La Scala Urlante, cover artwork
Titolo originale: The Screaming Staircase

Autore: Jonathan Stroud

Anno: 2013

Genere: Young Adult, Fantasy,
Horror

Lingua: Inglese

Editore: Doubleday Children’s Books

Pagine: 440

 

Lockwood & Co. è una saga di romanzi fantasy per ragazzi scritta dall’autore inglese Jonathan Stroud, famoso per la Trilogia di Bartimeus e prolifico scrittore di storie per bambini.
Il primo volume della serie, La Scala Urlante, uscì nel 2013 e fu tradotto in Italia nel 2014. Il secondo volume, Il Teschio Parlante, uscì nel 2014 e fu tradotto nel Bel Paese a ben due anni di distanza, da Salani.

Nonostante le fortune della saga in patria, la pubblicazione in Italia procede a rilento e, al momento in cui scrivo questo articolo, sull’adattamento del terzo volume (The Hollow Boy ) ancora non si sa nulla.
Stroud dal canto suo sforna un romanzo dopo l’altro. Nel settembre di quest’anno è prevista l’uscita in Gran Bretagna del quinto titolo della serie, The Empty Grave, seguito di The Creeping Shadow.

Jonathan Stroud

Jonathan Stroud

Ma parliamo del primo romanzo, La Scala Urlante. Purtroppo vi sarà capitato di non trovarlo in libreria, tra gli altri libri fantasy. La Scala Urlante è considerato a cavallo tra uno YA e un romanzo per bambini, e viene spesso riposto sugli scaffali dei libri per ragazzi dai 10 ai 14 anni (o dai 9 agli 11). Non è un errore: la serie è in effetti indirizzata a quel target di lettori, ma non solo.
Posso tranquillamente affermare che Lockwood & Co. sia una saga adatta a tutte le età. Anzi, gli adulti potranno godere di aspetti che i giovanissimi non saranno in grado di cogliere.

La Scala Urlante è un romanzo diretto, semplice, trasparente come lo stile della sua prosa, ma molto intrigante.
La protagonista e personaggio POV è Lucy Carlyle, una giovane agente che dà la caccia ai fantasmi (chiamati Visitatori). Nel mondo di Lockwood & Co., infatti, i fantasmi infestano case e città.
L’infestazione viene chiamata “Il Problema”. Solo i giovani sono in grado di percepire i Visitatori, e coloro che riescono a vederli chiaramente o a sentirli nei paraggi si dice che possiedano un Talento.
Per affrontare i Visitatori, gli agenti possono contare su un arsenale composto di ferro, argento, sale e lavanda, gli elementi più odiati dai fantasmi. Stocchi, catene, limatura, sacchetti di sale e bombe al magnesio sono strumenti di uso quotidiano. Ma andiamo al succo.

Qui una succinta sinossi de La Scala Urlante:

Da più di cinquant’anni, Londra è scossa da quello che i suoi abitanti chiamano genericamente ‘Il Problema’, ovvero un’epidemia di fantasmi che ha infestato tutta l’Inghilterra. Gli unici a poter vedere, sentire e combattere gli spiriti maligni sono i ragazzini, arruolati nelle numerose agenzie di acchiappafantasmi. Armati di spade d’argento, bombe di sale, limatura di ferro e Fuoco Greco, questi ghostbusters bambini devono affrontare le più terribili infestazioni. Ed è proprio alla ricerca di un lavoro che Lucy Carlyle, una giovane e talentuosa agente, si reca nella capitale, ma finisce per essere assunta dall’agenzia più piccola e sgangherata di tutte.

 

Lucy dunque si accompagna ai due co-protagonisti: Lockwood e George, entrambi agenti dell’agenzia che presta il titolo alla saga. Se Lucy è una ragazza particolarmente sensibile e capace, Lockwood è invece il tipico personaggio talentuoso e sopra le righe della tradizione letteraria inglese. Stroud sembra rifarsi a Sherlock Holmes per quanto riguarda la caratterizzazione di Lockwood.
George infine è la classica spalla: un grassone nerd che lavora nelle retrovie; un personaggio di supporto che consente a Stroud di inserire frequenti momenti comici nella storia. A me ricorda un po’ Daru di Stein’s;Gate, ma è anch’egli un archetipo di co-protagonista.
Il trio nell’insieme, a dire il vero, è il tipico ed efficace trio che siamo abituati a leggere o vedere al cinema. Personaggi semplici, definiti, tradizionali, e ciò facilita i lettori più giovani.

La prosa va nella medesima direzione e ci regala descrizioni succinte ma eloquenti, dialoghi brillanti e facili da seguire. Un ritmo scorrevole, piacevole, lineare. Non si può dire che Stroud non sappia il fatto suo: alcune descrizioni e alcune battute sono particolarmente ispirate ed eleganti. L’ironia inoltre la fa da padrone, proprio come nella Trilogia di Bartimeus.

Un breve estratto, così da rendervi conto.

«Tutto questo non ha alcun senso» mi interruppe Lockwood, «a meno che Lucy non si sia portata quassù uno dei nostri manufatti metapsichici. Non l’hai fatto, vero, Luce? Non è che hai portato di sopra quella mano di pirata per darle un’occhiata più da vicino, per esempio, e poi ti sei dimenticata di rimetterla nella sua scatola?»
Lanciai un piccolo grido di rabbia. «Non essere stupido. Ovvio che non l’ho fatto. Non mi verrebbe mai in mente di portare qui qualcosa che non sia del tutto… del tutto sicuro… Oh».
«Be’, anche George porta sempre in giro quel suo vaso…» Lockwood notò la mia espressione. «Lucy?»
«Oh. Oh no».
«Che c’è? Hai portato su qualcosa?»
Lo guardai. «Sì» dissi con un filo di voce. «Ecco… credo proprio di sì».
George e Lockwood si girarono verso di me volgendo le spalle all’armadio e ai vestiti sparsi. Mentre stavano per parlare, una radiazione pallida balenò sul muro, e una figura si alzò dal pavimento dietro di loro. Vidi braccia e gambe sottili sottili, un vestitino con girasoli arancio, lunghe ciocche bionde dissolversi in contorti serpenti di nebbia, un viso freddo e duro stravolto dalla rabbia… Lanciai uno strillo. I ragazzi si voltarono di scatto proprio nel momento in cui le dita affilate come chiodi erano sul punto di stringersi intorno ai loro colli. George estrasse la sua spada e la conficcò in un angolo del mio armadio. Lockwood agitò frenetico la giostrina. All’impatto con il ferro ci fu una pulsazione di luce, e la ragazza fantasma svanì. Un’onda di aria fredda esplose nella stanza, schiacciandomi la camicia da notte contro le gambe.
La soffitta tornò ancora una volta buia.
Qualcuno tossì. George tirò l’elsa dello stocco per liberarlo dall’armadio.
«Lucy…» la voce di Lockwood era pericolosamente calma.
(Pag. 155-156)

Detto questo, capitano comunque pochi momenti di smarrimento, dovuti a descrizioni vaghe e frettolose. La volontà di non complicare le cose è evidente, ma rischia a volte di non rendere giustizia alle scene. La narrazione, poi, si alterna tra un frequente raccontato e passaggi mostrati, particolarmente emozionanti. Il POV in prima persona è impostato come un diario in cui Lucy si rivolge al lettore. Per questo motivo anche i salti temporali sono ricorrenti, e ciò diminuisce spesso la tensione narrativa. Fortunatamente l’intrigo e il coinvolgimento sono costanti, grazie alla trama e al legame che si stabilisce con i personaggi.

La trama in particolare è il forte de La Scala Urlante. Come nei migliori fantasy, Stroud ci cala in un mondo diverso dal nostro, con le sue regole e le sue leggi fisiche.
La separazione tra il nostro e quel mondo sarebbe avvenuta con l’esplosione del succitato “Problema”. Il contesto è costruito bene e in modo totalizzante: dal punto di vista sociale, politico, perfino economico. Tutto risponde al Problema e si è evoluto in base alle necessità poste da quest’ultimo.
Stroud non spiattella orrende spiegazioni ma rivela pian piano le meraviglie di quel mondo, evitando di sottostimare l’intelligenza di lettori giovani e maturi. Ci s’immerge sempre più a fondo e la curiosità aumenta, un po’ come in Harry Potter. La similitudine regge anche in relazione ai protagonisti: un altro trio di ragazzini.

Tutto ben fatto, devo dire, ma nulla di sconvolgente, proprio a causa della prosa e della volontà di non andare “oltre”. Il romanzo è più che onesto e le emozioni ci sono, ma si poteva fare di più. Potete star certi che non resterete “colpiti” o scossi, ma rinfrescati e soddisfatti dalla piacevolezza della lettura. E non è poco, oggigiorno. In un momento storico in cui la stessa nozione di arte è messa in discussione e nessuno si limita a fare bene il proprio mestiere, La Scala Urlante emerge senza sforzi dal pattume che inquina la letteratura.

Ma un’eccezionalità c’è, ed è la trama. Questa spinge a voltare pagina, a immedesimarsi, a voler entrare in quel mondo e… ad acquistare gli altri volumi!
Bisogna dire, però, che ciascun titolo presenta una storia diversa, sebbene nello stesso contesto e con gli stessi personaggi. Parliamo di “casi” diversi insomma, in linea con la tradizione holmesoniana.

Conclusione: Consigliato!

Contro:

  • Descrizioni vaghe, a volte,
    e stile in parte raccontato, in parte mostrato (il primo chiaramente sottotono rispetto al secondo)
  • Prosa, storia, personaggi e quant’altro improntati alla semplicità e alla scontatezza
  • Momenti liquidati frettolosamente e salti temporali che interrompono il flusso
  • Non aspettatevi emozioni fortissime, incredibili colpi di scena o passaggi particolarmente profondi

Pro:

  • Ottima trama. Contesto originale, ben costruito e affascinante
  • Personaggi sì tradizionali ma efficaci. Empatia assicurata
  • Prosa onesta, diretta e trasparente. Descrizioni alle volte ispirate ed eleganti; dialoghi brillanti ma intelligibili; passaggi mostrati dal forte coinvolgimento
  • L’umorismo di Stroud permea l’opera, come nella Trilogia di Bartimeus. E funziona!
  • Mistero e coinvolgimento a iosa. Lettura piacevole, rinfrescante e mai noiosa
Voto: Tre caschi!
Tre caschi Palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *