Di Metallo e Stelle — L'apprendista di Leonardo, di Luca Tarenzi

Titolo originale: Di Metallo e Stelle — L’apprendista di Leonardo

Autore: Luca Tarenzi

Anno: 2016

Genere: Fantasy storico, Clockpunk

Lingua: Italiano

Editore: Gainsworth Publishing

Pagine: 258

Di Metallo e Stelle — Un’Avventura Italiana

Luca Tarenzi è uno degli autori di fantasy in Italia più prolifici e longevi. Solo negli ultimi dieci anni egli ha pubblicato ben nove romanzi, spalmati tra vari editori (tra cui Salani). Conoscerete, forse, uno dei suoi titoli più famosi, Godbreaker, un urban fantasy italiano di successo.

Di Metallo e Stelle, al contrario, ha avuto una gestazione letteraria a dir poco travagliata. Tarenzi riporta, sul suo blog, le seguenti parole:

In realtà non è un libro “nuovo”: l’ho scritto nel 2012, su commissione, come parte di un progetto che poi non si è mai concretizzato. Quest’anno ha trovato casa altrove, e con il trattamento adorabile che Gainsworth gli ha riservato (guardate anche solo questo spettacolo di copertina, opera di Rita Micozzi) non potrei essere più felice di così!

La commissione del 2012 mi chiedeva specificamente di scrivere un fantasy ambientato nel Rinascimento italiano, che avesse per setting un castello e che parlasse di arte, di amore e di mostri.

Fortunatamente, sembra che Di Metallo e Stelle abbia trovato una sistemazione confortevole: Gainsworth ne ha fatto un titolo di punta del proprio catalogo e sta pubblicizzando l’opera attraverso vari canali.

A tal proposito, non posso non spendere due parole sull’ottima edizione. Il romanzo è in copertina rigida con un’ulteriore cover di carta ottimamente illustrata; la rilegatura è a filo refe, la formattazione è elegante e la grammatura della carta è spettacolare. Roba da far impallidire le pubblicazioni in carta velina di varie CE più blasonate. Peccato per qualche refuso, che ho incontrato qua e là. La qualità, inoltre, si fa pagare: il libro costa 20 euro, ma si trova facilmente scontato.

Di Metallo e Stelle Front

Di Metallo e Stelle Back

Andiamo al sodo. Di cosa parla, precisamente, Di Metallo e Stelle? Riporto di seguito la trama, come descritta nelle bandelle della summenzionata edizione.

Milano, 1499.
Il Castello Sforzesco è sotto assedio, fuori dall’esercito francese e dentro da un assassino che nessuno può vedere o fermare.
La tranquilla esistenza di Giacomo, giovane apprendista di Leonardo da Vinci, viene all’improvviso sconvolta dai segreti blasfemi del suo maestro, che riportano alla luce enigmi, misteri alchemici, veleni e, soprattutto, presenze mostruose.
Salvare la sua amata Cecilia dalle grinfie del Duca di Milano si trasforma in un’impresa quasi possibile di fronte alla folle missione che il caso pare avergli affidato: fermare una creatura che non dovrebbe esistere fuori dagli incubi, ma che sembra ben intenzionata a togliergli tutto ciò che ha importanza nella sua vita.

 

Fantasy + History

Come avrete notato, Di Metallo e Stelle presenta un insieme di spunti molto interessanti. Abbiamo l’ambientazione, che lo colloca nel filone del fantasy storico; abbiamo l’elemento speculativo leonardesco, il quale avvicina il romanzo al genere clockpunk.

Di Metallo e Stelle rispetta i canoni di tali etichette. Non si limita a trarne ispirazione. L’elemento storico è fondamentale, dettagliato e coerente per l’intera durata del romanzo. Il Castello Sforzesco è stato ingrandito per l’occasione, ma presenta sia le caratteristiche originali dell’epoca (poi andate distrutte) sia quelle favoleggiate, come i passaggi segreti.

Il periodo storico contribuisce a rendere intrigante l’ambientazione, poiché la vicenda si snoda nel Castello e fa eco alle cronache legate a quest’ultimo. In altre parole, l’avamposto di Ludovico il Moro esce impreziosito dall’intreccio e ciò sopperisce alla potenziale monotonia e povertà dell’ambientazione.

Castello Sforzesco vecchia milano

Veduta del Castello Sforzesco. Da Vecchia Milano

Tornando all’aspetto storico, come nella miglior tradizione del genere Tarenzi arricchisce la trama di riferimenti a personaggi realmente esistiti, animati in chiave contemporanea. Non parlo semplicemente di Leonardo e di Ludovico, ma anche del protagonista e dei tanti personaggi secondari. La quasi totalità di essi è tratta dalla storia e ciò denota un grande studio da parte dell’autore.

Al contrario, la parte “urbana” (e urban) non è altrettanto sviluppata. I personaggi si muovono solo e unicamente all’interno del Castello, per ragioni dovute alla trama. Stralci della Milano dell’epoca si manifestano attraverso il panorama e le voci che si diffondono all’interno delle mura.

Il picco, a tal proposito, è senz’altro l’assedio del Castello da parte dei Francesi. Ammetto che mi sarebbe piaciuto vedere qualcosa in più dell’esterno, anche per assaporare la dimensione quotidiana dell’ambientazione. Si pensi che la totalità degli elementi speculativi si consuma proprio nel Castello e non sembra ammettere particolari ripercussioni esterne. Ecco, avrei gradito un respiro leggermente più ampio anche da quel punto di vista.

E qui arriviamo, per l’appunto, all’aspetto fantastico. Parlavamo di clockpunk e non c’è dubbio che Di Metallo e Stelle possa essere così etichettato: abbiamo un misto di tecnologia meccanica leonardesca e alchimia, tropi classici del genere. Tali fantasticherie, però, stentano a manifestarsi e non raggiungono, a mio avviso, il massimo delle potenzialità.

Tarenzi riporta invenzioni originali tratte da reali progetti di Leonardo da Vinci, oltre a studi, prototipi, formule e principi alchemici. Il tutto risulta, ancora, studiato e interessante, tuttavia le conseguenze sono troppo circoscritte.

Non voglio spoilerare, perciò dirò semplicemente che parliamo di un tema tradizionale del retro-futurismo meccanicistico. Un argomento favoloso, per carità, ma condensato in una generica super-forza.

Ho sperato, di pagina in pagina, in qualcosa di più e Tarenzi soddisfa nelle cause che determinano gli elementi speculativi. Gli effetti, però, mi hanno ricordato Lo chiamavano Jeeg Robot: derivativi, che sfociano nel climax in semplici scazzottate super-potenti. Certo, il comparto fantastico resta ben realizzato, ma sottotono rispetto alle premesse.

Macchina da assedio leonardo da vinci

La macchina da assedio progettata da Leonardo da Vinci. Potete dare un’occhiata ad alcuni disegni dell’artista a questo indirizzo

Detto questo, Lo chiamavano Jeeg Robot gode di uno sviluppo tale da renderlo un ottimo film. Di Metallo e Stelle non è da meno.

La narrazione è in prima persona e il what-if del romanzo si riflette con forza nel protagonista. Tornano temi cari a Tarenzi e ricchi di spunti, come l’identità, il libero arbitrio, il significato di umanità. Giacomo risulta un personaggio piacevole, naturale e che genera empatia grazie ai rivolgimenti interiori che lo interessano.

Di Personaggi e Descrizioni

Dicevamo che il protagonista, Giacomo da Vimercate, non delude il lettore e fa affezionare alle sue sorti. Lo stesso non si può dire, purtroppo, di Leonardo, che rimane un po’ in secondo piano. È, del resto, il personaggio più misterioso in Di Metallo e Stelle, le cui reali intenzioni restano nell’ombra fino agli ultimi capitoli. La relazione padre-figlio e mentore-discepolo tra i due è evidente e comprensibilmente poco sviluppata, poiché Leonardo agisce solo a tratti nella narrazione. Direttamente, almeno.

Gian Giacomo Caprotti Salaì

Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì. Discepolo di Leonardo

Per quanto riguarda Cecilia, si nota lo sforzo di non renderla passiva da parte dell’autore, ma attribuire doti caratteriali non basta se esse non servono a plasmare la vicenda: Cecilia, alla fine della fiera, resta l’archetipica “damigella in pericolo” o “principessa da salvare”.

È un ruolo efficace, conclamato, che non disprezzo affatto. Anzi. Tuttavia, la relazione tra lei e Giacomo non è abbastanza approfondita o emozionante da farmi interessare davvero alle sue sorti. Quello che mi preoccupava e mi spingeva a leggere era il destino del protagonista, più che quello della sua amata Cecilia.

Del resto, i due si vedono poco e interagiscono meno, per cause inerenti alla trama. E si tratta pur sempre di due ragazzini, senza particolari pregressi che magnifichino il loro amore. Non riesco che a vederla come una cotta giovanile, alla quale entrambi potrebbero rinunciare senza subire chissà quale trauma.

Cecilia Gallerani

Cecilia Gallerani, la famosa Dama con l’ermellino dipinta da Leonardo

Lo stile è semplice ed efficace. Alcune sequenze sono eccellenti, così vari dialoghi e pensieri. La trama risulta appassionante e, in certi frangenti, al cardiopalma.

D’altro canto, capita che le descrizioni siano un po’ povere. Tarenzi si focalizza sull’azione e sull’introspezione del personaggio, il che è un bene. Tuttavia, i dettagli ambientali donerebbero ulteriore spessore, nonché atmosfera, alla vicenda.

La mancanza si avverte quando giriamo per l’ennesima volta per la piazza d’armi, che, almeno nella mia immaginazione, appare vuota e poco caratterizzata; o quando ci aggiriamo di notte sul Castello, senza un’atmosfera adeguata che rifletta lo stato di ansia del protagonista.

Alla fine della fiera, il Castello non offre una grande varietà di scorci e la colpa non è certo dell’autore. Tuttavia, proprio quando Tarenzi potrebbe sbizzarrirsi, come nei passaggi segreti o in alcune delle Sale, egli glissa e tira dritto senza darci una vera dimensione e sensazione dell’ambiente.

L’autore sopperisce con la scorrevolezza di cui prima e la sua prosa è di alto livello, soprattutto rispetto a tantissimi autori italiani (che, purtroppo, credono di essere davvero nel 1’500 per quanto riguarda lo stile). In questo, Tarenzi si dimostra all’altezza degli autori anglosassoni più blasonati; quasi al livello di uno Stroud, probabilmente, e cento passi avanti a una Rowling. Tuttavia, questa mancanza di spessore e atmosfera descrittiva impedisce il salto da una prosa ottima a una eccezionale.

Concludo con un paio di dettagli che non mi hanno convinto:

L’autore fa spesso ricorso al capoverso per enfatizzare una frase a effetto. Consuetudine comune ed efficace, certo, ma da dosare con attenzione, altrimenti inizia a saltare all’occhio, come in Di Metallo e Stelle.

C’è una scena particolare in cui, con un combattimento in corso, il protagonista si ferma a guardare quello che succede in lontananza. Sarebbe credibile se si trattasse di una distrazione fugace, ma dura quasi due pagine.

Il finale… beh, non voglio spoilerare. Dirò solo che l’ho trovato all’altezza, sebbene un po’ cliché. Non aspettatevi colpi al cuore.

Mi fissò con lo sguardo del “ti-prego-non-farmi-altre-domande”, ma io non riuscii a tenermela tra i denti. «Se volete che io non sappia niente di quel che sta succedendo e non faccia domande “per il mio bene”, perché mi trascinate qui con voi in piena notte a fare… non ho ancora capito a fare cosa?»
Leonardo distolse gli occhi dai miei e si passò le dita nella barba, fissando le luci lontane della città.
Infine rispose senza guardarmi, e la sua voce mi sembrò più vecchia di quanto l’avessi mai sentita: «Perché non c’è nessun altro al mondo di cui possa fidarmi, in questo momento. Giuro su tutti i santi del Paradiso che vorrei tener te più di chiunque altro lontano da tutto questo, ma che scelta ho? Devo arginare in qualche modo questa… questa marea che sta crescendo, e non ho altro che le mie mani e il mio cervello per farlo. E la colpa è mia. Oh, lo so che la colpa è solo mia.» Si passò una mano sugli occhi e capii che ormai non stava più parlando a me. «Ho pregato che questo giorno non arrivasse mai. Ho pregato tanto. Ma Dio ha deciso che merito di essere punito, e ora ho paura, tanta paura che il Suo castigo non colpisca solo me ma anche chi non ha colpe…»
Tremò da capo a piedi, come un ramo d’albero abbattuto dal vento, poi staccò la mano dal viso e la strinse a pugno, fissandola finché non ebbe dominato il tremito. Io lo guardavo a occhi sbarrati: non lo avevo mai visto così sconvolto. Aprii la bocca, ma non mi uscì nulla. Che mai potevo dire io per confortarlo? Era lui il pilastro della mia vita!
Leonardo era sempre stato inamovibile, un modello perfetto, meraviglioso, inarrivabile. Era un genio, un artista e un uomo di mondo, intimo di principi e sovrani, eppure sempre pronto a sorridere e a dividere il suo tempo con chiunque, foss’anche l’ultimo dei servi. Era lui che mi aveva trascinato via dalle ceneri della mia casa e del mio passato che non conoscevo, mi aveva dato una vita vera. E per questo, anche se gli mentivo, anche se mi ribellavo a lui ogni volta che potevo, lo amavo in maniera incondizionata. Vederlo in quello stato e non sapere nemmeno perché mi fece l’effetto di una coltellata tra le costole.
(Di Metallo e Stelle, pag. 73-74)

Conclusione: Consigliato! Fantasy italiano di prima scelta.

Contro:

  • Premesse speculative interessanti ma, nella resa, relativamente modeste
  • La relazione tra Giacomo e Cecilia non risulta significativa quanto dovrebbe
  • Descrizioni a tratti scarne che penalizzano ambientazione e atmosfera
  • Finale non esaltante, a mio avviso

Pro:

  • Comparto storico dettagliato, studiato, coerente e totalizzante
  • Gli elementi clockpunk sono stimolanti e approfonditi nelle cause
  • Una storia ricca di temi e spunti interessanti, soprattutto in un’ottica YA
  • Protagonista piacevole, ben delineato e che genera empatia
  • La rete che si stende tra i personaggi contribuisce a una già buona caratterizzazione
  • Romanzo scorrevole, appassionante e breve il giusto
  • Prosa semplice ed efficace, al livello degli autori anglosassoni più blasonati e due spanne sopra la maggior parte degli autori italiani
  • Edizione spettacolare
Voto: Tre Caschi!
Tre caschi Palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *