palloni e i razzi sonda e sono pressoché certo che, se mai ci fosse una terraferma su questo pianeta, sia di dimensioni molto ridotte. Il livello del mare è altissimo: siamo probabilmente sospesi sopra continenti sommersi».
«Un mondo oceanico, allora».
«Non ho idea se ci sia qualcosa di così sofisticato come un pesce che nuota in queste distese acquee. All’apparenza, non c’è niente di molto più evoluto di qualche alga galleggiante, alcune delle quali verdissime. È un mondo affascinante ed esplorarlo sarebbe un’impresa eccellente, tuttavia, anche se non posso proibirti di andare a nuotare, ti consiglio vivamente di non farlo prima che io abbia controllato la presenza di eventuali pericoli».
Il mare, immoto e accattivante, scintillava. «Oh, via, non può esserci niente di pericoloso» disse Joshua, mentre sull’aeronave si udiva un suono di attività meccanica.
«Ne sei sicuro?», ribatté Lobsang. «Chissà come l’evoluzione ha proceduto su un simile mondo… Finché non avrò controllato, Joshua, non possiamo essere sicuri che non emerga qualcosa di brutto dagli abissi e che tu non ti congedi da questo e da ogni altro mondo con un suono che potrebbe essere definito con esattezza come un clop, con tutto quello che un simile suono suggerisce».
(La Lunga Terra, pag. 204-205)

Conclusione: Da evitare!

Contro:

  • Personaggi piatti e inanimati
  • Humour forzato, scontato… scadente
  • Il protagonista è un pupazzo. Non serve un reale scopo e non è interessato da alcun cambiamento interiore
  • Infodumping a tonnellate nella persona di Lobsang. Spiegoni continui che impediscono al lettore di considerare da sé ciò che gli viene mostrato
  • Lobsang è un tuttologo onnipotente che vanifica pericoli, circostanze e personaggi. Compromette perfino il finale
  • Descrizioni affrettate e poco calzanti. Gli elementi speculativi vengono spiegati e accantonati senza che partecipino alla narrazione
  • Nonostante il potenziale, l’applicazione dell’idea di base si rivela deludente. Gran parte delle Terre alternative sono vuote o identiche alla nostra
  • Avanzamento dispersivo, oltre che lentissimo, a causa dell’alternanza di punti di vista e di capitoletti autoconclusivi
  • Propaganda a prodotti commerciali e multinazionali
  • Non esiste una storia, almeno fino ai capitoli finali. Il lettore prende parte a una visita guidata, priva di scopo e mordente

Pro:

  • L’idea di base è ricca di potenzialità e viene declinata in modo unico
  • Gli autori gestiscono bene le infinite implicazioni del What-if. Soprattutto quelle sociali
  • Fantascienza evoluzionistica e ambientale ben studiata dal punto di vista speculativo
  • Buona la visione d’insieme del fenomeno Lunga Terra, grazie ai capitoletti autoconclusivi
Voto: Due Tentacoli!
Due tentacoli voto

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *

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