1984 fu scritto da George Orwell nel 1948 e profetizzò, in un futuro prossimo, il dominio dei totalitarismi. Non è un mistero che Orwell intese dipingere il regime di Oceania e il suo dittatore fantasma, il Grande Fratello, con i colori dell’Unione Sovietica. Non a caso il volto del despota, nell’omonimo fumetto, presenta sia i tratti di Stalin che di Hitler.
Ma Orwell era un socialista convinto, specie ai tempi della Guerra civile spagnola. Fu proprio l’esperienza nel Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM) a fargli disprezzare il comunismo stalinista, reo, nei suoi occhi, di aver tradito i socialisti e gli anarchici.

Allo scoppio non proclamato della Guerra fredda Orwell scelse di stare dalla parte dell’Occidente, dell’America, e ciò nonostante egli criticasse gli USA proprio in virtù di alcune analogie ravvisate nei totalitarismi.

La parola Fascismo non ha più significato, eccetto nella misura in cui denota “qualcosa di indesiderabile”. Le parole democrazia, socialismo, libertà, patriottico, realistico, giustizia hanno ciascuna diversi significati che non possono essere riconciliati l’uno con l’altro. Nel caso di una parola come democrazia, non solo non c’è una definizione convenuta, ma il tentativo di crearla incontra riluttanza da parte di tutti gli schieramenti. È universalmente riconosciuto che quando chiamiamo un paese “democratico” lo stiamo celebrando: conseguentemente i difensori di qualsiasi tipo di regime sostengono che si tratti di una democrazia e temono che potrebbero dover sospendere l’uso di quel termine, se esso fosse legato a un significato preciso. Parole di questo tipo sono spesso utilizzate in modo consapevolmente disonesto. In altri termini, le persone che le impiegano hanno le loro definizioni private, ma permettono ai loro ascoltatori di pensare che intendono qualcosa di totalmente diverso. Affermazioni come “Il maresciallo Pétain era un vero patriota”, “la stampa sovietica è la più libera del mondo”, “la chiesa cattolica si oppone alle persecuzioni”, sono quasi sempre fatte con l’intento di ingannare. Altre parole usate con significati variabili, più o meno disonestamente, sono: classe, totalitario, scienza, progressista, reazionario, borghesia, eguaglianza.
(da Politics and the English Language, 1946. Traduzione mia).

Socing 1984 Orwell

Orwell, volente o nolente, lasciò qualcosa di più subdolo nella sua opera. In 1984 la prassi totalitaria non riflette soltanto le “distanti realtà” dei regimi a noi noti. Si ricordi, a tal proposito, che Orwell stesso fu censurato dal governo britannico nel 1944, che ostacolò inizialmente la pubblicazione de La Fattoria degli Animali (i Sovietici, all’epoca, erano preziosi alleati contro Hitler e godevano di un nutrito numero di sostenitori nei paesi occidentali).
Nonostante Orwell fosse già un giornalista e scrittore affermato, il romanzo fu respinto da ben quattro editori, anche a causa del giudizio negativo del Ministro dell’Informazione. Solo nella metà del 1945 Secker & Warburg decise di pubblicare La Fattoria degli Animali, e senza il saggio introduttivo La Libertà di Stampa.
Quest’ultimo fu scritto da George Orwell proprio in seguito al boicottaggio del suo libro e denuncia i meccanismi di censura e autocensura della democratica Inghilterra, in merito in particolare alla copertura dei crimini sovietici (Holodomor, le Grandi Purghe eccetera).
Il manoscritto in questione è stato ritrovato soltanto nel 1972 ed è terribilmente attuale. Potete leggerlo a questo indirizzo. Ve lo consiglio caldamente.

Orwell era dunque consapevole del potenziale profetico della sua opera, anche in caso di vittoria della democrazia. Non parlo di realtà aliene e rétro come il regime della Corea del Nord, ma delle società in cui viviamo. Il Grande Fratello è qui tra noi e noi nemmeno ce ne accorgiamo.
Umberto Eco, proprio nel 1984, scrisse nell’introduzione all’omonimo romanzo che Orwell aveva fallito, che le sue predizioni non si erano avverate.
Eco aveva torto, e lo dimostrerò coi fatti.

