Perché la formattazione è importante?

Volete presentare il vostro manoscritto a una casa editrice? Volete autopubblicare il vostro romanzo nel cassetto? Formattarlo a dovere è fondamentale, tant’è che ci sono delle figure professionali addette a tale procedimento. Parlo dell’impaginatore, ma anche del correttore di bozze, dell’editor, del grafico… ognuno fa la sua parte nel processo di formattazione. Tanti autori che decidono di votarsi al self-publishing pagano dei freelancer per la formattazione, nonché per la conversione in ebook.

Sappiate che le CE ricevono migliaia di manoscritti e, nella maggior parte dei casi, emettono un giudizio nel giro delle prime pagine (se non a colpo d’occhio, addirittura). Presentare un romanzo disastrato dal punto di vista della formattazione significa complicare il lavoro dell’editore, sia nella fase di lettura sia in una futura prospettiva di editing. Per non parlare del look poco professionale che date alla vostra opera!

La formattazione è l’aspetto attraverso il quale si distinguono gli autori svegli e preparati da quelli… improvvisati. Certo, è la qualità del romanzo a contare, mica il modo in cui viene presentato. Tuttavia, voi leggereste il manoscritto pulito, chiaro, rilegato con tanto di spirale e copertina trasparente, o la pila di fogli spillati male e col testo sparpagliato sulla pagina?

Mi risponderete che li leggereste entrambi; bene, quale leggereste per primo? Quale leggereste con la miglior disposizione? Quale scartereste a parità di qualità? E, diciamocelo, leggereste davvero entrambi se aveste una chilometrica lista d’attesa?

È un discorso simile alla questione editing. Sì, una CE decente aggiusterà il vostro manoscritto, ma non fate una bella figura a lasciare in giro errori sintattici, lessicali o semantici.

Un testo che non avete neanche sottoposto a una correzione di bozze, che non avete riletto o fatto leggere a nessuno, non sarà un bello spettacolo. Sarà giudicato negativamente a colpo d’occhio, come all’incipit, come al pensiero di dover compiere chissà quanti giri di bozze. Per non parlare dell’idea che date di voi: un autore talmente sciatto da lasciare refusi su refusi, un autore su cui non si può contare.

Perché la CE dovrebbe scegliere voi? Perché il vostro manoscritto? Mi direte: «Perché è emozionante, profondo, significativo». Ma lo sarà davvero? Magari ce ne sono di migliori.
Con tutta probabilità, se vi siete presentati male non verrete neanche letti. Una buona fetta di CE non vi leggerà a priori, badate, talmente sono oberate di lavoro. E poi non avete un nome. Siete un salto nel vuoto.

Uomo invisibile

L’Autore senza nome

Inutile parlare dell’autopubblicazione. Siamo nel campo dell’ovvio. Vi piacerebbe comprare un ebook e scoprire che si legge una chiavica sul vostro Kindle? Aggiungo che formattare a dovere significa semplificare il lavoro. La conversione in .ePub o .mobi sarà immediata e con risultati di gran lunga migliori.

In parole povere, dobbiamo fare del nostro meglio. E raramente basterà.

Una premessa, prima di cominciare. Non esiste la formattazione perfetta, in quanto CE diverse applicano differenti Norme Redazionali. Con questo termine s’intendono le preferenze e convenzioni delle CE in fatto di formattazione.

Per esempio, ci sono CE che usano le virgolette alte (“”) per i dialoghi; altre che utilizzano le basse («») e altre ancora che utilizzano i trattini (—). Alcune CE scrivono in maiuscolo le iniziali di certe parole, mentre altre le scrivono in minuscolo. Alcune CE utilizzano rientranze di prima riga da tot. centimetri, altre le evitano a priori. Eccetera eccetera.

Come formattare un romanzo nel modo giusto, dunque?

Partiamo dalle basi. Il programma che vi consiglio di usare, quale editor di testo, è Microsoft Word. Perché? È semplice, intuitivo, pulito e ha tutto ciò di cui avrete bisogno. Ma soprattutto, è l’editor di testo più usato in assoluto. La competenza nell’uso di Word e del pacchetto Office è espressamente o implicitamente richiesta per tanti lavori; l’avete inserita nel vostro curriculum, vero?

Se siete mai stati sul sito di una casa editrice, avrete letto senz’altro che accetta manoscritti “in formato Word”. Raramente incontrerete CE che incoraggiano l’invio di PDF, ma anche in questo caso si può convertire il documento proprio attraverso Microsoft Word. Insomma, il caro vecchio doc o docx la fa da padrone.

La grandezza della pagina deve essere A4. Tale misura corrisponde ai nostri 21×29,7 cm e viene impiegata per la stragrande maggioranza dei documenti, in tutti i campi. Non a caso corrisponde ai fogli standard per stampante.

Per cambiare le dimensioni della vostra pagina di Word, vi basterà aprire il menu “Struttura pagina” della barra superiore e selezionare la voce “Dimensioni”. Per quanto riguarda i margini, invece, varie CE applicano una misura di 2,5 centimetri su tutti e quattro i lati. È la misura consigliata. Potete, alternativamente, tenervi sui 2 cm sui lati.

Bene! Fatto questo, è il momento di personalizzare i paragrafi. Non vogliamo spaziature prima o dopo i paragrafi, neppure se intendiamo aggiungere un rientro per ciascun paragrafo. Non è così che si fa: aggiungere spazi è un metodo poco sicuro per strutturare un documento, nonché inefficace quando si parla di conversioni.

Per aggiungere un rientro di default per ciascun paragrafo, dovete selezionare la voce “Prima riga” nel menu a tendina “Speciale” della scheda “Paragrafo” (non dimenticate di cliccare su “Imposta di default”). Quindi, decidete di quanti centimetri volete che sia il rientro.
Come spiegato in precedenza, le CE applicano diverse norme redazionali e di impaginazione, perciò dovrete arrivare a un compromesso. Io mi trovo bene con una misura di 0,5 cm, utilizzata tra l’altro da alcune CE.

Rientri nella formattazione

Esempio

Ma non è tutto. Dobbiamo decidere la spaziatura tra le righe, ovvero la distanza che intercorre tra una riga e l’altra. Anche qui non c’è un vero e proprio standard; basta che non impostiate gli estremi, come un’interlinea multipla da 3 o 0,5. Interlinea doppia e multipla sono, forse, le più utilizzate. Personalmente impiego un’interlinea multipla con un valore di 1,08. Anche 1,15 è un’ottima scelta.

Il testo deve essere allineato a sinistra o, ancora meglio, giustificato. Questo donerà un aspetto ordinato e simmetrico al manoscritto. E non dimenticate di interrompere il paragrafo quando andate a capo! È sufficiente premere Invio, e l’editor chiuderà il paragrafo precedente per aprirne un altro, con tanto di rientro.

Se non avete intenzione di creare un rientro, potete andare a capo senza chiudere il paragrafo: in tal caso vi basterà creare un “ritorno a capo” premendo Maiusc + Invio. Ve lo sconsiglio, però, in quanto il ritorno può creare problemi con la giustificazione del testo, nonché nella conversione in ePub e altri formati. Meglio formattare in modo pulito con le interruzioni di paragrafo.

Quanto detto si applica anche alla chiusura dei capitoli. Come si conviene, un nuovo capitolo deve aprirsi alla pagina successiva. Mi raccomando, non aggiungete righe bianche (che siano paragrafi o spazi) fino al raggiungimento della pagina seguente! Gli spazi non sono mai una buona idea e i paragrafi vuoti non restano fermi.

La scelta più pulita ed efficiente, in termini di impaginazione e potenziali conversioni, è aggiungere un’interruzione di pagina. Vi basterà cliccare su “Inserisci” nella barra multifunzione, e poi “Interruzione di Pagina”. Voilà! Semplice, immediato e sicuro.

A proposito di capitoli: è buon costume aggiungere un Titolo, o Heading, per ciascun capitolo. Con Titolo intendo lo stile di Word, non un titolo vero e proprio (personalmente, preferisco dei semplici numeri).
Vi basterà evidenziare il numero del capitolo e cliccare sullo stile “Titolo 2”. Quindi, modificatelo esteticamente come più vi piace, ma senza esagerare. Io mi limito a utilizzare un carattere di dimensioni maggiori appartenente allo stesso font che impiego nel resto del testo. Infine, assegnate lo stile “Titolo 1” al titolo stesso del romanzo.

Titoli nella formattazione

Esempio

Perché tutto questo? I Titoli permettono ai lettori (e, quindi, ai potenziali editori) di saltare da un capitolo all’altro con un semplice click. Sono inoltre fondamentali per la creazione di una tavola di contenuti, che deve essere presente in ogni ebook che si rispetti.

E per quanto riguarda il testo, che font e che grandezza di caratteri dovremmo impiegare? Anche qui le norme variano, ma troverete spesso (nei moduli di invio manoscritti) le seguenti indicazioni: “Times New Roman12.

La dimensione 12 è ormai uno standard nell’editoria, in quanto non troppo grande né troppo piccola. “Times New Roman”, invece, è una font semplice ed elegante, che dona un aspetto curato al testo. Ricordate che potete scrivere con le font e dimensioni che preferite, casomai aveste problemi con queste opzioni. L’importante è modificare il manoscritto a lavoro terminato e consegnarlo in “Times New Roman” 12.

Nei dialoghi la scelta è altrettanto semplice. La stragrande maggioranza delle case editrici impiega le virgolette basse, o caporali (codice ASCII alt + 174 e alt + 175).
Nel caso aveste intenzione di andare a capo in un dialogo, aprite il paragrafo seguente con le caporali di apertura senza chiudere quelle precedenti. In tal modo il lettore capirà che si tratta della stessa battuta e non che stia parlando qualcun altro. È una consuetudine largamente accettata.

Dovete inviare un manoscritto a una casa editrice che preferisce usare le virgolette alte o i trattini per i dialoghi, ma avete usato le caporali?

Vi scocciate di rimpiazzare manualmente ogni singolo simbolo? C’è un modo per risolvere tutto con un click.

La funzione “sostituisci” è vostra amica: vi permette di scambiare automaticamente una porzione di testo con ciò che desiderate. In questo caso vi basterà inserire le caporali nella barra “cerca” e i trattini o le virgolette basse in quella “sostituisci con”. Semplice, no?

Purtroppo, non si può dire lo stesso dell’operazione inversa. Se volete trasformare i vostri trattini o le virgolette alte in caporali, insorge un problema. La funzione “sostituisci” di Word trasformerà automaticamente le caporali in virgolette alte subito dopo la sostituzione.

Per risolvere il problema, il metodo più rapido ed efficace è il seguente: inserite il trattino o la virgoletta alta nella barra “cerca”. Quindi, inserite un simbolo random (possibilmente che non abbiate usato nel testo; io uso “§”) subito prima della caporale nella riga “sostituisci con”.
Per qualche motivo, Word riconoscerà la caporale come tale e non la trasformerà nuovamente in una virgoletta alta. Ora, però, dovrete rimuovere il simbolo senza lasciare uno spazio. Per farlo è sufficiente inserire quel simbolo nella barra “cerca” e non scrivere alcunché in quella “sostituisci con”.

Voilà! Il “§” (o quel che è) sarà sparito senza lasciar traccia o spazi di sorta. Avete le vostre agognate caporali, con pochi secondi di lavoro sul groppone invece che diverse ore.

 

Un’altra convenzione vuole che il pensiero in forma “diretta” del protagonista sia riportato in corsivo. Ancora, non è sempre così, ma tale prassi è talmente comune da essere universalmente riconosciuta, quindi non fatevi scrupoli a usarla. Al contrario, astenetevi dall’uso del corsivo per termini casuali. Capisco la voglia di enfatizzare certe situazioni o concetti, ma ricordate di essere parchi con la formattazione.

Gli editori e i lettori non apprezzeranno la sovrabbondanza di corsivi, come di grassetti, sottolineature, o addirittura modifiche ai colori, dimensioni, font eccetera. Alterare la formattazione significa cambiare le carte in tavola, stravolgere i punti di riferimento, rimuovere il lettore dalla storia e, per giunta, confonderlo ulteriormente.

Le norme redazionali delle CE sono perentorie. Sono un marchio della CE stessa, le cui pubblicazioni sono già uniformate in tal senso. Non cambieranno stile, look e modo di fare per il vostro libro. Perciò, non complicate la situazione, per voi come per gli altri: siate minimali, eleganti e puliti.

Per quanto riguarda i cambi di tempo, luogo e argomento: se non avete intenzione di chiudere il capitolo, potete lasciare un semplice rigo bianco. Se il cambio è consistente e simile, come caratura dell’interruzione, a una chiusura di capitolo, potete implementare un’altra convenzione. Lasciate un rigo bianco, andate a capo e scrivete tre asterischi. Quindi, lasciate un altro rigo bianco, andate a capo e riprendete a scrivere.

Li avete già visti varie volte quei tre asterischi, vero? Vengono utilizzati come interruzione di sezione nella tipografia e sono chiamati, in tal caso, dinkus. A volte, al loro posto, troverete simboli o ghirigori più eleganti.

Tre asterischi nella formattazione

Esempio

Altre chicche che puliranno il vostro testo e vi faranno fare bella figura: la è maiuscola (con l’accento) non si scrive “E’” ma “È” (ASCII alt + 212).

Decidete se scrivere i numeri, nel vostro romanzo, in cifre o in lettere e siate coerenti con la vostra scelta. Le norme redazionali variano per quanto riguarda i numeri, perciò è sufficiente scegliere un’opzione e attenervisi pedissequamente.

Per quanto riguarda le maiuscole e le minuscole, non fatevi troppi problemi. Le CE fanno tutto e il contrario di tutto, da questo punto di vista. Ancora, è sufficiente che siate coerenti con la vostra scelta. Per esempio, se decidete di scrivere in maiuscolo l’iniziale dei nomi delle strade, fatelo sempre.

Una prassi comune tra i neofiti è l’uso della “d eufonica” quando questa non è necessaria. Ormai lo fanno tutti, tant’è che alcune CE non se ne preoccupano e non hanno norme redazionali in merito.
Il problema, però, è che tante CE lo vedono come un vero e proprio errore, e voi non volete errori nel vostro testo. Perciò, la regola da rispettare è la seguente: scrivete ed, ad e od soltanto se seguiti da una parola che inizia con la medesima vocale. “Ed eccoci qua” è giusto; “ed ora che facciamo” è sbagliato. “E amammo quelle mele” è giusto; “Ad essere sinceri” è sbagliato. “Ad alta voce è giusto”; “Ad ogni ora” è sbagliato. Eccetera.

Infine, ricordate di numerare le pagine del vostro manoscritto!

Che ne pensate? Le mie indicazioni vi sono state utili? O vi regolate in modo diverso nella formattazione? Commentate!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, Cuore di Tufo, in uscita per Dark Zone edizioni.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *