Ciao Valeria, presentati ai lettori di Immersività.

  • Valeria Cassini: Salve a tutti, grazie dello spazio che mi state offrendo. Mi chiamo Valeria Cassini, ho 23 anni e vivo a Roma. Sono laureata in scienze dell’educazione e della formazione di Tor Vergata e ho sempre amato scrivere, fin da bambina.

Da quanto tempo scrivi e come hai iniziato?

  • Valeria Cassini: Non credo ci sia un momento preciso, anche se ricordo ancora bene la primissima storia che scrissi, che iniziai con entusiasmo e senza mai portarla a termine. È stato per questo, credo, che per i primi diciotto anni della mia vita non sono riuscita a pubblicare nulla, perché iniziavo a scrivere una storia e poi le idee andavano disperdendosi. Ci voleva l’idea che poi mi ha permesso di scrivere “Al Dio che non conosco” a spronarmi, a spingermi a completare qualcosa in cui sapevo di essere portata. 

Che tipo di scrittore sei? Segui delle regole particolari quando scrivi?

  • Valeria Cassini: Direi di no, anzi, credo di avere una scrittura piuttosto fluida. Nel senso che un giorno scrivo in un modo, un giorno in un altro. D’altro canto sono giovane, ho ancora tanta strada da fare per crescere e migliorarmi ed è giusto sperimentare più stili di scrittura per capire qual è quello più adatto a me. Al momento mi piace descrivere il giusto, senza sfinire il lettore, e lasciare molto spazio ai dialoghi. Li trovo fondamentali nell’esecuzione del “mostra, non raccontare!”
    Per quanto riguarda invece l’impostazione della storia, mi piace suddividerla in parti: ogni parte è una tappa della vita del protagonista e degli altri personaggi. Fino a oggi ho sempre scritto così. Domani chissà!

I tuoi generi letterari preferiti?

  • Valeria Cassini: Sono cresciuta con la trilogia di “Queste oscure materie” di Philip Pullman, da cui sicuramente ho tratto molta ispirazione per questo primo romanzo. Al momento prediligo romanzi di narrativa, meglio se drammatici o satirici.

Cosa ami della narrativa?

  • Valeria Cassini: Amo leggere trame originali e accattivanti, anche se, citando “Midnight in Paris” di Woody Allen, “nessun soggetto è terribile se la storia è vera, se la prosa è chiara e onesta e se esprime coraggio e grazia nelle avversità”. Quindi, l’idea può anche essere già vista e rivista, ma se uno scrittore è in grado di presentarmela nel modo giusto posso benissimo innamorarmene. Non conta tanto la trama, ma come questa stessa viene raccontata.
    Per il resto, mi piace che i personaggi siano ben caratterizzati e non stereotipati.

Parlaci del tuo romanzo.

  • Valeria Cassini: Non è mai facile parlare di “Al Dio che non conosco”. Per me scriverlo è stata un’avventura, ricordo quel periodo con grande chiarezza. Avevo la maturità e passavo dodici ore a studiare e altrettante dodici a scrivere. Scrivevo ogni giorno, avevo già tutta la trama in testa, dovevo solo metterla su carta.
    La storia è suddivisa in quattro parti, ognuna di esse rappresenta una tappa della vita di Laura, la protagonista, che un giorno si risveglia in un mondo che non è il suo. Man mano che si va avanti nella lettura, oltre al normale svolgersi degli eventi, possiamo trovare i ricordi dei quattro protagonisti: Laura, Daniela, Desdemona e River. Hanno tutti qualcosa che li accomuna; sono fragili, sulla via della perdizione, ricercano invano loro stessi.
    Laura non è speciale, anzi, è una ragazza come tante. Cresciuta sotto la rigida educazione impostale dai genitori, conosce molto poco del mondo esterno. Presa dallo sconforto, finirà sulla strada sbagliata in seguito all’incontro con persone sbagliate.
    Per fortuna, però, il suo pregio più grande arriverà a sormontare tutti i difetti: la sua volontà.
    La volontà di liberarsi.
    La volontà di sapere.
    La volontà di scegliere.
    La volontà di amare.
    Quella stessa volontà che l’aiuterà a sconfiggere il male che affligge molti esseri umani: la mancanza di fede in sé stessi.
    I temi principali sono l’abuso di droghe, le realtà parallele, la religione, il rapporto con Dio, la sessualità, Nietzsche e la filosofia positiva.
Al Dio che non conosco, Valeria Cassini
Al Dio che non conosco, di Valeria Cassini. Potete acquistarlo a questo indirizzo.

Cosa ne pensi dello stato della letteratura e dell’editoria in Italia?

  • Valeria Cassini: Non credo sia tragico come lo descrivono in molti. Forse è vero che in libreria arrivano poche novità e solo scrittori noti (o peggio, personaggi che con la scrittura hanno ben poco a che fare) ma conosco molte giovani realtà indipendenti che combattono per portare buoni libri sul mercato. Basterebbe prenderle in maggiore considerazione per migliorare la situazione, e alcune di queste stanno già riuscendo a emergere in modo eccellente. La NN Editore e la Minimum Fax ne sono un esempio lampante.

Ultima domanda: spiega ai lettori perché dovrebbero leggere proprio te, in un mare di autori.

  • Valeria Cassini: Innanzi tutto, perché Le Mezzelane Casa Editrice è un’ottima CE, e non lo dico solo perché mi ha pubblicata. Ha sempre scelto testi molto validi e io sono onorata di essere entrata a far parte della loro schiera di autori.
    Non posso che augurarmi che la mia storia e la mia scrittura siano di vostro gradimento. Non ho la presunzione di definirmi la migliore scrittrice sulla piazza, ma spero davvero che Laura, così come gli altri protagonisti, possa trasmettervi un’emozione. Non importa se positiva o negativa, basta che vi trasmetta qualcosa.
    Credo sia questo il senso della scrittura.

Saluta i lettori di Immersività!

  • Valeria Cassini: Per chi è arrivato fino a qui, grazie. A presto!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *