Il Ritmatista di Brandon SandersonTitolo originale: The Rithmatist

Autore: Brandon Sanderson

Anno: 2013

Genere: Young Adult, Fantasy, Clockpunk

Lingua: Inglese

Editore: Tor Teen

Pagine: 353

6 anni di scarabocchi

Il Ritmatista ha avuto, per ammissione dello stesso autore, una genesi travagliata. A differenza delle altre opere di Brandon Sanderson, scrittore di grande fama nel panorama fantasy americano, Scribbler (titolo originale dell’opera, poi scartato) ha impiegato la bellezza di 6 anni per raggiungere le tipografie. Ciò è dovuto all’essenza stessa dell’opera: un esperimento trasformatosi in qualcosa di nuovo, di commerciabile. Sanderson giocava coi limiti della fantasia e dell’immaginazione; il risultato fu Il Ritmatista.

Brandon Sanderson

George Costanza Brandon Sanderson

Come ci si potrebbe aspettare, una gestazione di 6 anni sortisce effetti positivi e negativi su un romanzo. Parliamo di narrativa di genere, ovviamente, non di un mattone letterario; fantasy young adult (YA), per la precisione, cioè una storia per ragazzi. Sanderson l’ha definito gearpunk, a essere ancora più precisi, e l’opera denota certamente alcuni aspetti ricollegabili al clockpunk.

I 6 anni di cui sopra, dunque, hanno consentito lo sviluppo di un’idea estremamente originale e ben realizzata. Un’idea pregnante, che, a parer mio, non ha eguali nella narrativa YA. Se l’impianto narrativo fa eco ai classici del genere, come Harry Potter, il what-if ricorda l’unicum letterario di Flatlandia. Tuttavia, quei 6 anni pesano anche sull’eterogeneità del complesso, sugli evidenti tentativi di riempimento del contesto narrativo, il cui prodotto risulta poco convincente e mal amalgamato. Ma torneremo su questo argomento.

Benvenuti nel magico mondo della Matemagica Ritmatica

Di cosa parla ‘sto benedetto romanzo? Riporto di seguito una breve descrizione, così da rendere l’idea.

Joel ha da sempre una passione per la Ritmatica, la disciplina che consente di infondere vita in entità bidimensionali, semplici linee tracciate con il gesso, e creare creature indipendenti e autonome, i gesseri, in grado di interagire con ciò che li circonda. Ma Joel non è un Ritmatista e non può far altro che guardare con ammirazione e un pizzico d’invidia i giovani eletti che studiano alla sua stessa scuola. I Ritmatisti vengono prescelti da un Maestro dopo una misteriosa cerimonia di iniziazione e sono i soli in grado di contrastare i letali gesseri selvatici, spietate creature deviate che seminano il terrore. Figlio di un’addetta alle pulizie nella scuola, Joel ha la possibilità di osservarli alle prese con l’arte che lui stesso vorrebbe praticare. Quando, all’improvviso, gli studenti iniziano a scomparire uno ad uno, lasciando tracce di sangue, sarà Joel, come assistente del professor Fitch, a indagare su un mistero che sembra risalire alla sinistra Torre del Nebrask, il centro dell’arcipelago delle Isole Unite. Affiancato dalla sua eccentrica amica Melody, Joel arriverà a scoprire una verità che potrebbe cambiare per sempre il destino del mondo.

 

Magia, in un certo senso, ma come non se n’è mai vista prima. Sanderson fa un ottimo lavoro introduttivo nell’incipit del romanzo, per poi approfondire man mano le possibilità della Ritmatica fino a conseguenze inaspettate. I 6 anni, qui, si vedono tutti: nonostante sia un esperimento senza paragoni, Sanderson elabora un sistema magico estremamente approfondito, tecnico, completo… convincente.

Non ci si aspetta che un romanzo con un target simile si spinga “troppo oltre”, ma l’autore sorprende descrivendo nuovi schemi, nuove difese ritmatiche, duelli avvincenti e progressivamente più complessi, per non parlare delle teorie sulla storia della Ritmatica, che contribuiscono ad animare essa stessa e il mondo fittizio che l’ha generata.

La Ritmatica è talmente interessante che le informazioni non bastano mai; mi sono trovato a desiderare approfondimenti sui gesseri, sulle Linee di Vigore, nonché duelli più intricati. Il che è molto positivo.

Isole Unite d'America mappa

Le Isole Unite d’America (UIA)

Parallelamente alla Ritmatica convenzionale vi è un elemento di mistero che rimescola le carte in tavola. Joel e gli altri personaggi scoprono segreti eccitanti sull’Arte e sulla sua genesi, di cui si sa relativamente poco.

Anche qui, Sanderson introduce nuovi elementi pian piano, dosando la tensione ed evitando di appesantire la lettura. Dimenticati, Luminombre… i misteri sono tanti, affascinanti e pertinenti alla narrazione, che incuriosisce costantemente il lettore.

Parlavamo, altresì, di una certa eterogeneità. Purtroppo, non è tutto oro quel che luccica. Come accennato, infatti, il mondo del romanzo è segnato da eventi particolari che lo distanziano sideralmente dal nostro. È questo il caso dell’invasione degli JoSeun, come della tecnologia mecana.

Non c’è un motivo, uno scopo narrativo per cui esistano tali differenze. Il mondo de Il Ritmatista poteva essere tranquillamente ignaro di certe dinamiche ucroniche e geopolitiche. Allo stesso modo, la tecnologia mecana offre una nota di colore e nient’altro, forse cercata per tamponare un setting piuttosto scarno.

È da qui che viene tratta la definizione gearpunk o clockpunk che aleggia sul romanzo, per altro assai leggermente: i mecana sono, infatti, industriosi automi composti da complicatissimi ingranaggi. Svolgono un gran numero di mansioni: dai granchi giardinieri ai cavalli, all’elastivia, ai doccioni meccanici e addirittura ai dollari, contenenti minuscoli meccanismi che fungono da filigrana.

Il Ritmatista cover Fanucci

Cover della Fanucci che raffigura un cavallo mecana. È lo stesso artwork utilizzato per la prima edizione in lingua originale.

Tutto molto bello ma, di nuovo, inutile e slegato dal resto, nonché descritto en passant. Sanderson tenta un timido avvicinamento collegando l’elastivia ai Ritmatisti e i meccanismi ai gesseri, ma senza approfondire a dovere l’argomento.

Si tratta, a mio avviso, dell’aspetto meno convincente dell’intero romanzo. L’autore lo ignora bellamente per 300 pagine, finché Joel non viaggia tra le isole e Sanderson è costretto a tappare i buchi. La questione del tempo e dei gesseri, in particolare, è a dir poco tirata per i capelli.

Tutto ciò è dovuto in parte alla volontà di pubblicare dei sequel. Il romanzo lascia parecchie cose in sospeso, sia per quanto riguarda i personaggi (le cui relazioni e il cui sviluppo vengono rimandati a un futuro indefinito) sia per quanto concerne la trama principale e il contesto narrativo. I misteri non vengono svelati, anzi: si aggiungono domande alle domande e si aprono nuovi scenari.

Sanderson era consapevole di quest’aspetto, tant’è che nella sezione dei Ringraziamenti dell’opera afferma, riferendosi a quest’ultima, che «non pensavo di poterla pubblicare, dal momento che presenta una promessa implicita di seguiti e approfondimenti, e sapevo che non avrei potuto onorarla per molti anni».

Il problema, però, è che il romanzo ne risente, perché alcuni aspetti non godono di un proprio ciclo, di una propria completezza. Parlo dei mecana, dei JoSeun, ma anche delle suddette relazioni tra i personaggi, come dello sviluppo personale del protagonista.

Di contro, ammetto che la trama e lo sviluppo dell’idea maturano a dovere e lasciano più che soddisfatti, nonostante ci siano tanti interrogativi. Sono domande fertili, generate dall’apprezzamento per la lettura, e non di biasimo come per i mecana.

Difesa Easton

Difesa Easton di base

Insomma, i pro e i contro continuano a sbranarsi, e questa tendenza si riflette anche nello stile della narrazione. Sanderson impiega una prosa estremamente semplice, lineare e chiara, evidentemente rivolta (forse con eccessiva apprensione) al target giovanile.

La narrazione risulta alle volte banale, scontata e poco emozionante; mancano gli stimoli sensoriali, delle scene dalla forte presa emotiva, la narrazione per immagini che incanti il lettore. Certo, ci sono momenti del genere, ma sono davvero rari. Le scene d’azione, per giunta, scarseggiano, soprattutto nella prima metà del romanzo. Sebbene questo non sia un difetto di per sé, non vi è nulla che prenda il loro posto, se non un gran numero di dialoghi ridondanti.

Siamo equamente lontani da una narrazione invadente, prolissa, barocca, e da una prosa impattante, cruda, accattivante. Non esiste atmosfera in questo romanzo, non vi calerete nei panni di nessuno e, poco ma sicuro, non verserete una lacrima.
Sanderson si è limitato a fare il compitino, sottostimando il lettore a più riprese e, in certi casi, facendo pure qualche errore. Capita che la prosa zoppichi un po’.

La caduta più grossolana, manco a farlo a posta, è nelle prime due pagine. Potete immaginare con che disposizione abbia letto il resto, quindi. Eppure, il romanzo si è risollevato alla grande e mi ha piacevolmente sorpreso. (Nota bene: grassetti miei).

La lampada di Lilly si spense mentre si precipitava lungo il corridoio. La gettò da una parte, schizzando di olio la parete dipinta e il tappeto elegante. Il liquido scintillò alla luce della luna.
La casa era vuota. Silenziosa, tranne per il suo respiro, reso affannoso dal panico. Aveva smesso di urlare. Nessuno sembrava sentirla.
Era come se l’intera città fosse morta.
Irruppe nel soggiorno, poi si fermò, incerta sul da farsi. Una pendola ticchettava nell’angolo, illuminata dalla luce lunare attraverso le ampie finestre. Dall’altra parte si stagliava il profilo della città, con edifici che si innalzavano per dieci piani o più e le linee dell’elastivia che si intersecavano in mezzo a essi. Jamestown, la città che aveva chiamato casa per tutti i sedici anni della sua vita.
Sto per morire, pensò.
La disperazione si fece largo fra il terrore. Lilly spinse da una parte la sedia a dondolo in mezzo alla stanza, poi si affrettò ad arrotolare il tappeto per poter aver accesso al pavimento di legno. Infilò una mano nel borsello legato a un passante sulla sua gonna e tirò fuori un pezzo di gesso bianco come un osso.
Si inginocchiò sulle assi di legno e fissò il pavimento, cercando di schiarirsi la mente. Concentrati.
Posò la punta del gesso contro il pavimento e iniziò a disegnare un cerchio attorno a sé. La mano le tremava così tanto che la linea era irregolare. Il professor Fitch sarebbe stato molto deluso se avesse visto una Linea di Scongiuro così approssimativa. Rise tra sé: era un suono disperato, più simile a un pianto.
Il sudore le colò dalla fronte, creando macchie scure sul legno. La mano le tremava mentre segnava diverse linee dritte all’interno del cerchio: Linee di Divieto, per stabilizzare il suo anello difensivo. La Difesa Matson… com’era? Due cerchi più piccoli, con punti di vincolo per piazzare Linee di Creazione…
Un rumore raspante.
La testa di Lilly scattò all’insù e guardò lungo il corridoio, in direzione della porta-finestra che conduceva in strada. Un’ombra si mosse oltre il pannello di vetro appannato.
La porta sbatacchiò.
«Oh, Maestro», si ritrovò a sussurrare. «Per favore, per favore…»
La porta smise di sbatacchiare. Tutto fu immobile solo per un istante, poi l’anta si spalancò.
Lilly cercò di urlare, ma la voce le si mozzò in gola. Una figura si stagliava alla luce della luna, una bombetta sulla testa e una corta cappa a coprirgli le spalle. Era lì in piedi con la mano su un bastone al suo fianco.
Lilly non poteva vedere il suo volto, essendo illuminato da dietro, ma c’era qualcosa di terribilmente sinistro in quel capo appena inclinato e in quei lineamenti in ombra. Un accenno di naso e mento, che riflettevano la luce della luna. Occhi che la osservavano da dentro quel nero più nero.
Le cose si riversarono nella stanza attorno a lui. Arrabbiate, zampettarono su pavimento, pareti, soffitto. Le loro forme color bianco osso sembravano quasi brillare alla luce della luna.
Ciascuna era piatta come un pezzo di carta.
Ciascuna era fatta di gesso.
Ognuna era unica, mostri simili a disegni con zanne e artigli. Non fecero alcun rumore mentre inondavano il corridoio, a centinaia, tremando e vibrando lievemente mentre si precipitavano verso di lei. Lilly ritrovò finalmente la voce e urlò.
(Pag. 1-2)

Dapprima pensai che le ripetizioni fossero volute per esigenze di trama. Scoprii che non era quello il caso. Pensai, allora, che fosse intenzione dell’autore calcare sull’immagine della luna. Non sembra che ci sia ragione e il risultato è comunque orrendo. Infine, pensai fosse colpa della nostra pessima traduzione. Lessi le stesse pagine in lingua originale e sono pressoché identiche, inclusi i versi incriminati. Tuttora continuo a non capire.

Ecco un assaggio più equo di ciò che vi aspetta.

Là sotto i due uomini iniziarono a disegnare. Joel si sporse in avanti, eccitato. Non aveva mai visto un vero duello tra due professori completi. Questa situazione poteva rivelarsi esaltante quanto la Mischia!
Entrambi iniziarono disegnando dei cerchi attorno a sé per bloccare gli attacchi dell’avversario. Una volta perforato uno dei due cerchi, il duello sarebbe terminato. Forse perché ne aveva appena parlato, il professor Fitch si mise a disegnare la Difesa Easton, circondandosi di nove cerchi più piccoli che toccavano quello più grande ai punti di vincolo.
Non era una posizione molto buona per un duello. Perfino Joel riusciva a capirlo e provò un momento di disappunto. Forse non sarebbe stato un bello scontro, dopotutto. La difesa di Fitch era disegnata in modo davvero pregevole, ma era troppo forte: la Easton funzionava meglio contro più avversari che ti circondavano.
Nalizar disegnò una Difesa Ballintain modificata, una difesa rapida con un semplice rinforzo di base. Mentre il professor Fitch stava ancora piazzando le sue linee interne, Nalizar passò a un attacco aggressivo, tracciando dei gesseri.
Gesseri. Fatti con Linee di Creazione, costituivano il cuore di molti scontri ritmatici. Nalizar disegnò rapidamente e in maniera efficiente, creando gesseri che assomigliavano a piccoli draghi, con ali e colli sinuosi. Non appena ebbe terminato il primo, quello si mosse e prese vita, poi iniziò a volare lungo il pavimento verso Fitch.
(Pag. 29-30)

Soprassedendo sullo stile, i personaggi risultano simpatici. Tutti ben caratterizzati e facilmente individuabili, come fosse un manga o un anime. Ognuno ha il suo tratto distintivo, il suo modo un po’ stereotipato di porsi, e ciò li rende simili a delle caricature più che a esseri umani a tutto tondo. Ancora, si nota lo svilimento ricercato per il target, che non è stupido come si pensa. Tuttavia, i personaggi rimangono piacevoli e ci si affeziona un minimo.

gesseri

Lotta tra gesseri

Il protagonista è un discorso a parte. Il suo personaggio non fa un percorso regolare e, a tratti, non si capisce dove l’autore abbia intenzione di andare a parare. Certo, Joel impara ad avere più fiducia in sé stesso e cambia, forse, disposizione verso gli altri, ma non è interessato da una grande maturazione interiore.

Ciò è dovuto al fatto che si tratti di semplice genio, e un genio matematico non necessita di migliorare o cambiare approccio per riuscire a far quadrare i calcoli. Ci nasce. È questo il caso di Joel. Un personaggio abbastanza piatto e generico, da questo punto di vista, ma attraversato da alcuni conflitti interiori che suscitano interesse ed empatia. Anche questi, però, non li risolve del tutto, come non risolve la sua situazione: dobbiamo attendere il fantomatico sequel, intitolato The Aztlanian e in uscita, forse, nel 2018 (originariamente fissato per il 2015, poi rimandato al 2017, infine… boh!).

Spezzo una lancia in favore dell’edizione. Come nell’originale, il romanzo è impaginato ottimamente e arricchito da vari disegni. Si va dagli schemi con le difese ritmatiche e le brevi spiegazioni delle varie linee, ai bozzetti dei gesseri che adornano le pagine. Si tratta di disegnini minimali e semplici, certo, ma sono in linea col tema del romanzo e spesso rappresentano ciò che viene narrato. Aumentano l’immersione nel mondo della Ritmatica e delle Isole Unite d’America.

In definitiva Il Ritmatista mi è piaciuto, e non poco. E non è da poco. L’idea in particolare mi ha stregato. Se non fosse per il sequel evanescente e gli altri difetti saremmo di fronte a una nuova saga fantasy dalla fortissima influenza. Non è stato il caso. Il romanzo poteva essere un capolavoro ed è un peccato che sia andata così.

Conclusione: Consigliato!

Contro:

  • Stile banale, descrizioni poco ispirate, assenza di atmosfera
  • Romanzo semplificato in tutti gli aspetti, soprattutto per quanto riguarda la prosa e i personaggi, per andare incontro al target giovanile
  • Le scene d’azione latitano nella prima metà del romanzo e il ritmo accelera solo da un certo punto in poi
  • Mondo fantasy costellato da filler e note di colore assolutamente inutili
  • Troppe cose lasciate in sospeso, personaggi mozzati (Joel) e spunti non conclusi, in attesa di un sequel che tarda ad arrivare

Pro:

  • La Ritmatica: idea originale, pregnante e ben gestita. Un sistema magico assolutamente inedito
  • Nonostante la prosa e lo stile non brillino, non fungono nemmeno da ostacoli (diversamente da tanti scrittori più rinomati). Il libro scorre che è un piacere
  • Elementi misteriosi che suscitano una grande curiosità e spingono il lettore a divorare le pagine. Il vero motore del romanzo
  • Ottima edizione costellata da schemi esplicativi e disegnini che adornano le pagine, mostrando ciò di cui si parla
  • Personaggi simpatici e ben delineati per il target di riferimento. Un po’ meno per i lettori cresciutelli
Voto: Tre caschi!
Tre caschi Palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *

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