Il Ritorno delle Bestie d’Italia

Dopo la pubblicazione di Bestie d’Italia – Volume 1, l’antologia sugli animali fantastici del Bel Paese, NPS edizioni ci riprova con un secondo volume ambientato nelle regioni del Nord Italia. Seguirà un terzo libro, ovviamente, perché non c’è due senza tre!

Come già detto, se vi interessa l’argomento vi invito a leggere la mia rubrica Folklore italiano tra media e realtà, in cui parlo in modo approfondito di molte delle creature citate nell’antologia. Questa volta, però, il racconto del sottoscritto non parla di luoghi a me vicini, come Cuore di Tufo con la mia Napoli o l’irpino Nella Bocca del Dragone.

Siamo agli antipodi, stavolta, ma non voglio fare spoiler. Nel frattempo, vi lascio la descrizione dell’ideatore/editore con tanto di anteprima amazon. Aggiungo che, come col primo volume, a ognuno dei dieci racconti si affianca un’illustrazione del cover artist Marco Pennacchietti. Buon Viaggio!

Descrizione

Ogni terra ha i suoi segreti, ogni regione le sue leggende. Ogni fiume, monte o borgo ospita le sue creature, nate dalle “paure” della gente, alimentate dalla fantasia, dal bisogno di esorcizzare il male quotidiano, di dargli un volto: animalesco, bestiale. Non poi così diverso da quello degli umani.

Il progetto “Bestie d’Italia” parte dal recupero delle tradizioni folcloristiche italiane, per raccontarle a chi non le conosce, per guardare con occhi diversi il nostro territorio, ricco di storia, misteri e magia.

La seconda tappa di questo viaggio nel folclore regionale ci porterà nel nord Italia, per scoprire i segreti delle Alpi e delle Dolomiti e le creature fantastiche che si annidano nelle anse del fiume Po e negli anfratti del Carso: basilischi, orchi, lupi e aquile, ninfe ammaliatrici e draghi.

Alzate lo sguardo, amici lettori, e fronteggiate la furia delle Bestie d’Italia!

Il volume 2 di “Bestie d’Italia” contiene dieci racconti di scrittori italiani, appassionati di fantastico e folclore, ambientati nelle regioni del Nord Italia: La notte del Re di Biss, di Giuseppe Gallato; L’Orcul di Len, di Giuseppe Chiodi; Il mostro del fiume, di Alessandro Ricci; La fiera bestia del milanese, di Alessio Del Debbio; I suoni della montagna, di Maria Pia Michelini; Le nebbie di Parma, di Alessandra Leonardi; Il caso del basilisco, di Debora Parisi; La ninfa e il cacciatore, di Micol Fusca; L’eredità di Dolasilla, di Luciana Volante; Il santo di nessuno, di Francesca Cappelli.

«La montagna offre ai turisti il suo volto più dolce. A loro non succede mai niente. È sempre alla gente del posto che capita, sai. E se ci pensi bene, è logico. Quei turisti saranno preda di qualcos’altro, a casa loro. Ogni luogo ha le sue ombre. E sai perché succede sempre a loro?»

Link di Acquisto

La Casa Editrice

L’associazione culturale Nati per scrivere nasce nel 2016 a Viareggio, da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura. Nel 2018 ha lanciato il marchio editoriale NPS Edizioni, specializzato in libri fantasy, horror e mistery per tutte le età.

Associazione culturale Nati per scrivere:
Piazza Diaz 10
55041, Camaiore (LU)
Sito NPS Edizioni: https://www.npsedizioni.it/
Pagina Facebook NPS Edizioni: https://www.facebook.com/npsedizioni/

Terza tappa del Blogtour: Giuseppe Chiodi e L’Orcul di Len

Colgo l’occasione per riproporvi la terza tappa del blogtour, già pubblicata sul blog Bosco dei Sogni Fantastici. Si tratta di una breve intervista al sottoscritto.

Cos’è per te il fantastico? Cosa rappresenta?

  • Il fantastico mi ha sempre affascinato, che fosse sotto forma di videogiochi, libri, film, illustrazioni e così via. Ciò che mi attira così tanto è, probabilmente, non la fuga, ma la capacità di reinventare la realtà, di dare un nuovo significato all’esistenza. Ciò che vedo dietro le tante forme e bizzarrie fantastiche sono… le gesta. Le imprese sovrumane di chi abbatte draghi, seduce streghe, salva villaggi in fiamme o si abbandona all’empietà, alla licantropia, alla vita non-vita del Lich. Iniziazione, ispirazione, superamento.
    Per me il fantastico è Mitologia.

Com’è nato il tuo racconto?

  • L’Orcul di Len è nato dalla mia volontà di raccontare lo smarrimento di chi perde di vista il senso delle cose, il motivo per cui si va avanti, il collegamento tra le parti e lo scopo della propria vita. Volevo parlare di un uomo inaridito dalla solitudine, tanto da dimenticare la sua identità. Di un uomo incapace di ritrovare sé stesso (almeno in apparenza…).
    Ma ritrovarsi permette di ritrovare gli altri, di abbattere ogni smarrimento e di spezzare ogni solitudine.

Quali creature fantastiche conosceremo leggendolo?

  • Nel racconto troverete, come figura principale, l’Orcul (Orco) o Orcolat (Orcaccio) friulano. Si tratta di una creatura colossale, sebbene possa rimpicciolirsi a piacimento. Essa è rappresentata, secondo tradizione, coi piedi poggiati sui picchi di due montagne. In piedi, quindi, ma addormentata.
    L’Orcul ha una cattiva fama in Carnia, a causa del terremoto del ’76 (chiamato, per l’appunto, Orcolat). Si dice, infatti, che il risveglio della creatura provochi scosse telluriche. Inoltre, nella sua forma rimpicciolita, l’Orcul ama tirare scherzi a mandriani, donne e contadini.
    Sullo sfondo della storia, però, fanno la loro comparsa altri salvans del bagaglio folkloristico friulano: parlo degli svariati folletti locali, come gli sbilf, il Maçarot, sua moglie Ridùsela, il Gyan, Grandinili e chi più ne ha più ne metta.

Dove è ambientato il racconto? Perché questa scelta?

  • L’Orcul di Len è ambientato nella Valle del But, tra le Alpi Carniche. A Sutrio, in particolare. Si tratta di un paese magico, caratterizzato da un borgo antico e pregno di tradizioni. Come la passione per i presepi e per la lavorazione del legno, rispettivamente celebrate durante la rassegna Borghi e Presepi e la Magia del Legno.
    Un posto così ricco di fascino non poteva non ispirarmi. Mi sono limitato a sfruttare le sue peculiarità per comporre i dettagli della storia, il cui tema e il cui soggetto (l’Orcolat) mi erano già chiari in precedenza.

Un piccolo estratto del racconto.

«Suvvia, umano caro». Ridùsela coglie un finferlo e lo inforca dietro l’orecchio. «Non avere timore. Sei arrivato fin qui e ci hai trovati; dobbiamo pur ricompensarti».
Giro attorno al macigno. E se fosse una trappola? Papà e mamma mi mettevano in guardia dai folletti, quand’ero piccino. È uno dei pochi ricordi che ho di loro.
E se non lo fosse?
Sotterro la mano e frugo tra le foglie. La consistenza abrasiva viene meno; le unghie scavano nel terriccio molle e umido. Qualcosa serpeggia tra le dita.
Reprimo un moto di disgusto e affondo il polso invece di ritrarmi. Il sudore che ho versato non sarà stato vano. Sono ancora lì, solo, nel mio laboratorio; io e i miei piani, io e i miei sogni, io e nient’altro sin da quando ero ragazzo. È stata una vita triste, sì, ma non priva di senso. Per l’arte bisogna essere pronti a correre dei rischi.
M’immergo nella melma fino alla spalla. Sfioro la parte sommersa del masso.
«Ah!» grido.
Estraggo qualcosa dal sottosuolo, forse un tartufo. Schiudo il pugno, ripulisco l’oggetto dal fango: una corteccia innervata da riflessi azzurri. «È… è meravigliosa. Come ve la siete procurata?».
Tuc! Tuc! Tuc! Il Maçarot batte il suo bastone contro un arboscello. «Ma ce domandis fasistu? Col mio mazzapicchio, no? Ce n’è altra là sotto».
«Grazie». Riprendo a scavare. «Creerò il presepe più bello della Carnia, costi quel che costi».
«Ne siamo sicuri, umano caro» sogghigna Ridùsela.

Quale canzone abbineresti alla lettura del racconto?

Bestie d’Italia – Volume 2, il Blogtour completo

Blogtour Bestie d'Italia – Volume 2

Post Scriptum

Vi sono piaciuti gli estratti? Se il progetto Bestie d’Italia vi interessa, continuate a seguirmi per tutti gli aggiornamenti, inclusi quelli relativi ai prossimi volumi. Posterò degli approfondimenti su alcune creature del bestiario e segnalerò, ovviamente, future presentazioni.

Alla prossima!