Ciao Giuseppe, presentati ai lettori di Immersività.

  • Giuseppe Calzi: Un saluto a tutti. Come prima cosa ringrazio per lo spazio che “Immersività” mi mette a disposizione e per il tempo che i lettori vorranno dedicarmi. Sono un autore di horror e thriller piscologici, romanzi nei quali non c’è nulla di splatter, ma forti caratteristiche introspettive e tanta attenzione a tutti quegli aspetti che gravitano attorno al concetto di “ignoto”. Mi piace sondare il lato oscuro della vita quotidiana e proporre le emozioni più profonde e intime di ognuno di noi, e lo faccio attraverso la lente del genere horror psicologico. A parte ciò che scrivo, adoro leggere ogni genere, tanto che tra i miei romanzi preferiti ci sono “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello, oltre ovviamente ai grandi capolavori dell’horror gotico e moderno. Concludo, dicendo che scrivo per Dark Zone Edizioni.

Da quanto tempo scrivi e come hai iniziato?

  • Giuseppe Calzi: Scrivo da diversi anni, grosso modo a partire dal 2014. La mia passione per la lettura è qualcosa di radicato, un bene prezioso che penso di avere da sempre, sin dai primi anni dell’infanzia. Il passaggio da un ruolo all’altro, da lettore a lettore/scrittore è maturato con il tempo, anche se devo ammettere che l’input forte e deciso è arrivato dopo la lettura di “Finestra segreta, giardino segreto”, un racconto della raccolta “Quattro dopo mezzanotte” di Stephen King. Avete presente quando vi prende un impulso improvviso di provare qualcosa? Quando avvertite una sorta di clic nella testa che vi porta a fare una scelta istintiva? Ecco, al termine di quella lettura è successo qualcosa di simile. Impossibile resistere e da quel momento non ho più smesso di scrivere.

Che tipo di scrittore sei? Segui delle regole particolari quando scrivi?

  • Giuseppe Calzi: Mi sento uno scrittore di emozioni. Sono molto osservatore e questa mia capacità mi permette di vedere le emozioni di chi mi sta di fronte, con particolare riferimento a quelle più profonde, quelle che magari anche noi stessi cerchiamo di soffocare o nascondere in un angolino lontano e silenzioso della nostra persona. Credo che nel genere horror non debbano mancare due ingredienti fondamentali: la credibilità della storia e le emozioni, siano esse la paura, l’odio e la sofferenza, oppure la passione, l’amore e la speranza. Questo è ciò che sono come autore e che desidero scrivere. A livello tecnico, non ho grandi regole particolarmente restrittive. Identifico una storia che possa essere credibile, stabilisco di massima i personaggi e poi lascio che siano loro a muovere le trame della narrazione. In sostanza, conosco il punto di partenza e il punto di arrivo, al viaggio ci pensa l’istinto mio e dei miei personaggi.

I tuoi generi letterari preferiti?

  • Giuseppe Calzi: A livello di scrittura mi vedo con un solo vestito addosso, il genere horror e thriller. Per quanto riguarda la lettura, non mi pongo alcuna restrizione. Mi piace leggere di tutto. Tanto per darvi l’idea, tra le mie ultime letture c’è la trilogia di Hunger Games, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, “Primo sull’Everest”, i libri del maghetto più famoso del mondo…

Cosa ami della narrativa?

  • Giuseppe Calzi: Lo spirito di avventura, senza ombra di dubbio. Creare un romanzo, creare una storia che sia allo stesso tempo credibile e tesa, aderente alla realtà di tutti i giorni e folle, è avventura allo stato puro. Narrare vite e fatti, significa davvero vivere quelle vite e compiere quelle azioni. Cosa ci può essere di più bello? Ricreare delle ambientazioni, cercando di utilizzare riferimenti quanto più reali possibili, significa fare ricerche, immaginare, guardare con gli occhi dei personaggi, che spesso sono diversi dai tuoi. Potrei andare avanti così ancora per molto, ma credo di aver dato un’idea abbastanza precisa del mio concetto di narrativa.

Parlaci di un tuo romanzo.

  • Giuseppe Calzi: Carissimi lettori, parliamo di “Mai più senza”, edito da Dark Zone Edizioni. Credo sia il tipico esempio del mio stile. Si tratta di un horror piscologico, distante anni luce dal banale splatter carico di sangue e mostri fini a se stessi. Il tema di fondo del romanzo è la depressione, ovviamente trattata da un punto di vista “particolare”, dettato proprio dal genere letterario. Anche su questa domanda, rischio di dilungarmi troppo, quindi lascio che a parlare sia un brevissimo estratto delle note in prefazione all’opera: “Il passato non può tornare, il passato non può essere cambiato. Nemmeno i sogni hanno un tale potere. Eppure i sogni possono cambiare qualcosa di molto più importante: presente e futuro.”
Mai più senza, di Giuseppe Calzi

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Cosa ne pensi dello stato della letteratura e dell’editoria in Italia?

  • Giuseppe Calzi: Argomento delicato e dolente. E’ un dato di fatto, una statistica indiscutibile, che in Italia si legga poco, troppo poco. E quel poco in genere è narrativa di importazione. Confermo che ci sono una moltitudine di scrittori stranieri davvero in gamba, ma è altrettanto vero il contrario. Anche in Italia esistono scrittori davvero “buoni”, eppure… Eppure lo stato della letteratura italiana è davvero pessimo. Perché fino a parecchi secoli fa il cuore pulsante della letteratura era l’Italia (e fino agli inizi del ‘900 potevamo vantare autori del calibro di Pirandello) e ora la scrittura in Italia è pressoché scomparsa? Come è possibile? Dal mio personale punto di vista, la colpa più grossa è dell’ambiente editoriale, poco propenso al rischio di puntare su scrittori fino a quel momento sconosciuti.

Ultima domanda: spiega ai lettori perché dovrebbero leggere proprio te, in un mare di autori.

  • Giuseppe Calzi: Avete paura di avere paura? Siete proprio sicuri di non nascondere nulla delle vostre emozioni a voi stessi? Ci sono porte socchiuse dentro la vostra testa che evitate di guardare per il timore di dovervi avvicinare e posare la mano sul pomolo e…? Le paure più profonde sono quelle che minacciano le nostre emozioni più intime, quelle di tutti i giorni: il terrore di perdere una persona a voi cara, l’ansia legata all’incertezza per il futuro, l’avversione nei confronti dell’ignoto che regola ogni cosa della nostra vita. Se ve la sentite di percorrere questo tipo di sentieri… beh, buona lettura!

Saluta i lettori di Immersività!

  • Giuseppe Calzi: Di nuovo grazie per l’attenzione e spero davvero di aver stimolato la vostra curiosità. E ricordate di porvi sempre questa domanda: dove è posto il limite tra il possibile e l’impossibile, tra ciò che chiamiamo realtà e l’universo della psiche umana?

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *