Leggere non è come guardare la televisione. La rapida sequenza di immagini, la luminosità dello schermo e i suoni bombastici sono studiati per catturare l’attenzione. Sappiamo tutti quanto siano coinvolgenti certe serie tv, tanto da alienarci completamente e costringerci a divorare un episodio dopo l’altro. Diamine, con alcuni show si può fare la fine dei ratti che prendono il viagra (spoiler: si masturbano fino a morire di fame), a causa dei rush di endorfine. È una brutta immagine ma rende l’idea.

Portereste il portatile in spiaggia, per godervi le ultime tre puntate di Better Call Saul, o un romanzo tascabile? Certo, dipende dal romanzo; certo, dipende dalla serie. Ma la spiaggia distrae dal video e il video distrae dalla spiaggia: non è il luogo adatto, non ci si può immergere come si deve nella visione. Credo di poter tranquillamente affermare che in media sia più difficile staccare gli occhi da uno schermo LCD che mettere giù un libro. Inoltre, la visione di una bella serie tv si può arricchire con un dolby sorround e un maxi-schermo. Come potrebbe mai competere, in termini di “assorbimento”, qualche pagina di carta velina?

Al contrario, le giuste condizioni ambientali possono finanche potenziare l’esperienza di lettura. Leggere sulla spiaggia è, in effetti, particolarmente piacevole. Abbiamo tutti dei cari ricordi, immagini di letture rilassanti sotto il sole, distesi su un prato e accarezzati dal vento. Io ne ho qualcuna, e il fatto che rimangano impresse è senz’altro interessante. A tal proposito Proust scriveva, in Del piacere di leggere:

«Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto. Tutto ciò che li riempiva agli occhi degli altri e che noi evitavamo come un ostacolo volgare a un piacere divino: il gioco che un amico veniva a proporci proprio nel punto più interessante, l’ape fastidiosa o il raggio di sole che ci costringevano ad alzare gli occhi dalla pagina o a cambiare posto, la merenda che ci avevano fatto portar dietro e che lasciavamo sul banco lì accanto senza toccarla, mentre il sole sopra di noi diminuiva di intensità nel cielo blu, la cena per la quale si era dovuti rientrare e durante la quale non abbiamo pensato ad altro che a quando saremmo tornati di sopra a finire il capitolo interrotto…»

Tuttavia, ciò che più mi ha segnato dei miei libri preferiti sono i libri stessi: immagini ed emozioni che ho di essi, nonché gli insegnamenti che ne ho tratto.
Chiunque legga sa che leggere è un atto di pura immersione.

Immaginiamo continuamente ciò che leggiamo. Le scene prendono forma nella nostra mente, e ci arrovelliamo con i protagonisti. Questo è un grosso vantaggio della narrativa: non guardiamo da fuori, ma da dentro, e ciò non è consentito nelle serie o nei film.
È anche vero che capita di distrarsi e saltare alcune righe, ma ciò è colpa dell’autore. Un romanzo che ti fa distrarre è un romanzo scritto male, che non coinvolge a dovere.

Recenti ricerche nel campo delle neuroscienze hanno dimostrato come leggere, al contrario di quanto si pensi, non sia affatto un atto passivo. Ci sono aree del cervello che si ignorava fossero coinvolte nel processo. A seconda di cosa si legge, l’attività di alcune regioni cerebrali s’incrementa.
Parole come “lavanda”, “sapone” e “cannella”, per esempio, suscitano una reazione non solo delle aree di elaborazione del linguaggio, ma anche di quelle dedicate agli odori.

In uno studio pubblicato nel 2006, i ricercatori fanno leggere ai partecipanti sia parole associate a odori che parole neutre, mentre essi vengono scansionati da un macchinario per la risonanza magnetica (fMRI). Il risultato? Quando i soggetti leggono le parole “profumo” e “caffè”, la loro corteccia olfattiva primaria si accende; quando leggono parole come “sedia” o “chiave”, quella regione resta sopita.

Altro studio recente: ricercatori della Emory University hanno riportato che, alla lettura di metafore riguardanti consistenza e ruvidità (più in generale texture), la corteccia sensoriale responsabile del tatto di questi elementi si attiva. Metafore come “il cantante aveva una voce vellutata” e “aveva mani incartapecorite” eccitano la corteccia sensoriale, mentre frasi come “il cantante aveva una voce piacevole” o “aveva forti mani” non producono lo stesso effetto.

Ancora: ricercatori francesi hanno scoperto che alla lettura di frasi come “John afferrò l’oggetto” e “Pablo calciò la palla” la aree del cervello collegate ai movimenti del corpo si attivano.

In tale direzione va uno degli studi più importanti e recenti, condotto da Nicole Speer: «Leggere Storie Attiva Rappresentazioni Neurali di Esperienze Visuali e Motorie» (Reading Stories Activates Neural Representations of Visual and Motor Experiences).
Dall’abstract: «(…) diverse regioni del cervello tracciano altrettanti aspetti di una storia, come la collocazione spaziale del personaggio o gli attuali obiettivi del medesimo. Alcune di queste regioni rispecchiano quelle coinvolte quando le persone svolgono, immaginano od osservano attività reali. Tali risultati suffragano la teoria che i lettori comprendano una storia simulando gli eventi che la costituiscono, e che aggiornino la simulazione quando le caratteristiche di quel mondo sono soggette a cambiamento».

Come per gli studi precedenti, sembra che leggere induca inconsciamente a simulare l’azione. Per esempio, leggere verbi come “correre” o “calciare” attiva regioni del cervello che si attivano selettivamente quando muoviamo i piedi.

neuroscienze e narrativa

I mutamenti di determinate situazioni innescano l’attività di diverse regioni del cervello. Nello studio si analizzano i mutamenti di Causa (Cause), Personaggio (Character), Scopo (Goal), Oggetto (Object), Spazio (Space) e Tempo (Time).

L’aspetto più di nota è, a mio avviso, Cause, ovvero l’innesco di una nuova sequenza di eventi non descritta precedentemente. Esso non viene rappresentato singolarmente ma rientra nell’area delineata come Multiple, di colore rosa. Ciò è dovuto al fatto che tutte le regioni stimolate dai mutamenti causali reagiscono anche ad altri mutamenti situazionali.
«Mrs. Birch varcò la porta d’ingresso ed entrò in cucina». Il personaggio intraprende una nuova azione, e il cervello focalizza immediatamente le nostre attenzioni su di essa. È, per l’appunto, una situazione inedita, che necessita codifica e simulazione.
«Mrs. Birch doveva svegliare Raymond». È una semplice affermazione. Non costruisce nulla, non costituisce nessuna sequenza, azione o scena. Pertanto, non innesca alcuna reazione del Cause. Per di più questa frase ci spoilera il seguito. «Mrs. Birch entrò nella camera da letto di Raymond». Si tratta di una nuova azione, certo, ma causata dalla frase precedente, perciò non costituisce un innesco. Al contrario, se il narratore non avesse spezzato la “magia” col periodo incriminato, la regione del Cause si sarebbe sicuramente attivata. Vi ricorda qualcosa?
Ebbene sì, la frase «Mrs. Birch doveva svegliare Raymond» è un esempio di raccontato. Per attivare il Cause serve una prosa mostrata: fare, non dire di fare; sentire, non dire di sentire (o vedere).

Ai cambi di Character e Goal vi è un conseguente incremento di attività in regioni del cervello della bilateral posterior superior temporal cortex, che si attivano quando osserviamo azioni intenzionali e finalizzate, a differenza di quelle prive di scopo o volontà. Il mutamento degli obiettivi nei personaggi è stato anche associato all’ulteriore attivazione della corteccia prefrontale che, se danneggiata, inibisce la percezione delle nostre stesse azioni.

Regioni la cui attività aumenta per le interazioni tra Character e Object includono alcune del circuito prensile umano. Una di queste corrisponde all’area premotoria della mano; un’altra alla rappresentazione somatosensoriale della mano.
Due regioni bilaterali superiori frontali hanno risposto ai cambiamenti di luogo dei personaggi, e sono collegate al movimento degli occhi e al campo visivo. Regioni nella parte destra e sinistra della corteccia paraippocampale, che si attivano durante l’elaborazione del collocamento spaziale, rispondono ai cambi di luogo (Space) dei personaggi.

Reading Stories Activates Neural Representations of Visual and Motor Experiences

Le regioni la cui attivazione aumenta con l’incremento di mutamenti situazionali sono mostrare in giallo-arancione. Per riferimento, le regioni della Figura 1 sono riportate con uno sfondo azzurrino. Le prime quattro immagini forniscono una visione della superficie corticale; le due immagini inferiori rappresentano sezioni assiali e mostrano le regioni della corteccia cingolata anteriore che rispondono a un progressivo aumento di mutamenti situazionali, ma non delineano aumenti significativi per nessun mutamento individuale (cerchi arancioni)

Questi risultati indicano che i lettori attivano dinamicamente specifici inneschi motori, visuali e concettuali in base agli analoghi mutamenti nel contesto narrativo: regioni coinvolte nell’elaborazione di attività umane finalizzate, nella navigazione dello spazio ambientale e nella manipolazione manuale degli oggetti si attivano maggiormente nei relativi punti della narrazione.

Ciò si sposa perfettamente con la teoria che vede gli uomini come entità capaci di empatia, le cui menti sincronizzano il tipo di attività cerebrale anche con un solo sguardo per predisporsi al meglio alla comunicazione, alla comprensione e alla convivenza. E pare che il cervello non faccia particolari distinzioni tra il leggere un’esperienza e l’incontrarla nella vita reale, se non per l’entità della reazione; in ogni caso, la stimolazione avviene per le stesse regioni neurologiche.

Keith Oatley, scrittrice di romanzi e professoressa di psicologia cognitiva all’università di Toronto, afferma che leggere produce una vivida simulazione della realtà, la quale «opera nelle menti dei lettori proprio come le simulazioni dei computer operano sui computer».
Perché dunque non approfittare di questa prerogativa della narrativa e puntare sul potenziale immersivo? Verbi d’azione e non passivi, dettagli di scopo e non di colore, descrizioni sensoriali e non fumose.

Immersività e cervello, Show don't Tell

«Non appena Mrs. Logan segnò la spunta su foglio, Raymond si precipitò al suo banco». Character, Goal e Space, per ovvi motivi. «Nell’avvicinarsi», nessuna reazione, perché inutile e implicito nel periodo precedente, «Accartocciò il foglio, apparentemente senza disappunto o ansia». Qui si attiva il Cause, poiché si tratta di un’azione nuova senza una causa precedente. «Aveva un’espressione come per dire “Beh, quel che è fatto è fatto”». Nessuna reazione perché implicito nella frase precedente. Non aggiunge nulla alla scena e il concetto è vago, non sensoriale.

Oppure:
«Mrs. Birch disse con gradevole noncuranza», che significa gradevole noncuranza? Cosa dovrei visualizzare? «”Raymond, svegliati”. Con un po’ di insistenza nel tono parlò ancora: “Figlio, vai a scuola oggi?”». Dialogo privo di conflitto, particolari inutili e raccontati che non trasmettono sensazioni concrete, perciò non c’è risposta. Pensate se fosse stato:
«Mrs. Birch scrollò il letto (Object), “Raymond, muovi il culo! Sei in ritardo di 5 minuti per l’interrogazione!” (Time). Ringhiò a denti stretti, uscì dalla stanza sbattendo la porta e corse in cucina (Cause, Object, Space). Afferrò la mannaia (Cause, Object, Goal)».

Esatto, si tratta di puro e semplice Show, don’t tell, come spiegato nel mio omonimo articolo. Le ricerche avvalorano queste tecniche e la direzione intrapresa dalla narrativa contemporanea in quanto a coinvolgimento, immersività, simulazione.

E voi che ne pensate? Siete d’accordo sulle interpretazioni di tali studi? Commentate!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *