Buona giornata mondiale dell’ambiente! E un grazie a Google per avermelo ricordato!

L’ambiente è una cosa meravigliosa. Stupenda da guardare dietro un monitor o da un vetro.

Ma ci sono gli insetti, sapete. Moleste creature, così minuscole da svicolare nelle uretre. Li odio, li odio perfino più degli umanoidi. E poi le piante, gli animali, i vermiciattoli… e tutto ciò che possa minacciarci.
La natura non è fatta per noi, no. Noi siamo stati creati per l’asfalto: meravigliose distese post-industriali, deserti urbani dall’aria irrespirabile.
Mi trovo più a mio agio con le polveri sottili che con l’aria balsamica della natura, poiché sono allergico. Se fossimo adatti all’ambiente, le allergie non esisterebbero.

Insomma, spero che questa balla del cambiamento climatico porti davvero a qualcosa. Dobbiamo renderci conto che l’ambiente non è nostro amico: gli alberi vanno inceneriti, le calotte polari squagliate con i lanciafiamme, i mari desertificati e così via. Quando abiteremo in una landa velenosa con l’aria color ruggine, densa come lo spirito del cupo mietitore, allora potrò mettere la faccia fuori dalla dannata finestra.

No, scherzi a parte, viva la giornata mondiale dell’ambiente! Grazie Google, grazie «La Repubblica», Trump, Cina, Pyongang e Boko Haram! Ma soprattutto vorrei ringraziare la conferenza di Parigi: dobbiamo preservare quei cazzo di ghiaccioli, oppure l’unica cosa buona di questo pianeta potrebbe avverarsi.

A cosa mi riferisco? Alla neve, ovviamente! Quella sì che mi piace, sopratutto quando è lercia di bitume. La neve e il petrolio fanno un cocktail sublime. Però meglio della neve c’è solo il ghiaccio, e il freddo, e l’unica cosa che la natura abbia davvero creato per noi. L’ipotermia. Quindi brindiamo alla mondiale dell’ambiente giornata e accendiamo le ciminiere!

Auguri a tutti. Vi auguro la cosa più bella che vi meritate: l’inverno. Ma non uno qualunque.

Vi auguro un Inverno così gelido da farvi grandinare il sangue. Avete presente? Si deve rapprendere e raggrumare fino a farvi esplodere le coronarie. Piccoli, luridi pupazzi di neve con l’azoto nelle vene, questo dovete diventare. Ma no, non è abbastanza gelido.

Vi auguro in Inverno così freddo da tenervi chiusi in casa. Così freddo da appiccicarvi al pavimento, con la pelle che si sfoglia come un’ostia. Che la voce vi affoghi in un lago di bile, sotto la superficie ghiacciata. Così freddo che gli occhi vedano il rumore bianco, e una sottile lama gelata vi buchi i timpani come palloncini.
Un freddo glaciale, assoluto, fanatico. Che non tenga a terra solo voi, ma anche il vostro insulso spirito. Così freddo da congelare l’anima dei vostri figli. E dei vostri morti.

Che nessuno mai possa volare. È questo il mio augurio per voi, per gli uccelli, per ogni specie del creato.

Addormentatevi tutti nelle stalattiti, e lasciatevi andare all’ipotermia. Lasciatevi portare via, a brano a brano, finché non rimanga neppure un’eco di voi. Neanche da lontano, neanche dalla spiaggia. La marea deve cancellare le impronte del vostro passaggio. Ma non illudetevi: vi dissolverete prima di raggiungere il cielo. Per voi non ci sarà nessun inferno o paradiso, solo il vuoto totale. Come per me.
Quello che vivo ogni santo, diabolico giorno: il Nulla. E la bufera vi porterà via tutto.

Insomma, infine, buona giornata mondiale dell’ambiente. E buon olocausto di ghiaccio.

Firmato,

Morton Monti, 

l’Eminenza Grigia.

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *