La Spada Spezzata Fanucci
Titolo originale: The Broken Sword

Autore: Poul Anderson

Anno: 1954, 1971 (revised edition)

Genere: Fantasy

Lingua: Inglese

Editore: Abelard-Schuman (1954), Ballantine Books (1971)

Pagine: 274 (1954), 207 (1971)

 

La Spada Spezzata fu pubblicato nel 1954, lo stesso anno in cui fu dato alle stampe La Compagnia dell’Anello di J. R. R. Tolkien. Non si tratta dell’unico punto in comune tra le due opere: entrambe attingono a piene mani dalla mitologia norrena e ne rielaborano le leggende; entrambe parlano di elfi, nani, troll, goblin…

Per questo motivo La Spada Spezzata è considerato un libro di culto della narrativa fantastica: anticipò e accompagnò, allo stesso tempo, la popolarità de Il Signore degli Anelli; coniò, insieme ad Howard e Tolkien, il genere Heroic Fantasy; contribuì a formare gli autori che si sarebbero poi specializzati in quel genere. Ma tutto ciò è una conseguenza dell’impatto che ebbe sui lettori di allora, e del fascino che conserva tutt’oggi.

La Spada Spezzata cover prima edizione

Copertina della prima edizione

Il Fantasy de La Spada Spezzata è diverso da quello a cui siamo abituati. Le differenze tra questo romanzo e le opere di Tolkien sono più numerose e profonde di quanto si possa immaginare a prima vista. Per cominciare, La Spada Spezzata ha una forte componente storica: il romanzo non è ambientato in un’epoca immaginaria, ma durante l’era dei vichinghi e principalmente in Britannia.
Il romanzo si divide tra il mondo reale e il Reame Incantato, in cui risiedono le creature fatate (elfi, troll, sidhe ecc.). Esse sono invisibili all’occhio umano che non abbia vista magica. Gli Dei Asi vengono in aiuto ai mortali e continuano la loro eterna lotta contro gli Jotunn. Ma è un ordine destinato a scomparire: l’avanzare del Cristianesimo sta indebolendo gli Antichi Dei; evocare il Dio Bianco (Gesù) cancella ogni parvenza di soprannaturale. Per questo la separazione tra i due mondi si fa sempre più netta, e le creature magiche esercitano grande cautela quando mettono piede nel mondo degli uomini.

Un’altra componente fondamentale che rende unico La Spada Spezzata riguarda la storia stessa. Si tratta di un’epopea tragica, cupa, violenta, che per tono ed esiti richiama proprio i poemi epici a cui si ispira. A differenza delle opere di Tolkien, infatti, La Spada Spezzata è molto fedele ai miti norreni. Ciò nell’atmosfera come nell’incarnazione del divino: gli Dei Asi tramano costantemente e non c’è modo di sfuggire alla loro tela; gli elfi sono creature gelide, superbe, brutali e amorali per molti versi; i troll non sono i giganti scemi di Tolkien ma creature magiche dotate di spiccate doti soprannaturali.

cover 1971 The Broken Sword

Copertina della seconda edizione (1971). Di lì in poi il romanzo acquisterà una grande popolarità (sulla scia di Tolkien) e verrà ripubblicato un mucchio di volte

La Spada Spezzata presenta i drammi tipici della tragedia e riflette i tempi crudeli in cui è ambientata. Non c’è scampo o sotterfugio narrativo che risparmi i personaggi che si avvicendano sul palcoscenico.

Per questi motivi l’opera influenzò la branca crudele del fantasy; l’influenza che esercitò si può notare in scrittori come Neil Gaiman (American Gods in particolare), Joe Abercrombie, Michael Moorcock e altri. Quest’ultimo affermò a chiare lettere che La Spada Spezzata fosse superiore alle opere di Tolkien e che si trattasse di «una tragedia frenetica e gravida di sventura in cui l’eroismo umano, l’amore e l’ambizione, manipolati da Dei amorali, elfi e troll, porta inevitabilmente alle tragiche conseguenze».

Ma entriamo nello specifico.

Orm il vichingo assalta e saccheggia un territorio costiero della Britannia, del quale prende possesso. Non contento, l’uomo stermina la famiglia dell’inglese che occupava tali terre. La nonna della vittima, però, è una strega e riesce a fuggire. Quindi attua un piano diabolico per vendicarsi.
Si mette in moto la catena di eventi che porterà alla conclusione.
Il figlio di Orm, Skafloc, viene scambiato dall’elfo Imric col figlio di una principessa troll da lui stuprata. Il nome del bastardo è Valgard.
A Skafloc, che viene allevato dagli elfi, gli Dei Asi regalano una spada spezzata, che dovrà essergli affidata al compimento del diciottesimo anno di età. Valgard, invece, viene allevato dalla sua famiglia umana ma finirà per allearsi coi troll. Entrambi i fratellastri avranno ruoli chiave nella guerra che scoppierà tra troll ed elfi.

 

Poul Anderson giovane

Poul Anderson giovane

Premetto che questa recensione si riferisce all’edizione rivista de La Spada Spezzata, pubblicata nel 1971 da Ballantine Books. C’è un gap generazionale tra l’opera originale e la seconda edizione: per questo motivo Anderson decise di ritoccare il romanzo. Come ebbe lui stesso a dire nella Premessa alla seconda edizione: «(…) Il giovanotto, per molti versi ingenuo, che si chiamava come me, potrebbe involontariamente dare al lettore un’idea sbagliata della mia opera e della mia personalità. Ma nello stesso tempo, non me la sento di manomettere radicalmente quello che lui ha scritto. (…) Perciò sono arrivato a un compromesso. (…) Mi sono permesso di apportare diverse modifiche al testo. Mi piace pensare che l’autore sarebbe stato lieto di accettare i consigli di un uomo più esperto… anche per quanto riguarda le tecniche del combattimento medievale! Non ho riscritto il romanzo (…) quindi lo stile non è il mio. Comunque, ho eliminato una quantità di aggettivi e di altre ridondanze, ho corretto certi errori e certe incongruenze, e in una scena breve, anche se importante, ho messo una Persona al posto di un’altra che in effetti proprio non c’entrava. (…) Mi sono limitato a renderlo più leggibile: spero vi piaccia».

Nel caso voleste approfondire le differenze tra le due versioni, potete leggere un’attenta disamina a questo link.

Poul Anderson vecchio

Poul Anderson vecchio

Poul Anderson aveva meno di trent’anni quando scrisse La Spada Spezzata. Aveva già pubblicato vari racconti e un paio di romanzi, ma il suo stile era ancora acerbo. L’opera uscì lo stesso anno in cui egli pubblicò Quoziente 1000. Già all’epoca era considerato principalmente uno scrittore di fantascienza, e così sarà anche in futuro.
Chi avesse letto l’ottimo Tau Zero (1970) resterà deluso dalla prosa di quest’opera. Essa presenta una sovrabbondanza di aggettivi, periodi particolarmente lirici, scene d’azione riassunte. Invero, la prosa è totalmente raccontata. La pomposità dello stile per lo meno si accorda con l’aura da poema epico che permea il romanzo. Il testo resta tuttavia stucchevole, sopratutto all’inizio. Chi leggesse l’opera del 1954 riscontrerà, probabilmente, tali problemi in quantità e intensità maggiori, come ammesso dallo stesso Anderson.

Ecco un assaggio.

Nella battaglia giganteggiavano due figure imponenti, difficili da distinguere. L’ascia di Valgard e la spada di Skafloc aprivano varchi sanguinosi tra le file serrate e vacillanti dei guerrieri. Il berserker schiumava dalla furia che l’aveva preso, urlava e colpiva. Skafloc non emetteva altri suoni che un respiro ansimante, ma era poco meno frenetico.
I troll avevano circondato gli elfi da ogni lato, e in quelle condizioni, in cui l’agilità e la sveltezza contavano poco, la forza dei troll s’impose. A Skafloc sembrava che, per ogni faccia sogghignante caduta davanti a lui, altre due si levassero dalla neve che fumigava per il calore del sangue. Doveva restare dov’era, mentre il sudore gli si congelava addosso in rivoli, e stringere il suo nuovo scudo, e combattere all’infinito.
Fu quindi Valgard che venne a cercarlo, reso folle dalla berserkergang e dall’odio per gli elfi, e soprattutto per il figlio adottivo di Imric. Si scontrarono a corpo a corpo, fissandosi negli occhi, nell’ingannevole chiaro di Luna.
La spada di Skafloc vibrò sull’elmo di Valgard, ammaccandolo. L’ascia di Valgard fece volare schegge dallo scudo di Skafloc. Poi Skafloc sferrò un fendente obliquo che squarciò la guancia di Valgard, scoprendogli i denti in un orrido sogghigno. Il berserker ululò più forte e sferrò una gragnuola tonante di colpi, scostando la lama, tempestando lo scudo fino a quando il braccio sinistro dell’altro stava ormai per ricadere; e il sangue inzuppò la benda che fasciava la precedente ferita.
Skafloc, tuttavia, attendeva l’occasione propizia; e quando il suo avversario spinse troppo avanti una gamba, gli piantò la lama nel polpaccio. Lo avrebbe storpiato, se il filo non fosse stato consunto dall’uso. Valgard, comunque, lanciò un urlo e cadde riverso. Skafloc scattò verso di lui.
(pag. 104) (Si tratta di una delle scene d’azione più chiare del romanzo — N.d.P.)

La prima parte de La Spada Spezzata è la più difficile da digerire, sia per lo stile sia per il contenuto. Il punto di vista è una terza persona onnisciente ma si focalizza ora su Skafloc, ora su Valgard. Come accade spesso in questi casi, il romanzo ci mette un po’ a ingranare. È come leggere due storie separate ma con alcuni punti di contatto, almeno finché i due protagonisti non si riavvicinano dal punto di vista narrativo.

Superato lo scoglio iniziale il romanzo si fa sempre più teso e struggente, fino alla conclusione. I personaggi sono ben caratterizzati e il loro arco di trasformazione li rende ancora più empatici. Ci si affeziona e si spera il meglio per Skafloc. La storia intriga con l’alone di mistero che getta intorno agli Dei e alla spada spezzata. La posta in gioco aumenta esponenzialmente, i dilemmi tragici straziano i personaggi pagina dopo pagina. C’è una forte tensione romantica che percorre il romanzo e tiene il lettore appiccicato.
Mi dispiace solo per Valgard, che a mio avviso viene messo in secondo piano a un certo punto della storia. Forse si poteva fare di più nel suo caso, ma ciò è coerente col suo arco interrotto e malsano.

Ecco un altro assaggio.

La strega viveva sola nel bosco, e aveva i suoi ricordi come unica compagnia; con il passare degli anni i ricordi si nutrirono della sua anima, lasciando l’impronta dell’odio e della sete di vendetta. Dopo molti tentativi, imparò ad accrescere un poco i suoi poteri, fino a quando fu capace di evocare gli spiriti della Terra e di parlare con i dèmoni dell’aria; e questi le insegnarono altre cose. Andò al Sabba Nero sul Brocken, volando alta nel cielo a cavallo di una scopa, mentre i suoi stracci sventolavano nell’aria. Fu un festino mostruoso: orride forme antiche cantilenavano intorno all’altare tenebroso e bevevano avidamente lunghe sorsate di sangue: ma la cosa peggiore era forse la vista delle giovani donne che prendevano parte ai riti ed agli spaventosi accoppiamenti.
La strega ritornò dal Sabba con una sapienza più grande e con un ratto che era divenuto il suo familiare e che succhiava il sangue dal suo petto avvizzito con i minuscoli denti aguzzi, e la notte si acquattava sul guanciale e le squittiva all’orecchio mentre lei dormiva. Così, alla fine, la strega ritenne di avere la forza di evocare colui che voleva.
Tuoni e lampi scrosciarono attorno alla spelonca, e bagliori azzurri ed il fetore degli abissi dell’inferno. Ma la presenza oscura davanti alla quale si prostrò era a suo modo bellissima, poiché ogni peccato appare bello al peccatore consapevole.
(pag. 62)

Un romanzo emozionante, devo dire, e i riferimenti culturali/mitologici sono interessanti. Consiglio l’edizione integrale della Fanucci del 1976: essa presenta un’introduzione niente male di Gianfranco de Turris, la Premessa di Poul Anderson e un’utilissima appendice con un “dizionarietto mitologico”, per chi volesse saperne di più o non avesse le idee chiare sul background del romanzo.

Conclusione: Consigliato.

Contro:

  • Stile pesante che ostacola la narrazione
  • Tutto raccontato; scene d’azione difficili da visualizzare e di scarso impatto
  • La storia ci mette tempo a ingranare…

Pro:

  • … Ma diventa coinvolgente a quel punto
  • Personaggi memorabili
  • Vicenda emozionante e drammatica
  • Riferimenti storici/mitologici fedeli e interessanti
Voto: Due caschi!
Due caschi voto palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *