L’arco di trasformazione del personaggio è preziosissimo per direzionare e strutturare le proprie storie. È una tecnica completa, precisa, flessibile. Dara Marks, considerata la migliore story editor americana, è giunta all’enunciazione delle regole dell’omonimo manuale attraverso l’esperienza di vent’anni di script consulting per sceneggiature di film di successo. Competenza e ricerca le hanno permesso di tracciare l’identikit del blockbuster, o meglio della sceneggiatura capace di catturare milioni di persone.

Avete presente quelle pietre miliari del cinema che hanno segnato il pubblico come, per esempio, Star Wars? Arma Letale? Casablanca? Ebbene, non è un caso: le sceneggiature di quei film sono estremamente curate e rispecchiano la struttura di cui andremo a parlare. Non è un mistero, d’altronde, che i film americani di qualità diano particolare importanza alla sceneggiatura. Ma la domanda è: perché? Perché funziona. Il mondo del cinema è infinitamente più redditizio di quello cartaceo. Pertanto il lavoro viene preso sul serio e la competitività è alle stelle, specie rispetto al “cugino scemo” dell’intrattenimento, la narrativa.

Per approfondire: L’arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks, Dino Audino editore. Potete acquistarlo a questo indirizzo

Tuttavia, che si tratti di cinema, teatro o narrativa, il succo è lo stesso: creare una storia. Una storia coinvolgente, emozionante, significativa, universale, che passi il “test del tempo”, come dicono gli Inglesi. Del resto, gli studi nel campo del cinema hanno influenzato la scrittura come la scrittura ha influenzato il cinema, il teatro ha influenzato quest’ultimo ed è stato influenzato dalla scrittura, che a sua volta è stata influenzata dal teatro e… insomma, si tratta di argomenti trasversali. Non a caso Dara Marks attinge dagli studi di Joseph Campbell e dal Monomito di Vogler, di cui parlerò in un altro articolo.

Senza dilungarmi sulla teoria, cercherò di spiegare nel modo più succinto e semplice quello che il manuale spiega molto meglio (perciò compratelo, lo consiglio!). Io stesso applico l’arco di trasformazione del personaggio a tutti i miei lavori. Mi aiuta a costruirli, a definirli e a correggerli in seguito.

Partiamo dal concetto base. Una storia come si deve inizia e finisce col cambiamento dei suoi personaggi. Ciò che ci spinge intimamente a continuare a leggere, ciò che ci fa immedesimare nella storia e nel protagonista, ciò che ci fa preoccupare per le sorti dei personaggi è, nel nocciolo, il processo di trasformazione intrapreso da questi ultimi.

Per semplificare la spiegazione (valida altrimenti, ma meno lineare) poniamo un singolo personaggio punto di vista nella nostra storia. Chiamiamolo Lucifero.
Lucifero è un angelo soldato al servizio di Dio. Gli è stato ordinato di affrontare Satana per rigettarlo nella sua prigione di ghiaccio.
Lucifero è il soldato perfetto: obbediente fino alle estreme conseguenze, zelante, brutale, coraggioso, abile eccetera eccetera. La cieca fedeltà nel suo Signore, però, andrà a suo detrimento: una volta sconfitto Satana (che preferirà togliersi la vita piuttosto che tornare un recluso), sarà lui ad essere gettato in pasto ai ghiacci per rimpiazzare il Diavolo. Durante il combattimento Lucifero capirà che Satana stesso era, un tempo, un angelo e che fu tradito dal suo Dio. Ma a quel punto sarà tardi.

Una volta confinato nei ghiacci da altri angeli, obbedienti come lui e insensibili ai suoi piagnistei, Lucifero tenta di liberarsi e così facendo gli si strappano le ali. Ormai non ha più nulla di angelico. Ma, nelle profondità dei ghiacci, scorge una fiamma che sale. Attende per secoli che il fuoco emerga e lo liberi; nel frattempo, diventa pazzo e assetato di vendetta. Si trasforma, lentamente, in un mostro a tre teste.
E un bel giorno il fuoco arriva. Lucifero risale dalle profondità dell’inferno e si libra nel cielo con le sue ali di pipistrello. Libertà! Ma il desiderio di vendetta prende subito il sopravvento: Lucifero vola sulla città degli angeli e fa piovere il fuoco. Chiede a gran voce di consegnargli Dio, ma gli angeli si rifiutano, obbedienti com’era lui un tempo. Dunque giunge l’angelo soldato scelto dal Signore, che lo affronta in uno scontro aperto.
La collera di Lucifero è così grande che neanche l’angelo riesce a fermarlo. Ma, prima di infliggergli il colpo fatale, Lucifero ricorda di chi sia la colpa: non degli angeli, che sono soggiogati, ma di Dio. Decide di risparmiarlo e vola verso l’ultimo cerchio, dove si dice risieda il Signore.

La caduta di Lucifero — Gustave Doré

A quel punto, però, viene colpito a tradimento dall’angelo scelto, che lo mutila con una spada di ghiaccio datagli da Dio. Non c’è più speranza. Lucifero porta gli artigli alla gola: intende uccidersi, come il suo predecessore. Meglio il nulla cosmico che l’eterna sofferenza. Il giovane angelo, però, tenta di fermarlo: gli è riconoscente per averlo risparmiato. Allora Lucifero ricorda la sua disperazione e capisce di non volerla infliggere a un altro suo simile. È un ciclo di dolore che non porterebbe a niente, è la volontà di Dio. Lui sa tutto, Lui prevede tutto. È Lui che aveva disposto la fiamma: la minaccia esterna rinforza, ogni volta, il suo dominio. Non c’è scampo dai suoi piani.

Lucifero decide di sacrificarsi: invece di uccidersi, acconsente a tornare nel ghiaccio e a restarci per sempre. Dio, dal canto suo, non osa ordinare al suo campione di uccidere il Diavolo, ora che non ce n’è ragione. E così, grazie al libero arbitrio e alla sua volontà, Lucifero rovescia i piani di Dio.
Nella risoluzione della storia possiamo vedere gli angeli che avevano intrappolato Lucifero venire a fargli visita, redenti dal suo sacrificio.

Bene, cosa traiamo da quest’orrido polpettone?
La storia, come anticipato, inizia e finisce con la trasformazione di Lucifero. La storia è, anzi, l’arco di trasformazione del personaggio di Lucifero. Abbiamo infatti lo status quo in cui versa il protagonista (angelo soldato che esegue gli ordini di Dio) nel quale viene innescato un conflitto interiore (l’incontro con Satana e la caduta nei ghiacci — Lucifero capisce che ha sbagliato a obbedire). Di lì in poi comincia il processo di cambiamento.
Lucifero, una volta libero, continua inconsciamente a seguire i piani di Dio (attacca la città degli angeli e intende vendicarsi — la trasformazione è chiaramente ancora incompiuta, altrimenti la storia sarebbe terminata). Tuttavia Lucifero risparmia l’angelo soldato e, infine, intuisce il complotto del Signore. A quel punto decide di sacrificarsi, mandandolo all’aria. Qui c’è il compimento della trasformazione innescata all’inizio e, pertanto, la fine della storia. L’arco è compiuto: non da angelo servile a diavolo disubbidiente, ma da Individuo che ripone il suo arbitrio nella volontà di terzi (privo, dunque, di vera libertà) a Individuo capace dell’atto di massima volontà e libertà (il sacrificio). Il Fatal Flaw, o difetto fatale (di cui parleremo in seguito) è stato superato: Lucifero non è più uno strumento privo di volontà propria, ma una creatura capace di autodeterminarsi.

L’arco di trasformazione del personaggio può essere estremamente utile anche per determinare quale sia la storia che dobbiamo raccontare, da dove partire e dove concludere. Se un evento non rientra nella struttura dell’arco di trasformazione del personaggio, allora non deve essere raccontato perché esterno alla storia, ovvero al processo di cambiamento del protagonista (o dei protagonisti). Degli elementi che strutturano l’arco di trasformazione del personaggio parleremo in un secondo articolo, ma posso anticipare che esso si apre con lo status quo, breve fase in cui mostrare la disposizione iniziale che anima il personaggio prima che si profili il conflitto. Quindi avviene un incidente scatenante che innesca l’inizio del processo di cambiamento del protagonista (la scoperta del tradimento di Dio da parte di Lucifero) e il richiamo all’azione, col quale il protagonista prende fisicamente parte alla sua trasformazione, nonché alla risoluzione del Plot (la liberazione dai ghiacci di Lucifero). Queste sono le tappe iniziali e sono, per l’appunto, fondamentali. La chiusura dell’arco di trasformazione del personaggio (e della storia) avviene invece con il momento di trasformazione, in cui il protagonista compie la decisione che lo porterà, nel Climax, a concludere fisicamente il processo di cambiamento. La Risoluzione mostra rapidamente le conseguenze future del Climax, e permette di cristallizzare sia la Premessa sia l’arco di trasformazione del personaggio (nel caso di Lucifero, ciò a cui ha portato il suo cambiamento — ovvero un primo affrancamento dei suoi simili).

Ciò che principalmente definisce una grande storia è dunque il suo protagonista. Mi direte “no, non è vero. Ci sono protagonisti piagnoni e passivi, come Frodo, o del cui destino non c’importa un fico secco”. A parte che se non c’è empatia col protagonista (non c’interessa che fine faccia) il libro diventa automaticamente noioso e poco emozionante, ciò che trascina davvero la storia non è il protagonista in sé, ma proprio il suo cambiamento. Tutte le grandi storie presuppongono importanti trasformazioni nel personaggio punto di vista: ne l’Epopea di Gilgamesh l’omonimo eroe affronta, con Enkidu, prove difficilissime spinto dalla sua iubris. Il coraggioso e ambizioso Gilgamesh stabilisce un legame di fratellanze con il forte Enkidu, il quale muore in seguito a una malattia infertagli dagli Dei (incidente scatenante). La conseguente paura della morte funge da richiamo all’azione e pone la prima pietra sulla strada del cambiamento interiore dell’eroe. Ciò lo porterà a viaggiare ai limiti del mondo all’infruttuosa ricerca della vita eterna. Gilgamesh tornerà in patria con una nuova consapevolezza di sé e del mondo: l’accettazione della finitezza della vita, della piccolezza dell’uomo di fronte agli Dei e alla morte. Non più, dunque, l’ambizione e la iubris ma l’umiltà e il pietismo. E il Re di Uruk morirà come un qualsiasi umano (risoluzione).

My body is ready. Please be gentle with me, Smeagol….

I Sumeri conoscevano l’arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks? Come per la Premessa, la risposta è no. Tutte le grandi storie hanno cuori simili, che risuonano dentro di noi; è il motivo del loro successo, del loro passare alla storia. Ulisse, nell’Odissea di Omero, viene messo alla prova in tutti i modi possibili. Da uomo audace, passionale e molto astuto, Ulisse diventa estremamente paziente e controllato al fine di poter tornare alla sua terra e riabbracciare sua moglie (il suo arco di trasformazione del personaggio ricalca la maturità dell’età). Luke Skywalker in Guerre Stellari impara a fidarsi della “forza” piuttosto che del suo coraggio e della ragione, e ciò gli risulta fondamentale quando distrugge la Morte Nera. Nel suo arco di trasformazione del personaggio, Luke impara ad ascoltare la sua forza interiore come un vero Jedi.
Bilbo Baggins, da pantofolaio recalcitrante e ossessivo compulsivo diventa un eroe in Lo Hobbit; Harry Potter diventa uomo e immola sé stesso per sconfiggere Voldemort alla fine della saga.

Frodo dammi il tuo corpoaaaargh!!!

Questi sono archi di trasformazione che giungono a compimento. Ma ci sono anche le tragedie: in quei casi, l’arco di trasformazione del personaggio s’interrompe. Il protagonista non cresce, non riesce ad abbandonare il suo vecchio sistema di sopravvivenza, ormai inadatto, e finisce preda degli eventi. Oppure reagisce nel modo sbagliato e non fa altro che esacerbare il suo conflitto interiore. Questo è il caso, per esempio, di Martin Eden. La trasformazione di Martin da illetterato a scrittore per catturare la sua amata è già, di per sé, il germe della tragedia, in quanto un tentativo di essere qualcuno che non si è per farsi apprezzare da qualcun altro.

Un arco tragico è, per esempio, quello del tenente Glahn in Pan di Knut Hamsun. La vita del semplice Glahn viene sconvolta dalla passione per Edvarda, che lo tormenta fino alle estreme conseguenze. Dapprima un sentimento positivo, capace di entusiasmare e raffinare lo spirito solitario ed emarginato di Glahn (costretto così a interagire con la società), questo amore finisce per distruggerlo perché impossibile a causa della estrema volubilità della manipolatrice Edvarda. Glahn non riesce a tornare alla sua vita precedente, non riesce a togliersela dalla testa: è ormai corrotto, la sua pace interiore è corrotta. Quella che poteva essere l’opportunità (il sogno) per un animale della foresta (Glahn) di rientrare nel mondo degli uomini e provare i piaceri degli uomini si trasforma in un’ossessione malsana per colpa di Edvarda. E ciò secondo il punto di vista tematico, che intende criticare la perversione intrinseca alla società borghese.

In genere, le storie di successo sono costituite da archi completi e non mancati, ma non è del tutto vero. Personalmente ho un debole per le tragedie e un arco mancato equivale al suo completamento. Ma sono gusti.

L’arco di trasformazione del personaggio parte da un Tema e da un punto di vista tematico, come accennato nell’articolo sulla Premessa. Da quella proposizione si può risalire all’arco del personaggio punto di vista e all’esplicazione dello stesso. Si tratta di due filoni diversi, chiamati Storia A e Storia B, ovvero Plot e Subplot.

Tema: l’amore
Punto di vista tematico (o Premessa): l’Amore dà valore alla vita.
Arco di trasformazione del personaggio di Melanio, il guerriero brutale.

Plot — Si tratta dell’obiettivo esteriore del tema, ovvero il conflitto esterno che si verifica nella storia a partire dalla resistenza al cambiamento operata dal personaggio (il suo Fatal Flaw), e che il personaggio è chiamato a risolvere.

Esempio: Il Re malvagio ha rapito la principessa. I cittadini incaricano Melanio, famigerato guerriero, di salvarla e uccidere il Re cattivo. Questo Re nuoce ai cittadini e alla principessa; a Melanio, però, interessa solo la ricompensa in denaro. Pertanto accetta l’incarico.
Perché Melanio, guerriero brutale e reso tale dalle brutture della guerra, cambi nel rispetto del punto di vista tematico, è necessario che durante l’avventura apra il suo cuore. Questo è il Plot. Aprendo il suo cuore, Melanio potrà innamorarsi e cambiare la sua opinione crudele della vita.

Subplot — Si tratta dell’obiettivo interiore del tema che si verifica nel protagonista, dal quale scaturisce il Plot. Per farla breve, il personaggio deve avere una motivazione per risolvere l’obiettivo del Plot. Perché Melanio dovrebbe aprire il suo cuore se crede che la vita sia solo sangue e sofferenza? Tuttavia, se Melanio tornasse a credere nella bellezza del mondo allora vorrebbe godere di quella bellezza, ovvero aprire il suo cuore e innamorarsi.

Esempio: Melanio è un cavaliere indomito e disilluso dalla crudezza della vita. Il salvataggio della principessa lo porterà a innamorarsi di lei e a riaprire il suo cuore. Tuttavia, per farlo, Melanio deve tornare a credere nella bellezza del mondo. Questo è il Subplot.
Come potrebbe dunque Melanio, imbruttito dal sangue e dalla guerra, tornare a credere nella bellezza del mondo e, in tal modo, riaprire il proprio cuore? Semplice: la principessa che è incaricato di salvare dovrà essere tutto ciò che c’è di bello in questo mondo. Sarà splendida, solare, gentile, generosa eccetera eccetera. In tal modo innescherà il cambiamento in Melanio, il quale risolverà il conflitto interiore e potrà innamorarsi di lei. Conseguentemente, l’amore di lei darà valore alla vita di entrambi: lei sarà libera dal tiranno che non amava, lui riscoprirà la gioia di vivere.

Ma Melanio, alla fine, dovrà affrontare il Re malvagio. In altri tempi avrebbe squartato il cattivone, ma l’amore della principessa l’ha cambiato. In seguito a uno scontro sanguinoso in cui Melanio si trova a fronteggiare un vero e proprio mostro, un Re capace di decapitare neonati e bere dai loro mini teschi per il suo piacere, Melanio si trova a dover scegliere. Decide, infine, di detronizzare il tiranno e di lasciarlo fuggire. Perché? Perché ha capito il valore della vita, grazie all’amore della principessa. E così la Premessa, o il punto di vista tematico, è rispettato.

Ecco lo schema completo.

Soggetto/Tema: L’amore
CCC: un guerriero imbruttito dalla guerra (carattere) salva la principessa rapita (conflitto) e, ingentilito dall’amore di lei, risparmia il Re malvagio (conclusione).
Premessa/Punto di vista tematico: L’amore dà valore alla vita.

Plot (Obiettivo esterno del tema):
Aprire il proprio cuore
Subplot (Obiettivo interiore del tema):
Tornare a credere
nella bellezza del mondo
Ostacolo: Avere il cuore induritoFatal Flaw:
Disillusione
Contesto:
Sanguinoso
Solitario
Ripetitivo
Privo di bellezza
Tratti del Personaggio:
Violento
Carente di affetto
Insensibile
Sofferente

Plot e Subplot, come detto, sono gli obiettivi esterni e interni del tema. Il primo si modella sul secondo e ne è una conseguenza. Pensate, per esempio, a un viaggio: nella letteratura, a un viaggio “esterno” corrisponde sempre un viaggio interiore intrapreso dal protagonista. Quello è il Subplot. Il Plot è, invece, non il viaggio “esterno” o il motivo del viaggio, ma la risoluzione del conflitto che esso scaturisce.
Esempio: Giangio viaggia in giro per il mondo per conoscere cose nuove e, in Giappone, s’imbatte nel buddhismo Zen. La filosofia e lo stile di vita Zen lo sconvolgono e incuriosiscono, al punto da spingerlo a voler rimanere. Allo stesso tempo, però, la sua smania di conoscere posti nuovi e fare nuove esperienze lo portano a voler continuare il suo viaggio. In questo caso, il Plot non è il viaggio, né il fatto che lui voglia conoscere cose nuove. Il conflitto che si verifica è lo scontro tra le due pulsioni del protagonista, e la risoluzione dipende dal punto di vista tematico che vogliamo imprimere alla storia.

Posto, dunque, il punto di vista tematico: “Il Nulla porta a una reale comprensione della vita, a differenza delle fallaci capacità logiche e sensoriali”, l’obiettivo di questo conflitto sarà la conversione di Giangio alla filosofia Zen e l’abbandono degli amati viaggi. Quello è il Plot. Al contrario, l’obiettivo interno del conflitto è il cambiamento che Giangio deve operare in sé stesso per risolvere il Plot. In che modo, dunque, Giangio potrebbe mai decidere di abbracciare il buddhismo Zen a discapito dei viaggi e del suo attuale modus vivendi?

Pensateci. Giangio viaggia perché avido di esperienze ed emozioni. E se tutto ciò si rivelasse inutile? Vuoto? Se capitasse qualcosa di terribile, capace di rivelare l’insensatezza della vita, l’unico modo per raccapezzarsi sarebbe quello di abbracciarne l’intrinseca vacuità. Dunque, per risolvere il Plot (la conversione) Giangio deve realizzare intimamente la vacuità della vita. Questo è il Subplot, il cambiamento che deve operare in sé stesso.

Ecco che abbiamo, di conseguenza, la nostra trama. Giangio viaggia con la fidanzata; lei muore in un incidente, lui deve continuare il suo viaggio (tutto pagato, tutto già prenotato). È stato l’ultimo desiderio di lei, sussurratogli sul letto di morte. Ma lui non prova più nulla in ciò che fa: è distrutto, disumanizzato dalla perdita. In Giappone, durante un tour sessuale in cui paga Geishe per affogare la sua disperazione, incontra per caso dei monaci Zen. Alla fine, Giangio rinuncerà a partire per la sua ultima tappa e si farà Monaco.

Importante è non confondere, quindi, il Plot con la trama. Tornando al guerriero del nostro arco di trasformazione del personaggio, il nostro eroe non decide di accettare la missione di salvataggio non per innamorarsi della principessa, ma per la pecunia. Il cuore del conflitto, però, è quello che si viene a creare con l’incontro dei due, ovvero la reazione che Lei scaturisce in Lui. Quello diventa il conflitto da risolvere per il nostro guerriero, il cui obiettivo (per risolverlo) sarà aprire il suo cuore (secondo il punto di vista tematico). Per farlo, però, dovrà prima operare un profondo cambiamento in sé stesso, e ciò non sarà senza impegno e dolore. Infine, dovrà provare “sul campo” il suo cambiamento per essere realmente convinto di esso (e per convincere il lettore). Solo allora Plot e Subplot saranno contemporaneamente risolti.

Sotto al Plot abbiamo l’Ostacolo, ovvero l’impedimento alla risoluzione del Plot. Perché il guerriero non riesce ad aprire il suo cuore? Perché esso è indurito. Perché il viaggiatore non riesce a scegliere il Nulla (convertirsi allo Zen)? Perché è disperatamente attaccato alla vita (soprattutto dalla morte dell’amata).

Sotto l’Ostacolo abbiamo il Contesto, ovvero l’ambiente che genera tale ostacolo. Ambiente non solo geografico, ma in senso più ampio. Sociale, economico, ecc ecc. Perciò Contesto. Come dovrà essere dunque il contesto in cui s’indurisce il cuore? Sicuramente barbaro, crudele, violento. L’abitudine a soffrire e a provocare sofferenza negli altri, a togliere la vita come se fosse priva di valore, non può che rendere cinici, spietati, tutt’altro che empatici. E poi? Solitario senz’altro, perché la solitudine ci allontana dal prossimo, ci emargina, incattivisce, e ci priva dell’affetto di cui abbiamo bisogno. Ripetitivo. Fare le stesse cose ogni giorno stanca e inaridisce l’anima. La Routine può privare delle gioie della vita. Infine, privo di bellezza. Perché la bellezza smuove qualunque animo, e solo la mancanza di essa può determinare un cuore di solida pietra. Del resto, sarà proprio il relazionarsi con caratteri opposti a questi a determinare un’apertura nel nostro guerriero. La principessa sarà bellissima, vivace, gioiosa, estroversa, bisognosa di protezione.

Sotto il Subplot abbiamo il già citato Fatal Flaw, elemento estremamente importante dell’arco di trasformazione del personaggio. Fatal Flaw significa difetto fatale, ed è la caratteristica negativa del personaggio che determina l’Ostacolo al suo cambiamento. È, per l’appunto, come l’Ostacolo per il Plot. Quale difetto interiore, dunque, deve avere il nostro guerriero che gli impedisca di tornare a credere nella bellezza del mondo? Melanio è convinto della crudeltà della vita, e dunque disilluso nei confronti della vita stessa. “Disillusione” è un attributo “azzeccato”. La disillusione prolifera nell’ambiente del nostro Contesto e indurisce il cuore quando se ne impossessa. È anche molto difficile sbarazzarsene. Tutto sa di banale, già visto, privo di sorpresa o bellezza. Sì, è il Fatal Flaw che cerchiamo per il nostro eroe. Questo difetto dovrà essere talmente radicato in Melanio da farlo opporre al cambiamento, altrimenti non c’è storia. Per es.: la disillusione di Melanio a ciò che c’è di bello nella vita è tale da fargli abusare della principessa e di continuare a trattarla come carne da macello fino alla realizzazione. Dal canto suo, la principessa è talmente piena di vita e animata da buone intenzioni (nonostante anche le sevizie del tiranno) da riprendersi e perdonarlo. E da riuscire, lentamente, a cambiarlo.
Ecco, il Fatal Flaw è proprio il motivo di resistenza al cambiamento operata dal personaggio. Allo stesso tempo, però, questo difetto non è tale nello status quo, anzi. Se Melanio non fosse stato disilluso nel midollo, non sarebbe riuscito a sopravvivere alle atroci guerre da lui affrontate (e forse, una volta abbandonato il Fatal Flaw, non potrà più combatterne come prima…).

Il Fatal Flaw

Il Fatal Flaw: il difetto che ha permesso all’eroe di sopravvivere in passato e che, adesso, potrebbe costargli la vita. A meno che non lo abbandoni del tutto.

Sotto il Fatal Flaw ci sono gli altri Tratti del personaggio, che dovranno andare nella direzione che gli stiamo imprimendo. Sono caratteri in larga parte conseguenti o analoghi, ma anche catalizzatori del cambiamento, e sono un po’ come il Contesto in cui fiorisce il Fatal Flaw, il difetto che finirà per ammazzare (in senso lato o meno) il nostro eroe, se non lo abbandonerà e cambierà percezione di sé.
Dara Marks parla precisamente di “sistema di sopravvivenza”. L’arco di trasformazione del personaggio si basa sull’abbandono del corrente sistema di sopravvivenza, divenuto impedimento, per il conseguimento di un altro, congruo alle nuove sfide che ci troviamo ad affrontare.

Da questo semplice specchietto si passa a strutturare l’intera opera con gli elementi del suddetto arco. Si scompone la storia in tre atti, come da tradizione, e poi si ripartiscono numerosi step per la trasformazione del nostro eroe (tra cui i già citati “incidente scatenante” e “richiamo all’azione”). Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

E voi che ne pensate? Strutturate le vostre storie in base alla trasformazione dei vostri personaggi? Commentate!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *