Da un articolo di maggio, su Digital Trends:

«Avete mai sentito parlare di Harry Potter Jr.? No, non stiamo parlando di una qualche ignota fanfiction, ma del ragazzino che si fa strada in un mondo di streghe, maghi e magia per salvare la sua famiglia dal nefasto troll che ha nascosto la sua essenza in una persona vicina al giovane eroe. Insomma, il bimbo interpretato da Noah Hathaway (La Storia Infinita) nel film Troll, quello che uscì nel 1986, 15 anni prima di Harry Potter e la Pietra Filosofale.

Certo, probabilmente non avete idea di ciò di cui stiamo parlando. Il motivo è che Troll fu un trascurabile B-movie che non ebbe nemmeno un millesimo dei fan di cui gode la serie di Harry Potter. Tuttavia, ci sono senz’altro somiglianze impressionanti tra le due storie.

Quindi perché è una notizia di oggi?

Beh, sembra che i registi John Buechler e Peter Davy abbiano ingaggiato l’attrice premio Oscar Patricia Arquette per un remake animato di Troll chiamato Troll: The Rise of Harry Potter Jr. Dal momento che quel nome vale un bel po’ di soldi per parecchie persone, i registi hanno assunto l’avvocato Tom Girardi, sperando di scongiurare in anticipo qualsivoglia intoppo legale.

I due non intendono citare in giudizio l’attuale franchise di Harry Potter per violazione di copyright, sebbene Buechler affermi che, se non fosse per “problemi familiari”, l’avrebbe fatto quando i libri della Rowling uscirono per la prima volta sul mercato.

“Volevamo assicurarci di non essere accusati di plagio,” disse Davy a NBC Los Angeles. Mentre Giradi aggiunse, “Anche se qualcuno che se n’è impossessato per un po’ ne ha aumentato il valore, ciò non toglie che appartenga a noi.”

Un portavoce della Warner Bros. e di JK Rowling ha definito “ridicole” le rivendicazioni di Buechler e Davy e gli studios hanno rilasciato la seguente dichiarazione, “Difenderemo vigorosamente la nostra proprietà intellettuale e sfideremo qualsiasi tentativo illegale di capitalizzare sullo straordinario successo del franchise di Harry Potter, come dicemmo ai registi anni fa”.

Il primo romanzo della Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale, uscì nel 1997 ma lei disse che l’idea della storia del giovane mago “prese forma” nella sua mente durante un viaggio in treno da Manchester a Londra nel 1990.

Che fosse stata influenzata da Troll, il quale fu rilasciato soltanto 4 anni prima?

(…)»

Avete inteso bene: J.K. Rowling avrebbe “mutuato” non solo il nome e l’età del nostro amato maghetto, ma anche alcuni dettagli della futura trama (ricordate gli horcrux?).
Sì, lo so, è improbabile. Ma non è la prima volta che la Rowling viene accusata di plagio.

Intorno al 2000, l’autrice Nancy Stouffer accusò J.K. Rowling di non aver rispettato i diritti di copyright e trademark dei suoi lavori del 1984, The Legend of Rah and the Muggles e Larry Potter and His Best Friend Lilly.

Proprio così: Larry Potter e i Muggles, chiamati “Babbani” nel Bel paese. La differenza è che tale termine non viene usato come appellativo per le persone comuni nel libro della Stouffer, ma per indicare una sorta di nanerottoli umanoidi privi di magia. Come se non bastasse, Larry Potter ha lo stesso aspetto del più famoso Harry: capelli neri a scodella e occhiali.

Larry Potter and his best friend Lilly

Le coincidenze, in effetti, sembrano un po’ troppe. Inutile specificare, comunque, che la Rowling vinse la causa. E c’è da dire che il cognome Potter è estremamente comune in Inghilterra: l’autrice stessa affermò di essersi ispirata a un suo amico d’infanzia, Ian Potter. Mentre “Harry” sarebbe solo uno dei nomi più frequenti del Regno Unito.

Qual è la verità? Caso, ispirazione, furto? Scherzi a parte, di furto non si può parlare. Non ci sono i presupposti, poiché le trame differiscono troppo. È normale, poi, che intorno a una serie così famosa siano sorte dispute di tutti i tipi. Eppure, fa specie vedere certi nomi e certi termini prima che diventassero ciò che sono oggi.

Sono certo che Harry Potter Jr. beneficerà del suo nuovo status, e la Rowling dovrà mangiarsi le mani. Del resto, questo personaggio non appartiene né a lei né alla Warner.
Intanto gustatevi il trailer del vecchio, trashissimo film.

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *