Cuore di Tufo. Miti e leggende sinistre nel cuore di Napoli

Cosa accadrebbe se le leggende popolari napoletane prendessero vita? È questa la domanda a cui rispondo in Cuore di Tufo. Trattasi di un romanzo avventuroso che ripropone, in chiave urban e dark fantasy, le figure sinistre del folklore partenopeo. Ma non solo: è anche la vicenda di un uomo che ha perso la sua battaglia con la vita. Una storia di rivalsa contro il fatalismo e il senso di inadeguatezza.

Di seguito inserisco l’anteprima del libro con la splendida cover realizzata da Lia Winchester.

Quarta di copertina

Ossessione, superstizione e magia nera. È il vortice in cui sprofonda Pietro Cimmino, il proprietario di un negozio di antiquariato, nel tentativo di riprendersi sua moglie. La separazione l’ha fatto impazzire; l’incontro con Dafne, studentessa beneventana, gli riaccende la fiducia in sé stesso.
Ma quella misteriosa ragazza scatena la gelosia della Bella ‘Mbriana, a cui l’uomo è devoto. E quando la piccola Sonia, figlia di Pietro, viene coinvolta dalle forze oscure scoperchiate dal padre, egli varca la linea che separa la realtà dall’immaginazione, la città dal sottosuolo, per salvare lei e sé stesso.
Una fiaba dark fatta di riscatto e identità. C’è solo un avvertimento di cui tener conto: non fidatevi del monacello.

Link di Acquisto

Recensioni

Tre Autori in Tour

Cuore di Tufo sarà protagonista, assieme a Bucaneve di Paolo Fumagalli e Il Peso delle Parole di Olimpia E. Petruzzella, di un blog tour con svariate tappe che terminerà il 31 maggio. Aggiornerò l’articolo con i link man mano che verranno pubblicati.

  • 26 Aprile: Astrae (Lettura estratto)

Un Assaggio

Il pendolo a colonna rintocca e suona la sua vecchia melodia. Le tre. Mi giro i pollici, ho ancora il telefono in mano. Potrei chiamarla. Del resto, non ho nulla da fare. E poi potrei mangiarmi una pizza a portafoglio.
Vado nel retrobottega, al coperto da occhi indiscreti, e mi lascio cadere sulla sedia. Tiro fuori l’aglio e tutto l’occorrente dal baule. Chiamo. Non risponde, come al solito. Chiamo di nuovo; non mi eviterà anche stavolta.
«Pronto, Pietro? Che c’è?»
La solita acida. Non pensa che magari, per una volta, vorrei fare due chiacchiere?
«Ciao Mariangela. Niente di che, non ti posso manco più chiamare?»
Lei sospira. «Torna u ciucciu ari vrocculi! Ne abbiamo già parlato, Pietro! Supera questa cosa e fattene una ragione. Quand’è che crescerai?»
Arrotolo un ciuffo dei suoi capelli intorno a uno spillo.
«E tu quando capirai che le persone non si cancellano come refusi? Ti fa comodo che sparisca, ma che ti mandi gli alimenti. Ti fa comodo tenere Ausonia più tempo di me, mentre ti diverti con quello. Devo esistere a intermittenza, per te.»
«Ma si stortu? Le cose sono fatte, basta! Sonia sta con me quanto sta con te, smettila di dire puttanate! Mi hai chiamato solo per farmi alzare la pressione? Mi viene l’ansia quando vedo il tuo nome sul cellulare, giuro!»
Avvolgo i chiodi nelle altre ciocche bionde.
«Che fai, provochi pure? Te la sei cercata. Ho imparato le fatture e le malie peggiori dalle fattucchiere di Resina. Ho segnato le formule, ho appreso i rituali. L’altro giorno…»
«E torna a coppi! Vedi, è per questo che non ti voglio più sentire. Quante volte ti ho detto di lasciar perdere ’ste superstizioni? Ma tu insisti e la cosa si fa pesante. Hai quasi quarant’anni, cazzo, non puoi continuare a vivere in un mondo tutto tuo. Dio se sei peggiorato!»
Conficco il primo spillo nella testa d’aglio. La buco lentamente, come se bucassi la sua pelle. La punta penetra lo spicchio, sino al friabile cuore.
Appizza appizza, ‘ncanna ‘ncanna, aggi’‘a spertusà chest’aglio
Pògnere ‘o core ‘e chi m’ha fatto ‘o mmale
Comm’essa m’ha dannato, io l’agg’‘ia fa’ pavare.
Conficco il secondo spillo. Poi il terzo. Trafiggo la puttana nel suo ventre svaccato. L’aglio si sfalda, uno spicchio si frantuma e la pellicola si stacca. Ho riempito il suo cuore di dubbi, di pene e tormenti, come lei ha fatto col mio.
«Pietro, ci sei? Che stai facendo?»
Appizza appizza, ‘ncanna ‘ncanna, aggi’‘a ncurdà st’aglio
Ncatenà l’anema che me carceraje.
Comm’essa m privaje d’’a lebbertà, io ce l’aggi’‘a levà.
«Sì, Mariangela. L’altro giorno ho fatto una spartenza a te e a quel ridicolo. Ho gettato il sale dalle scogliere di Castel Dell’Ovo. Vi lascerete a breve, mettiti l’anima in pace.»
Cingo l’aglio e gli spilli coi laccetti di cotone. Lo trasformo in un gomitolo puntuto. La mia testa di pecora è pronta.
«Va bene, strunzu. Sei tu che l’hai voluto», Mariangela alza la voce. «Pàmpina di cacapìcastro, di coltelluzzo di catanzarìcastro.»
«Ma che cazzo fai? Piantala cu ’ste maledizioni calabresi. Sei una sporca!»
«Pàmpina di cacapicàstro, di coltelluzzo di catanzaràcastro.»
Chiudo la chiamata. Quella pazza gioca col fuoco, non ho intenzione di tornare a Ercolano per farmi rimuovere la sua fattura. Carogna…

Post Scriptum

Vi è piaciuto l’estratto? Se Cuore di Tufo v’interessa, continuate a seguirmi per tutti gli aggiornamenti. Posterò degli articoli di approfondimento sull’argomento del romanzo (Monacelli, Janare… chi più ne ha più ne metta) e segnalerò, ovviamente, future presentazioni.

Qui trovate la mia pagina facebook.

Un’ultima cosa: vi ricordo che potete “provarmi” leggendo i miei racconti.

Alla prossima!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *

Latest posts by Il Palombaro (see all)