Il ConciliatoreIl Conciliatore di
Genere: fantasy epico
Editore: Fanucci, Tor Books il
Pagine: 688
Punteggio: 3.5/5
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Descrizione:

Da ormai trecento anni il regno di Hallandren è governato dagli dèi Ritornati, uomini morti in modo esemplare e tornati a nuova vita dall’aldilà, e dal loro sovrano assoluto, il Re Dio. La vecchia dinastia reale, fuggita durante la Pluriguerra, si è ritirata nell’enclave di Idris, un territorio impervio e montagnoso che però consente loro di controllare i valichi settentrionali. Per ricomporre le differenze e riunificare i due stati, una principessa idrisiana dovrà andare in sposa al Re Dio e generare con lui un erede; ma nella Corte degli Dèi, luogo di intrighi, complotti e sotterfugi, qualcuno sta tramando nell’ombra.
Nella cornice della variopinta città di T’Telir, dove colori e Soffio vitale possono donare vita agli oggetti inanimati, un gruppo composito di personaggi, giovani principesse, mercenari esuberanti, divinità svogliate, altezzosi sacerdoti, soldati Senzavita, loschi figuri e spade parlanti, cercheranno di fomentare una guerra... o di sventarla prima che sia troppo tardi.

Il Conciliatore, o Spezza-Guerra

Il Conciliatore è un romanzo autoconclusivo pubblicato da Brandon Sanderson nel 2009. È ambientato sul pianeta di Nalthis e, come per molte altre opere dell’autore, nell’universo condiviso del Cosmoverso. A differenza de Il Ritmatista, altro romanzo singolo dell’autore in attesa (al momento in cui scrivo l’articolo) di sequel, Il Conciliatore è stato progettato senza seguiti in mente.

Ciò detto, Sanderson sta lavorando a un altro romanzo ambientato sullo stesso pianeta e che condivide le premesse dell’opera in esame. L’autore ha specificato che non si tratterà di un sequel vero e proprio, ma non ha rivelato ulteriori informazioni. Come per Il Ritmatista, aggiornerò l’articolo non appena il romanzo sarà pubblicato o rilasciato ufficialmente in qualche forma.

Le attese, purtroppo, sono la norma con questo autore, sempre impegnato in una moltitudine di progetti e tutti di un certo spessore. Sono celebri, per esempio, la saga de Le Cronache della Folgoluce o Mistborn. In effetti, Brandon Sanderson è uno degli autori fantasy più prolifici, stimati e promettenti del panorama americano; a tal punto da essere stato notato anche nel nostro paese.

A differenza degli altri romanzi però, la stesura de Il Conciliatore ha seguito un iter molto particolare. A tal proposito, lascio la parola all’autore che, sul suo sito web, ci spiega com’è nato il progetto:

Warbreaker is something of an experiment for me. For a long time, I’ve wanted to release an e-book on my website. My first inclination was to grab one of my old, unpublished books and offer it.
And yet, one of my main reasons for releasing said e-book would be for publicity reasons. I wanted something I could give away for free which would show what I’m capable of writing and therefore (hopefully) encourage people to look into my other books. I figure that if people give my books a try, they’ll be hooked and read the other ones.
That made me want to offer something new. Something that showed off the very best of my abilities. Why offer an inferior product as your free sample? If it wasn’t good enough to get published on its own, then wouldn’t that lead people to think of my books as inferior?
That leads us to Warbreaker. This is not an old work. In fact, this is my newest work. It has been purchased by Tor (who gave me permission to try this experiment) and will be published in hardcover in 2009, with a paperback release to follow the next year.
I like to have a lot of contact with my fans, and as I contemplated releasing a new book (rather than an old one) on my website, I had a chance to do something rarely seen. I could release drafts of the book as I wrote them, allowing my readers to catch a glimpse of the writing process. They could see the evolution of the book, maybe even offer feedback on early drafts, allowing them to have a much closer connection to me as a writer and this book in specific. By doing this, I could make Warbreakera project which would engage my already existing readers as well as people who’d never tried my books before.
I decided to go ahead and give this a try. That was back in June of 2006.

A questo indirizzo potete trovare, infatti, tutte le versioni de Il Conciliatore, dalla 1.0 alla 6.1. Chi mastica l’inglese sarà felice di sapere che le varie bozze, inclusa quella definitiva, sono state rilasciate dall’autore sotto CC BY NC ND 3.0. In altri termini, potete leggerle, condividerle, stamparle… perfino usarle per delle fanfiction. E, se non vi basta, trovate le annotazioni di Sanderson relative a ogni singolo capitolo, nonché le scene tagliate. Insomma, una Bengodi per i fan dell’autore!

Per questa imponente opera (da circa settecento pagine), la Fanucci ci ha regalato una brutta traduzione e una delle copertine più orrende che abbia mai visto, nella sua edizione del 2011. E, se le copertine sono importanti ai fini del successo di un romanzo, lo sono particolarmente per un fantasy. Non mi credete? Lascio a voi il giudizio.

Il Conciliatore, di Brandon Sanderson
Il Conciliatore, Fanucci, 2011

Il Conciliatore non ha goduto dello stesso successo di altre opere di Sanderson, nel nostro paese, ma ciò non significa che valga di meno. Si tratta di un fantasy epico dal tono un po’ ambiguo: se di primo acchito può sembrare ingenuo e orientato a un pubblico Young Adult, il romanzo si rivela sorprendentemente maturo in certi passaggi e tematiche. D’altro canto, alcune scelte fanno effettivamente pensare a un target giovane…

In ogni caso, Warbreaker si dimostra un’opera ricca di sorprese, come andremo a vedere. Ho usato il titolo originale non a caso: la traduzione letterale e senza sforzo sarebbe “Spezza-guerra“. Non mentivo quando parlavo di traduzione brutta, a partire dal titolo. Il Conciliatore mi fa pensare a un bravo avvocato, più che a un fantasy che tratta di guerra, intrighi e magie. Questo, insieme alla copertina di poc’anzi, riuscirebbe a estinguere la curiosità di qualunque avventore…

Idris & Hallandren

La quarta di copertina svela fin troppo dell’intreccio, ma è un ottimo punto di partenza per parlare del mondo de Il Conciliatore. L’ambientazione si divide, principalmente, in due realtà: quella dei regni di Idris e Hallandren. In particolare, gran parte della storia ha luogo nella capitale di quest’ultimo, T’Telir: una grande città, piena di vita e costumi, in cui risiede la Corte degli Dèi, centro del potere hallandriano.

La storia de Il Conciliatore si fonda sulle tensioni che intercorrono tra i regni di Idris e Hallandren e alcuni dei protagonisti della storia provengono proprio dal primo: un paese montano ben più modesto e morigerato della controparte, e con una fede religiosa differente. Trovo che sia stato un peccato non approfondire di più questa realtà; Sanderson dedica a Idris la parte iniziale del romanzo, ma le proporzioni sono decisamente in favore di Hallandren. Ha senso, dato che la storia si svolge lì, ma un’introduzione più efficace avrebbe fatto bene alla storia da molti punti di vista.

Tornando all’ambientazione, abbiamo a che fare con il tipico fantasy medievaleggiante, ma con un twist: il sistema magico che, a differenza di fantasy meno studiati e più blasonati, influenza profondamente il world-building. Come abbiamo potuto constatare ne Il Ritmatista, Sanderson ci sa fare con la magia; direi che è il suo punto forte e in questo romanzo non si smentisce. Certo, è un sistema meno originale, più di soft che di hard magic rispetto a quello de Il Ritmatista, ma rimane di ottimo livello.

Vasher e Sanguinotte, da Il Conciliatore
Vasher e la sua Sanguinotte, illustrazione di Micah Epstein per l’edizione rilegata in pelle de Il Conciliatore

Nel mondo de Il Conciliatore, gli umani nascono col Soffio, una sorta di energia vitale collegata ai colori. Ogni persona nasce con un Soffio, ma può sempre donarlo o perderlo in qualche modo. In tal caso, quella persona diventa Smorta. Maggiori quantità di Soffio permettono di vedere i colori con più nettezza, scorgendo ogni sfumatura, ma non solo: la percezione della vita aumenta, i sensi si affinano, la salute si rinforza e rende più difficile ammalarsi, invecchiare e così via.

Ma i Soffi sono molto più di questo. Attraverso i Comandi, i Soffi possono essere donati ad altre persone; si possono infondere per animare oggetti o, perfino, cadaveri; permettono la resurrezione di veri e propri dèi tra gli uomini, i cosiddetti Ritornati e tanto, tanto altro. Com’è tipico coi sistemi magici elaborati da Brandon Sanderson, essi acquisiscono maggior profondità con l’avanzare della narrazione, ma non solo. L’essenza stessa del Soffio assume nuove connotazioni, una nuova identità, man mano che si rivelano i suoi segreti.

E con una nuova identità arrivano nuove declinazioni. È uno schema ricorrente nei fantasy di ottima fattura, poiché permette di accrescere il sense of wonder e rigenerarlo a più riprese, senza che il lettore si abitui troppo all’elemento fantastico. Purtroppo, però, ciò confina l’elemento stesso nel regno dello spoiler, perciò non posso parlarne più di tanto. Tuttavia, posso parlare delle implicazioni a cui mi riferivo prima, così pervasive nel mondo delineato dall’autore.

Il Dio degli idrisiani è Austre, Dio dei colori. A Idris, i cittadini sono educati a vivere una vita casta e priva di ostentazioni; vietati i fiori, gli abiti troppo colorati (il marrone è di moda) e così via. Il Soffio è sacro e “giocare” con esso è considerato sacrilego, oltre che illegale. Ogni famiglia deve offrire un figlio come monaco perché si prenda cura dei bisognosi e la vita scorre tranquilla, come in una comunità rurale di montagna.

Hallandren è l’opposto. T’Telir è una città coloratissima, sfarzosa, ricca d’arte e persone bizzarre. Le pratiche considerate immorali, a Idris, sono all’ordine del giorno a T’Telir: tra bordelli e ristoranti (concetto sconosciuto agli idrisiani), gli hallandriani vendono e comprano Soffio, lo sottraggono alla povera gente per tenere in vita i propri dei, lo usano per scopi militari, per risvegliare oggetti eccetera. Quella hallandriana è una società classista in un cui il Soffio rimpiazza, in parte, il denaro, e il Re Dio, capo degli dèi Ritornati, rimpiazza l’invisibile Austre.

Mappa di T'Telir, di Shawn Boyles
Mappa di T’Telir, realizzata da Shawn Boyles (cliccate l’immagine per ingrandirla)

E questo è soltanto l’inizio. Man mano che il sistema magico si apre, così fa il mondo ideato dall’autore. Il risultato è un world-building coerente, approfondito, originale… ottimamente caratterizzato, come in un fantasy che si rispetti. Sanderson non lesina sulla moralità e sugli aspetti più esotici e difficili da digerire del contesto da lui forgiato, dando una maturità inaspettata al sistema sociale. E parliamo di un world-building di ampio respiro, degno di un epic o high fantasy.

Siri, Vivenna, Lievecanto e Vasher

Il Conciliatore si focalizza su quattro personaggi. La narrazione è in terza persona limitata e segue uno dei quattro alla volta, per poi cambiare da un capitolo all’altro o nello stesso capitolo. Come accade di solito con questo tipo di scelte, calarsi nei personaggi risulta un po’ ostico inizialmente e la trama si dipana molto lentamente, per poi accelerare all’incrociarsi delle varie storyline.

Warbreaker, Tor, 2009
Warbreaker, Tor, 2009

È un approccio che non amo ma devo ammettere che Sanderson se l’è cavata. Gran parte del merito è dovuto ai personaggi stessi, tutti interessanti e ottimamente caratterizzati. Ciascuno di loro offre una visione diversa del mondo fantastico creato dall’autore, nonché della vita in generale. I quattro eroi hanno caratteri e vissuti diversificati, approfonditi… e Sanderson spinge sul lato dell’introspezione come non mi sarei mai aspettato.

Non siamo certo ai livelli di un Silverberg o, cambiando genere, di Dostoevskij, Drieu la Rochelle, Mishima, Céline eccetera, ma l’autore rivela una vena psicanalitica davvero niente male. Siamo ben al di sopra della media, soprattutto dato il genere di riferimento, e la caratterizzazione psicologica aggiunge un ulteriore grado di maturità all’opera. Quando i personaggi espongono la loro interiorità, Il Conciliatore risulta più adulto e saldo che mai, da un punto di vista letterario.

Certo, non tutte le ciambelle riescono col buco. È già difficile realizzare un eroe degno di questo nome; gestirne quattro è a dir poco complicato. Vivenna e Vasher mi sono sembrati i più deboli: la prima è un po’ troppo passiva, sebbene per esigenze di trama, e sfiora il didascalico e il melodrammatico in certe scene. Vasher, invece, è un personaggio enigmatico e misterioso e gli viene dedicato molto meno spazio nella narrazione; tuttavia, il modo in cui è liquidato, alla fine, non mi ha convinto.

Sturmklänge, Heyne, 2013
Sturmklänge, Heyne, 2013

Il mio preferito è senza dubbio Lievecanto L’Audace. Un personaggio per nulla scontato, a differenza della principessa Siri, e dotato dei dialoghi più brillanti del romanzo. Forse troppo brillanti, alle volte, ma in linea con la personalità di Lievecanto. In ogni caso, Sanderson si è dedicato a ciascuno degli eroi con tanta perizia da realizzare un vero e proprio character study soggiacente alla narrazione. Non sempre elegante, badate.

Parlavo delle cadute di Vivenna, e sono state abbastanza pesanti. Invero, tutti i personaggi sono contraddistinti da tanti, troppi monologhi interiori, anche nei momenti più surreali e improbabili (come durante un combattimento). Come se non bastasse, molti dei monologhi sono imbastiti di spiegoni e riferimenti per lettori speciali.

Capita, per esempio, che Sanderson sfrutti i pensieri o i dialoghi per ricordare ai lettori nomi e gesta di certi personaggi, porzioni di world-building o per spiegare elementi facilmente intuibili. E non sono cadute di stile rare o minime. Gli spiegoni, in particolare, abbondano fin da subito nella narrazione e riportano Il Conciliatore alla media del fantasy. Per fortuna, le tante tematiche toccate dalla storia e dai personaggi attutiscono il colpo, soprattutto per la grazia con cui l’autore si è dedicato a esse (con qualche eccezione).

Reversal

Il Conciliatore è tutto fuor che scontato, il che è un altro elemento che riesce a distinguerlo dalla massa di fantasy scritti coi piedi. Non lo è per quanto concerne i personaggi, l’ambientazione, il sistema magico, la trama né le tematiche, anche forti, che incontriamo durante la lettura: guerra, violenza, immigrazione, accettazione di sé e chi più ne ha più ne metta. Incredibile ma vero: Sanderson riesce a non farci la morale!

Rozjemca, MAG, 2016
Rozjemca, MAG, 2016

È molto, molto raro che un autore, soprattutto americano, non scada nella retorica quando mette in gioco i “grandi temi“. Non succede sempre, badate (e qui torna il riferimento a Vivenna e il melodramma), ma il risultato è più che soddisfacente. Da questo punto di vista, l’autore dimostra un’intelligenza della realtà degna delle introspezioni di cui sopra, nonché un certo rispetto nei confronti dei lettori stessi. Strano che la narrazione non segua di pari passo, però.

Come nei libri di qualità, non ci sono buoni e cattivi veri e propri. Credo che parte del merito sia dovuto al Tema portante del romanzo, dichiarato da Sanderson stesso. Nelle annotazioni al secondo capitolo, l’autore afferma: «But what’s going on here is that I’m trying to pull the first of many reversals in this book. A reversal is more than just a plot twist—it’s a swap. (Or at least that’s how I define it in my head.) Just like Elantris’s substructure was that of the chapter triads, Warbreaker’s substructure is that of reversals. People change places or do 180-degree turns».

Reversal significa “capovolgimento“, “ribaltamento“, “inversione“. Dicevo che nulla è scontato e non potrebbe essere altrimenti, dato il Tema che guida l’intero romanzo. Sanderson non mentiva: ogni singolo personaggio, ogni capitolo inverte le aspettative e genera un gran numero di colpi di scena. La narrazione de Il Conciliatore stupisce più e più volte; non sai mai cosa aspettarti e l’autore non si è risparmiato nelle sue intenzioni.

破战者, 重庆出版社, 2018
破战者, 重庆出版社, 2018

Parte della grandezza de Il Conciliatore è proprio qui, nel suo Tema. Se così non fosse stato, nulla avrebbe destato un simile interesse. Tuttavia, è una scelta azzardata, poiché non si tratta di un Tema vero e proprio, né di una premessa o punto di vista tematico. È solo un meccanismo. In quanto tale, infatti, inizia a perdere di efficacia, una volta svelato… e l’applicazione dello stesso non è sempre giustificata, a mio avviso.

Una volta compresa l’intenzione dell’autore, non mi è stato difficile prevedere numerosi colpi di scena. Di alcuni, in realtà, non ci sarebbe stato alcun bisogno, e hanno solo annacquato un po’ la trama. Detto ciò, un’inversione non capita sempre come ce la si aspetterebbe, perciò Il Conciliatore ha continuato a sorprendermi anche dopo che ne avevo intuito la struttura, sebbene in misura assai minore. Il finale, infatti, non mi ha colpito più di tanto, né le varie rivelazioni presenti nell’ultima parte del libro.

A eccezione, ovviamente, di Lievecanto, che è la parte più riuscita del romanzo.

Intrighi a Corte

Ho parlato tanto di ambientazione, personaggi, tema… ma non della trama in sé. Non c’è molto da dire in proposito: il nodo si scioglie pian piano, in un continuo crescendo e con un buon ritmo, nonostante lo spessore del libro. Ancora, credo che il world-building e le frequenti “inversioni” aiutino molto in termini di tensione narrativa. In certi frangenti, Il Conciliatore ricorda addirittura un mystery o un thriller.

La trama è, insomma, ricca di suspense, misteri e colpi di scena, elementi necessari data la mole e la complessità dell’intreccio. Sì, perché abbiamo a che fare con una vicenda epica e onnicomprensiva in cui le diverse storyline dei protagonisti s’integrano alla perfezione. Ogni aspetto è studiato nei minimi dettagli e svolge una funzione precisa. Certo, si poteva tagliare qualcosina ma tutto sommato le cose filano lisce e sensate, senza gli ingorghi tipici del fantasy.

Vivenna, da Il Conciliatore
Vivenna, illustrazione di Dan Dos Santos per l’edizione rilegata in pelle de Il Conciliatore

Sanderson è riuscito a soddisfare pienamente l’ambizione della trama senza inciampare nel garbuglio, anche grazie al linguaggio semplice e diretto che ha impiegato. Le pagine scorrono che è un piacere, sebbene non lascino chissà quale impatto. Lo stile è, per l’appunto, fin troppo pulito e funzionale, vale a dire minimalista, il che ben si accorda con un romanzo voluminoso e per un target giovanile. Ma non tanto per uno adulto.

Vasher era in piedi in cima al palazzo del Re Dio, osservando il sole calare sopra la foresta pluviale a occidente. Il tramonto era vivace in mezzo alle nuvole, facendo avvampare i colori, con bellissimi rossi e arancione che dipingevano gli alberi. Poi il sole scomparve e i colori sbiadirono.
Alcuni dicevano che, prima che un uomo morisse, la sua aura BioCromatica avvampasse di un’improvvisa lucentezza. Come un cuore che dava il suo ultimo battito, come l’ultima increspatura di un’onda prima dell’arretrare della marea. Vasher l’aveva visto accadere, ma non con ogni morte. Quell’evento era raro, all’incirca come un tramonto perfetto.
Drammatico, osservò Sanguinotte.
Il tramonto?, chiese Vasher.
Sì.
Tu non puoi vederlo, disse alla spada.
Ma posso percepire te vederlo. Cremisi. Come sangue nell’aria.
Vasher non rispose. La spada non poteva vedere. Ma con il suo potente, distorto BioCroma, poteva percepire la vita e le persone. Entrambe erano cose che Sanguinotte era stata creata per proteggere. Era strano con quanta rapidità e facilità la protezione potesse causare distruzione. A volte Vasher si domandava se quelle due cose non fossero in realtà la stessa. Proteggi un fiore, distruggi i parassiti che vogliono cibarsene. Proteggi un edificio, distruggi le piante che sarebbero potute crescere in quel terreno.
Proteggi un uomo. Convivi con la distruzione che genera.
Anche se era buio, la percezione vitale di Vasher era forte. Poteva avvertire appena un poco l’erba che cresceva giù in basso e sapere quanto era distante. Con più Soffio, sarebbe potuto perfino essere in grado di percepire i licheni che crescevano sulle pietre del palazzo. Si inginocchiò, posando una mano sulla gamba dei suoi pantaloni e una sulla roccia del palazzo.
(Il Conciliatore)

Ancora, le scelte dell’autore non mi convincono appieno. Sanderson tratta temi forti, ma non li descrive davvero. Crea un mondo ricco di immaginazione, ma lo descrive in modo asettico e minimale. Caratterizza i personaggi con dovizia di particolari, ma a stento sappiamo come sono fatti. È il grande paradosso di questo romanzo: ingenuo e debole, ma intelligente e di spessore. Credo che l’autore abbia cercato un compromesso, in questo senso.

Del resto, evitare di descrivere per bene i personaggi non è un errore, se tali connotati non servono alla narrazione. Lo stesso dicasi dell’ambientazione. Se ciò non ha appesantito la trama, però, il risultato è che non sono riuscito a immaginare nessuno e nessun posto. T’Telir è rimasta vaga nella mia mente, con poche eccezioni. Non mi sono immerso davvero, non ho provato emozioni particolarmente forti né un coinvolgimento viscerale. Ciò che mi ha spinto a divorare il libro è stata, più che altro, la curiosità.

È un vero peccato che Il Conciliatore non abbia atmosfera, né sensazioni palpabili. Avrei voluto vedere realmente l’imponenza dei Ritornati, la ricchezza di Hallandren, nonché le emozioni dei personaggi attraverso i loro occhi. C’è anche una colpa strutturale, in questo, e riguarda Siri, Vivenna e Vasher (ma non Lievecanto!). Non posso dire apertamente quale sia, perciò… la indicherò nello spoiler qui di seguito.

Quei tre non soffrono abbastanza. La fine tragica di Lievecanto è perfetta, perché è sofferta, struggente e soddisfa al 100% gli obiettivi del personaggio in termini di plot e subplot. Gli altri tre, al contrario, vanno incontro a una conclusione all’acqua di rose e, se sono interessati da un cambiamento interiore nel midpoint, tale cambiamento non costa loro granché. Non è una vera trasformazione; solo l’idea superficiale di una trasformazione. All’atto pratico, nel momento di trasformazione e climax di ciascuno di loro, essi non subiscono le ripercussioni delle loro scelte. E le scelte prive di conseguenze sono comode, deboli… inutili.

Conclusione: consigliato!

Contro:

  • Idris meritava un approfondimento maggiore.
  • Il meccanismo narrativo diventa evidente, dopo un po’.
  • Tanti spiegoni e troppi monologhi interiori.
  • Alcuni personaggi inferiori agli altri.
  • Aiutini per lettori speciali.
  • Stile mediocre e annacquato, ma almeno…

Pro:

  • … non fastidioso.
  • Ottimo world-building.
  • Ottimo sistema magico.
  • Caratterizzazione dei personaggi eccellente.
  • Colpi di scena a catinelle.
  • Grandi temi non trattati con superficialità e condiscendenza.
  • Trama ambiziosa, ma scorrevole e ben architettata.

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