God of WarGod of War di
Genere: Fantasy
Editore: Titan Books il
Pagine: 416
Punteggio: 0.0/5
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Descrizione:

Il romanzo tratto dall’ultimo, spettacolare gioco della saga di God of War.
Sono passati molti anni dalla sua vendetta contro gli dèi dell’Olimpo, e ora Kratos vive come un uomo nel regno degli dèi e dei mostri norreni. È in questo mondo gelido e che non perdona che deve lottare per sopravvivere… e insegnare a suo figlio a fare lo stesso. La sorprendente rielaborazione di God of War decostruisce gli elementi fondamentali che definivano la serie (combattimenti esaltanti, dimensioni incredibili e una narrazione potente) e li fonde in qualcosa di completamente nuovo.


Un Capolavoro Videoludico

God of War è una serie di giochi d’avventura sviluppati da SIE Santa Monica Studio e pubblicati su PlayStation. L’ottavo capitolo della serie, intitolato per l’appunto God of War e rilasciato nel 2018, ha proposto un cambio netto dell’ambientazione: dalla mitologia greca a quella norrena. E ha riscosso un successo planetario, con tre milioni di copie vendute a tre giorni dall’uscita.

Un’opera tanto acclamata non poteva non partorire una sequela di prodotti paralleli e secondari. Mi riferisco, per esempio, al documentario God of War: Rising Kratos; all’oggettisca, ai gadget, ai vestiti, all’ominimo fumetto e all’ominimo romanzo, del quale ci accingiamo a parlare in questo articolo.

Occorre una premessa. Ho sempre diffidato dei romanzi basati sui videogiochi perché si tratta, spesso, di banali cash grab scritti a tavolino da qualche giornalista o ghost writer da quattro soldi. L’ho pensato anche di God of War, finché non ho dato un’occhiata alla quarta di copertina e ho notato chi fosse l’autore.

Parliamo di J. M. Barlog, scrittore americano di romanzi di vario genere, tra cui il vincitore del premio Best Thriller Windows to the soul. Non è uno scrittore tradotto qui da noi e il nome non vi dirà niente. Eppure, proprio dal nome e dalla foto ho pensato per un attimo che si trattasse di Cory Barlog, direttore creativo del succitato capolavoro videoludico.

James Barlog è, in effetti, il padre di Cory Barlog. La cosa mi ha intrigato, poiché l’essenza stessa di God of War risiede nel rapporto padre-figlio che intercorre tra il protagonista, Kratos, e il piccolo Atreus. È una delle trame più belle e curate di sempre in campo videoludico, accompagnata dall’ambientazione più ricercata e dettagliata che io abbia mai riscontrato in una storia.

Non è un’iperbole. Chi sottovaluta i videogiochi in quanto a storytelling, è un ignorante e una persona limitata. I videgiochi sono, anzi, uno dei media più efficaci nel raccontare vicende e trasmettere messaggi ed emozioni. Provare per credere; come non tutti i film sono cinepanettoni, non tutti i videogiochi sono sparatutto senza cervello.

Il romanzo ufficiale di God of War prometteva qualcosa in più rispetto ai normali adattamenti. Un’angolazione diversa e più intima, grazie al supporto letterario, della relazione Kratos-Atreus, magari sulla scorta di quella James-Cory. Uno sguardo ulteriore alla splendida e immensa mitologia norrena, già onnipresente nel videogioco ma alla quale non si può mai dire basta.

Dunque, God of War – il romanzo ufficiale ha soddisfatto o superato le mie aspettative?

La Sceneggiatura Romanzata di God of War

Poco dopo aver iniziato a leggere, ho provato un senso di déja vu. Avevo già assistito alle scene descritte. Avevo già sentito quei dialoghi, perfetti e precisi. J. M. Barlog ringrazia, in effetti, il team di sceneggiatura del videogioco a inizio libro. Lo ringrazia e lo depreda, a quanto pare.

L’adattamento letterario di God of War non è altro che la sceneggiatura di God of War stessa. L’autore ha riproposto ogni singola situazione, parola e, in larga parte, azione svolta dai personaggi nel videogioco. Una decisione folle, a mio avviso, perché non aggiunge assolutamente nulla all’esperienza giocata su Playstation. E chi volete che compri il romanzo di un videogioco, se non un fan?

È una scelta di una pigrizia infinita. J. M. Barlog si è limitato a svolgere il compitino con la pappa pronta. Non ci ha messo del proprio neanche nell’introspezione dei personaggi, nella relazione filiale… non ha fatto nulla se non unire qualche scena attraverso congiunzioni e avverbi. In soldoni, l’autore non ha scritto un romanzo.

God of War rimane un capolavoro, però. Se il romanzo ne mima fedelmente lo svolgimento, non può che piacere e catturare, giusto? Sbagliato. J. M. Barlog riesce a rovinare ciò che hanno fatto altri per lui con la sua pessima prosa. Il suo adattamento somiglia più a un gigantesco riassunto. Certo, ci sono sequenze descritte con minuzia, ma il più delle volte l’autore si limita a raccontare con sciatteria ciò che accade.

Insomma, i personaggi “cercano”. “Lottano”. “Reagiscono” in modi non meglio specificati a situazioni vaghe, in ambientazioni appena accennate. Proprio come in una sceneggiatura. Manca l’ossatura di un vero romanzo. Manca la ciccia, l’emozione e la chiarezza. Manca tutto, a essere onesti. Mi sento a disagio a recensire una simile porcheria.

Come se non bastasse, J. M. Barlog dimostra di non conoscere neanche i rudimenti di scrittura narrativa. Il punto di vista è una terza persona pseudo limitata e pseudo onnisciente. Essa salta continuamente dalla testa di Kratos per entrare in quella di Atreus e viceversa, per poi affermare cose che nessuno dei due dovrebbe sapere. Un disastro, insomma.

La cosa peggiore, però, è probabilmente il modo in cui God of War – il romanzo ufficiale «decostruisce gli elementi fondamentali che definiscono la serie». Mi riferisco, in modo particolare, a come l’autore incorpora le meccaniche di gioco nella narrazione.

Esempio: Nel gioco, Brock e Sindri potenziano l’ascia di Kratos, aumentandone i danni e sbloccando nuove abilità. Nel libro, Brock e Sindri prendono, allo stesso modo, l’ascia di Kratos e la “potenziano”. Ma che cacchio significa?

Il Trappolone di God of War

Nonostante tutto, il romanzo di God of War può piacere. Anzi, è probabile che piacerà ai fan che si apprestano a leggerlo. Io stesso ho trovato piacevole leggerlo, a dispetto della mia critica e del punteggio da me assegnato. Ma come si spiega una cosa del genere? È semplice, a pensarci.

Ti piace la storia del videogioco? Ti piacerà la storia del romanzo. Lo stesso vale per le scene, i personaggi, l’ambientazione e così via. Non può essere altrimenti, poiché il libro è un monumentale copia incolla del gioco stesso. Diavolo, chiunque avrebbe potuto scriverlo semplicemente giocandoci. Figuriamoci un autore in possesso, per di più, dellla sceneggiatura originale.

Leggere il libro di God of War permette, in pratica, di rivivere il videogioco momento per momento. Non è necessario che le descrizioni siano decenti, le sequenze chiare o altro, perché la memoria del videogioco entra in azione. In altre parole, non ho fatto altro che ricordare, per immagini, ciò che ho giocato durante la lettura. Nessun bisogno, perciò, di immaginare a partire dal testo, come con qualsiasi altra opera di narrativa.

Perché assegnare zero a un romanzo che, tutto sommato, gode dei pregi di cui gode quel capolavoro del videogioco? Perché non è merito del romanzo, cazzo! Anzi, avrei assegnato un punteggio minore, se fosse stato possibile. Non solo il libro di God of War è la copia del videogioco, ma ne è una versione di gran lunga inferiore. Annacquata, storpiata, raffazzonata e pigra.

È come se, a scuola, l’insegnante chiedesse ai ragazzi di scrivere un riassunto di qualche capitolo dei Promessi Sposi. Ecco, il romanzo di God of War è un ibrido tra un riassunto da liceale e la sceneggiatura del gioco. Tutto qui. Potrebbe mai essere al livello dell’originale? Ne è, letteralmente, una derivazione scadente.

Non fatevi ingannare e non spendete soldi per questa bieca operazione commerciale. Piuttosto, rigiocate God of War sulla vostra Playstation. È la stessa cosa, solo… un’altra cosa. E mille volte meglio.

God of War – il gioco di carte
God of War – il gioco di carte non poteva mancare, vero?

«Guarda questo posto», mormorò Atreus, sorpreso dall’enormità dei dintorni.
«Restami vicino. E non toccare nulla».
Attraversarono un altro lungo ponte verso la luce, mentre Kratos controllava ogni particolare sul loro cammino, pronto a scoprire qualsiasi traccia di pericolo. Quel luogo gli era del tutto sconosciuto. Non sapeva cosa aspettarsi. Ma da cosa avrebbe dovuto guardarsi? Esaminò quel pensiero da ogni possibile angolazione, mentre procedeva a passi sicuri e decisi. C’era qualcosa, lì intorno, e con tutta probabilità non sarebbero riusciti a evitarlo.
«Non tornerà, vero?», domandò Atreus, sperando di sbagliarsi. Kratos non rispose, continuando a procedere cauto lungo il ponte.
«La strega ha detto di procedere verso quella colonna di luce laggiù», continuò Atreus.
«Ed è lì che stiamo andando», scattò Kratos, di rimando, lanciandogli un’occhiata che intendeva zittirlo.
Mentre procedevano lungo il ponte, videro una sagoma indistinta in lontananza, sul loro cammino. Kratos rallentò il passo per valutare la possibile minaccia; Atreus rallentò a sua volta, per restare al fianco del padre.
«Cosa pensi che sia, quello?», chiese il ragazzo.
Per la prima volta, Kratos abbassò lo sguardo su di lui, ma non disse nulla.
(…).
Un gruppo di elfi scuri si abbassò di quota, mantenendo una serrata formazione difensiva, e si librò su Kratos mentre i due procedevano.
«Stai pronto», ordinò lui al figlio.
Gli elfi scuri virarono con decisione a destra, come per prepararsi a un assalto frontale. I primi tre si staccarono dalla formazione, con le armi pronte, e si avvicinarono rapidi. Kratos li response senza esitazione con l’ascia. Gli altri restarono lontani dallo scontro, valutando il nuovo nemico prima di attaccarlo.
Atreus ebbe tutto il tempo di incoccare una freccia e scoccarla contro il più lontano degli elfi che li avevano attaccati. La freccia mancò il bersaglio, costringendo il ragazzo a sguainare il pugnale per difendersi dall’elfo scuro che gli si gettò contro. «Perché ci attaccano? Non abbiamo fatto nulla per provocarli!», gridò Atreus. Si gettò a terra per evitare la lama in arrivo e scattò di nuovo su, ma fu troppo lento per contrattaccare con efficacia.
«Preparati. Ne arriveranno altri!», esclamò Kratos.
(God of War, di J. M. Barlog. Pag. 121-122-123).

Conclusione: sconsigliatissimo!

Contro:

  • Una copia spudorata della sceneggiatura originale. Scene e dialoghi si svolgono esattamente come nel videogioco.
  • L’autore non sfrutta il supporto letterario per una maggiore introspezione, né per una lettura approfondita del rapporto padre-figlio.
  • L’autore si limita a unire le scene e a esporle malissimo. Anche l’ambientazione è appena accennata.
  • Le meccaniche di gioco adattate alla narrazione sono un pugno in un occhio alla verosimiglianza della vicenda.
  • Non ha senso leggere questo libro quando si potrebbe giocare o rigiocare al videogioco.

Pro:

  • La struttura narrativa di God of War rimane un capolavoro. Ma non è merito del romanzo.
  • Nonostante la pessima scrittura, è facile per un fan immaginare tutto ciò che succede per filo e per segno. O meglio, ricordare, poiché è la memoria videoludica a entrare in gioco.
  • Se piace il videogioco, il romanzo non può non piacere. Ma è merito della sceneggiatura e non del romanzo.

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