Ogni elemento del totalitarismo Orwelliano è oggi presente intorno, dentro e sopra di noi. Pertanto dividerò l’articolo in paragrafi e a ciascun paragrafo riserverò un elemento.
Per chi non fosse aduso al vocabolario di 1984, a ogni elemento seguirà una breve descrizione. Per chi non ricordasse la trama di 1984, segue una breve sinossi (tratta da Wikipedia).

Londra, 1984. Una guerra atomica ha diviso la Terra in tre potenze, in lotta fra loro e governate da regimi totalitari: Oceania, Eurasia ed Estasia. Nel superstato di Oceania, la società è controllata da un Partito che basa il suo potere sui principi del Socing, un socialismo estremo, il cui comandante supremo è il Grande Fratello, misterioso dittatore il cui viso compare ovunque nei teleschermi e nei manifesti di propaganda. Le principali città sono sorvegliate da pattuglie della Psicopolizia, una feroce organizzazione paramilitare poliziesca che ha come obiettivo, attraverso lo spionaggio, di tenere sotto controllo la vita dei cittadini (costretti a indossare delle tute azzurre numerate) affinché non commettano un qualsiasi psicoreato (ossia non pensino a cose scomode al regime). Le armate oceaniane, alleate con gli eserciti estasiani, sono inoltre in guerra contro gli eurasiani allo scopo di ottenere il pieno dominio dei loro territori, inviando nei deserti dell’Africa e nell’India meridionale diversi reggimenti di fanteria, di artiglieria e di carri armati.
Il trentanovenne Winston Smith è un impiegato del Partito Esterno che lavora presso gli uffici del Ministero della Verità, incaricato di “correggere” i libri e gli articoli di giornale già pubblicati, modificandoli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal Partito Esterno. Egli inoltre si occupa di modificare la storia scritta, contribuendo così ad alimentare la fama di infallibilità del Partito stesso, applicare le damnatio memoriae verso dissidenti “mai esistiti” e così via.
Apparentemente Winston è un tipo malleabile, in realtà mal sopporta i condizionamenti del regime e non riesce ad adeguare la propria mente al bispensiero, tanto che comincia a scrivere su di un diario i propri sentimenti di malcontento nei confronti del regime. La sua vita cambia radicalmente quando un giorno, durante una manifestazione di Due Minuti d’Odio a Piazza della Vittoria diretti contro Emmanuel Goldstein, un oppositore del Grande Fratello, incontra Julia, una ventiseienne che si adatta al Partito Esterno solo per convenienza.

 

L’ideologia è il Socing, termine in Neolingua che sta per Socialismo Inglese.
Il Partito di Oceania si divide in Partito Interno e Partito Esterno ed è governato dal Ministero dell’Amore, che si occupa di controllare i membri del partito, indottrinare i cittadini e convertire i dissidenti. Il Ministero si serve della Psicopolizia, o polizia del pensiero, che s’incarica di far rispettare l’ideologia di regime. Poi ci sono i Prolet (il proletariato), che non sono controllati dall’apparato del Ministero ma vengono gestiti tramite concessioni politiche, contentini e così via.
Le altre funzioni statali vengono espletate dal Ministero della Verità, dal Ministero dell’Abbondanza e dal Ministero della Pace.
Il Partito si regge su alcuni elementi precisi: il Bispensiero, la Neolingua, vari strumenti di propaganda (la “Settimana dell’odio”, i “teleschermi” ecc.), e gli slogan; «La guerra è pace», «l’ignoranza è forza», «la libertà è schiavitù», sono le parole d’ordine del Socing, impresse sulla facciata del Ministero della Verità.

Iniziamo.

Psicopolizia, polizia del pensiero, 1984

Strumenti totalitari.

In 1984, come detto, ci sono telecamere e teleschermi inspegnibili che circondano e monitorano i membri del Partito Esterno. Non i Prolet, badate bene. E oggi? L’idea che siamo controllati è una bufala complottista, no? Beh, in parte sì e in parte no.

Cominciamo con le intercettazioni.
Telefoniche, ambientali… le nostre forze di polizia hanno a disposizione uno strumento potente e invadente come pochi. Per attivare tale strumento, però, bisogna che il PM apra un’inchiesta e faccia richiesta al GIP. Fatto questo, gli agenti procedono a captare ogni conversazione telefonica o, dove possibile, “fisica” dell’inquisito.
Il problema è che si tratta di uno strumento dalla regolamentazione ballerina. Per non parlare delle intercettazioni preventive e di quelle in caso di urgenza (potete leggere il quadro normativo a quest’indirizzo).

In più, le intercettazioni colpiscono tutti coloro che hanno a che fare con l’inquisito. Nel caso delle intercettazioni ambientali, poi, ne è soggetto chiunque capiti ove si trova il marchingegno nascosto. Dal 2009 al 2014, infatti, sarebbero state ascoltati circa 3 milioni di Italiani (Fonte: Demoskopika).

intercettazioni totalitarismo

«Io non ho niente da nascondere!», obbietterà qualcuno. Duh! Nemmeno la quasi totalità dei cittadini di Oceania, suppongo. E poi andatelo a dire, per esempio, ai due fratelli pugliesi scambiati per mafiosi e sbattuti in cella per 3 anni a causa di intercettazioni interpretate male (il perito non capiva il dialetto, poverino!).

Ma andiamo alla parte più spaventosa e interessante.

Ricordate il caso Snowden? Nel 2013 l’ex tecnico della CIA rivelò pubblicamente i dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa utilizzati dai servizi segreti americani. Tra questi, il programma di intercettazioni impiegato nei confronti dell’Unione Europea, i programmi di sorveglianza Internet eccetera. Per esempio, si scoprì che la NSA (National Security Agency) aveva sorvegliato i presidenti francesi dal 2006 al 2012, ovvero Chirac, Sarkozy e Hollande. Fu il cosiddetto Data Gate.
Si scoprì che l’NSA aveva libero accesso a tutti gli account privati di Google, Facebook, Yahoo, Skype e tante altre piattaforme grazie a un programma di sorveglianza chiamato Prism, e che tutti i dati venivano registrati in un software segreto. Parliamo di milioni di utenti le cui info venivano spiate, scaricate e catalogate: meglio del Grande Fratello.

Poi si scoprì che l’amministrazione Obama aveva permesso all’NSA di controllare per più di due anni anche i metadati delle email attraverso un programma chiamato Stellar Wind. Fu coinvolta anche l’agenzia d’Intelligence britannica, la Gcgh.
Poi si scoprì che l’NSA aveva intercettato il presidente brasiliano, Dilma Roussef.
Poi si scoprì che l’NSA aveva intercettato circa 46 milioni di telefonate in Italia e 60 milioni in spagna tra il 2011 e 2012.
Poi si scoprì che anche il governo tedesco e altri leader mondiali erano stati intercettati per anni.
Poi si scoprì che il ruolo dell’Intelligence britannica fu assai più grave nella vicenda: avevano usufruito dei programmi americani per collezionare illegalmente dati di utenti e traffico Internet in modo estensivo, tanto da ricevere l’accusa di violazione dei diritti umani.

Grande fratello Obama Orwell

Proprio pochi giorni fa Wikileaks ha smascherato un nuovo malware della CIA in grado di registrare l’audio dalle Smart TV Samsung (F Series). L’audio è poi facilmente prelevabile via pennetta USB o collegandosi alla rete Wi-fi del televisore.
Il nome del malware è Weeping Angel, e con esso c’è stato il leak di molti alti malware impiegati dai servizi segreti americani: Archimedes, Hive, AfterMidnight, Assassin, Athena
Credo che nemmeno Orwell sognasse un tale livello di controllo e infiltrazione da parte dello stato. E non parliamo di un totalitarismo, ma della Democrazia che ci avrebbe liberato da tale oppressione.

Legge totalitaria.

Altra costante dei regimi dittatoriali è l’intoccabilità dei leader e dell’ordine costituito. Manco a dirlo, non ci facciamo mancare nulla anche da questo punto di vista.

Proprio nella nostra splendida Italia, il signor “Impunito per Mani Pulite e Terra dei Fuochi”, anche chiamato Giorgio “Intercettazioni Secretate” Napolitano, faceva ampio uso della sua inattaccabilità di regime.

Nel 2007 Francesco Storace, all’epoca leader del partito “La Destra” e presidente della Regione Lazio, attaccò la senatrice a vita Rita Levi Montalcini sostenendo, in sintesi, che ella rappresentasse una sorta di “stampella” del governo allora presieduto da Romano Prodi. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenne a difesa del premio Nobel e venne a sua volta attaccato dal presidente della Regione Lazio, il quale definì «indegno» il comportamento del Quirinale.
Come richiesto dalla Procura di Roma, Francesco Storace venne condannato a sei mesi di reclusione, con sospensione della pena, per vilipendio del capo dello Stato.

Non è l’unico esempio, anzi.
«(…) La Procura di Firenze – titolare dell’inchiesta – individuate le città di origine dei presunti responsabili delle frasi offensive, ne ordinò il sequestro dei computer. Che avvennero a La Spezia. Roma, Milano, Bologna, Bari, Napoli, Forlì, Treviso, Pesaro e Monza. Oltre al monzese e al 33enne spezzino, scattate le denunce per un 22enne di Pesaro, un 25enne di Napoli, un 21enne di Forlì, un 21enne di Bari, un 25enne e un 35enne di Roma e un 33enne di Desenzano del Garda».
Oppure:
«Con un bebè in arrivo, una 30enne di Porto Tolle (Rovigo) è rimasta senza lavoro: licenziata. Proprio nei giorni in cui la donna perdeva il posto, il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, invitava gli italiani “a fare dei sacrifici per il bene del Paese”. Così, in un momento di frustrazione, la donna si è lasciata andare a uno sfogo su Facebook. Vittima dello sfogo non è stata la politica in generale, ma il suo vertice più alto, Napolitano appunto, insultato per aver chiesto questi “sacrifici” agli italiani. Degli insulti consegnati al mare-magnum del web che hanno trascinato la signora alla sbarra».
Eccetera.

Giorgio Napolitano

Ma oltre i leader ci sono i gerarchi.
Scrive un post critico sulla pagina Facebook di Laura Boldrini. E gli arriva la Digos a casa.
La Boldrini invia Polizia presso abitazioni private per far cancellare pagine web non gradite. POLIZIA A CASA (SENZA MANDATO), FAMIGLIA TERRORIZZATA, UN GRUPPO DI DIVISE IMPEGNATE NELLA CANCELLAZIONE DELLA BURLA DAL WEB.
Laura Boldrini “censura” un blogger e gli manda la Polizia a casa.

Per non parlare degli esecutori:
Denuncia i giudici lenti: processato in un giorno.
Anziano di 81 anni protesta per una multa. Il giudice lo manda in galera.

Eccetera eccetera eccetera.

La giustizia, per l’appunto, è uno degli strumenti di controllo più efficaci. La magistratura non è infatti controllata da nessuno e «s’incarica da sola di fare trasparenza», come recita una canzone. I magistrati hanno piena disponibilità di uomini e mezzi e sono intoccabili: non pagano se la loro inchiesta si rivela un buco nell’acqua, non pagano quando condannano coloro che si rivelano essere innocenti. Ciò permette loro di portare attacchi mirati, ripetuti, sugli oppositori di regime e gli avversari politici.

Grazie al collegamento diretto tra giustizia e propaganda, gli indagati si ritrovano sulle prime pagine di tutti i giornali e sulle reti nazionali ancor prima di sapere cosa stia accadendo (i cosiddetti “scandali a orologeria”). I più fortunati riescono a salvarsi pagando migliaia di euro in avvocati (è uno dei paesi più salati in questo senso), ma perdono la faccia e le testate pubblicano a discrezione le rettifiche. I meno fortunati, o meno ricchi, aspettano gli interminabili processi in una cella per custodia cautelare.

Una delle armi più potenti del regime democratico sono proprio le misure cautelari.
Se anche l’accusa fosse una bufala, i magistrati potrebbero in tal modo nuocere all’inquisito e rafforzare la delazione mediatica. Uno scandalo, una cella, e il personaggio o l’anonimo viene distrutto.
Ho avuto personalmente amici che, per una falsa inchiesta che li ha visti scagionati in seguito, hanno dovuto pagare decine di migliaia di euro di avvocati e sono finiti in carcere e ai domiciliari. E parliamo di persone appartenenti al ceto medio/basso; i soldi contano quanto la vita.

magistrati comic

Ecco come funziona:
Il Pubblico Ministero può richiedere al Giudice delle Indagini Preliminari l’applicazione delle misure cautelari sulla base di due requisiti: la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e per esigenze cautelari, ovvero il rischio di fuga, di reiterazione o di inquinamento delle prove.
Sulla carta.
Nella realtà, i magistrati hanno un enorme margine di discrezionalità nell’applicazione delle misure. La sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza è messa in secondo piano rispetto alle esigenze cautelari, che fungono da movente. Il rischio di fuga, reiterazione o inquinamento è difficile da dimostrare e su questo giocano i magistrati, che decidono a piacimento in tal senso. Non è necessario fabbricare prove o indizi, basta il consenso del GIP. Se c’è una fedina penale già sporca, poi, la cosa è ancora più semplice.

Chiunque potrebbe fuggire o tentare di coprire tutto, eccetto forse un uomo costretto su un letto d’ospedale. Il fatto che l’indagato abbia una famiglia, un posto fisso e quant’altro, non basta per smentire questa tesi. Il buon senso non può nulla contro la parola dei togati.
Ciò vale, allo stesso modo, per le misure cautelari coercitive. Il PM decide il misfatto (corruzione, peculato, evasione eccetera) e il tizio viene sbattuto in galera per direttissima, dove marcisce in attesa dei processi.

Va detto che il nostro è uno dei paesi con i tempi processuali più lunghi al mondo. Ciò significa mesi o anni di carcere ingiustificato per alcuni. Poi, se col passare del tempo l’impianto accusatorio non sussiste, i delegati del regime non pagano. Non pagano mai, in nessun caso. Per approfondire: un articolo di Panorama

Le prove? I numeri parlano chiaro. Nel 2010 il 42% dei detenuti era in attesa di una sentenza definitiva, e il 20,8% era in attesa di una sentenza di primo grado. Oggi la situazione è leggermente migliorata, ma pur sempre allarmante: su 56’289 detenuti 9’749 sono in attesa di un primo giudizio e quasi altrettanti sono “condannati” non definitivi. Circa il 30% dei detenuti italiani si trova in cella per custodia cautelare. È record, all’interno dell’Unione Europea, tant’è che il comitato anti-tortura (cpt) di Strasburgo ci chiede di allinearci alla media europea in merito a tale strumento.

Per quanto riguarda le inchieste in generale, le statistiche parlano del 40% circa di imputati assolti. Assolti, ma distrutti e dissanguati economicamente. E a me non risulta che i sicari del Grande Fratello di Orwell siano mai arrivati a tanto!

custodia cautelare in prigione

Passiamo al cuore: gli apparati di governo.

Il Ministero della Pace, o Minipax in Neolingua.

Si tratta di una sorta di Ministero della Difesa («La guerra è pace»), che gestisce le forze militari e la guerra permanente che l’Oceania combatte contro l’Estasia e l’Eurasia, a seconda del momento storico. Le alleanze, infatti, cambiano da un giorno all’altro, e il nemico/alleato storico diventa il suo opposto senza che sia fatto il minimo rumore. Il Ministero della Verità, in tali occasioni, manipola le informazioni presenti e passate secondo i dettami del Bispensiero in modo tale che non esista, nel passato, una situazione diversa da quella presente. In tal modo i cittadini di Oceania non percepiscono il cambiamento e continuano a pensare all’Eurasia o all’Estasia come all’alleato/nemico di sempre, a seconda della versione ufficiale.
Sembrerebbe impossibile, ma è possibile grazie al Bispensiero: il Partito dice sempre e solo la verità, ogni idea difforme viene ricondotta alla verità eterna del Partito.

Vi ricorda qualcosa? Ne abbiamo parlato poc’anzi citando La Libertà di Stampa di Orwell: i grandi alleati di prima, i cui crimini venivano sistematicamente coperti, diventano i mostri di domani. Difficile dimenticare, infatti, la caccia alle streghe americana e la demonizzazione dei Russi operata dai paesi occidentali (ancora in atto, per altro). Il riferimento di Orwell è chiaro, ed è indirizzato proprio alle nostre società democratiche.

Faccio un altro esempio, per sfizio. Pensate al cattivissimo dittatore siriano Bashar al-Assad. Ebbene, sapevate che il mostro di oggi fu un grande statista? Dall’articolo del Fatto Quotidiano: «Sembra passato un secolo, ma è solo il 18 marzo 2010 quando Giorgio Napolitano è in visita ufficiale a Damasco. Fino ad allora nessun presidente della Repubblica aveva visitato la Siria. “Difficile non rimanere colpiti dalla bellezza del Paese e dall’ospitalità del suo popolo”, esordisce il Capo dello Stato durante una cerimonia, poi passa alle lodi di rito per le politiche del presidente Bashar al-Assad: “Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti”. Nel video, pubblicato dall’ufficio stampa del Quirinale e scovato da Dagospia, l’inquilino del Colle fa i suoi migliori auguri al dittatore, ieri statista e oggi nemico pubblico numero uno: “Esprimo i miei più sentiti voti per il benessere suo personale e della signora Asma”».

Non contento, Napolitano nominò il leader della Siria “cavaliere di gran croce”, mentre Casini e Pera (allora presidenti di Camera e Senato) lo lodavano per il suo «ruolo importante nel processo di pace» in Medio Oriente.
E ora è un mostro. Nonostante Assad abbia unito le diverse confessioni religiose del paese, sciolto il monopartito, promulgato leggi e cambiato la costituzione; quadruplicato il PIL della Siria grazie all’apertura a investitori stranieri, dimezzato la disoccupazione dal 20% nel 2000 all’8,3% nel 2010, eccetera. È un mostro, e basta.

Assad Napolitano

E Gheddafi? Nostro partner privilegiato, amico fraterno di Berlusconi e poi tradito. Tanto per cambiare, fu Giorgio Napolitano a spingere per il nostro intervento. Ed ebbe il coraggio di affermare che «Non siamo entrati in guerra. Siamo impegnati in un’azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».
«La guerra è pace», per l’appunto.

Gheddafi Napolitano

Oppure pensate allo stesso Mussolini. Non è più un mistero che l’Italia fascista e l’Inghilterra flirtassero prima che l’Italia entrasse in guerra. Lo stesso Duce ricevette attestati di stima da parte di tante personalità politiche e non, prima della successiva damnatio memoriae. Winston Churchill ebbe a dire che Mussolini fosse «il più grande legislatore vivente», tra le tante frasi celebrative. «L’uomo della Provvidenza», per Pio XI. E poi Lenin, Gandhi, Mann, Freud, Ford, Kipling, Pound eccetera eccetera. Ma, come per l’Estasia e l’Eurasia, o come per Stalin e Assad, l’amico diventa mostro e il mostro diventa amico, a seconda della convenienza. L’importante è che si mascheri qualunque affinità od ostilità precedente.

Tornando al Minipax, Orwell immagina un regime in cui la guerra viene spacciata per pace. Un atto necessario e perpetuo perché la pace sia mantenuta. Si vis pacem para bellum. Eppure, nessun regime totalitario è mai arrivato a tanto.

Per i Sovietici la guerra era un atto patriottico e, soprattutto, politico: lo scontro di classe tra le potenze plutocratiche, facenti capo agli USA, e quelle proletarie; un’estensione, insomma, della lotta di classe, su cui si fonda l’intera ottica marxista. Una guerra giusta, dunque, atta a proteggere gli sfruttati dai capitalisti e a ribaltare i rapporti di forze.
Per il Fascismo la guerra era un atto patriottico ed eroico. Un sacrificio collettivo per la grandezza della nazione e l’opportunità, per il singolo, di provare il proprio coraggio e amor di patria, rievocando le gesta degli eroi della Grande Guerra. Partecipazione delle masse, dunque, all’organo nazione e tensione personale verso l’alto.
«L’unica igiene del mondo» per i futuristi, una guerra di difesa della sovranità nazionale contro le plutocrazie per i fascisti di sinistra. Ma sempre guerra.

Gli Stati Uniti lanciarono due bombe atomiche sul Giappone nel nome della pace.
Quel trend è continuato fino ai giorni nostri (ed è precedente, in realtà, ma non voglio dilungarmi sulla questione. Basti sapere che l’America è stata in guerra 224 anni su 241 dalla sua creazione): dalle guerre preventive (Corea, Guatemala, Vietnam) a quelle per procura (Afghanistan, Grenada ecc.) contro l’URSS, alle due guerre del Golfo, all’invasione dell’Iraq, ai bombardamenti del Kosovo, all’invasione dell’Afghanistan, alle stragi gratuite in Yemen, Libia, Siria…
Pensateci un attimo: sono tutte guerre di invasione e non di difesa. Eppure non vengono percepite come tali: aggressioni, guerre per l’appunto. Perché? Perché gli USA attaccarono l’Iraq per fermare Saddam e le sue invisibili armi chimiche; perché bisognava fermare i massacri in Kosovo; perché gli Americani invasero l’Afghanistan per cercare l’invisibile Bill Laden, che si trovava lì e quindi… beh mica si poteva star fermi dopo l’attacco alle Torri Gemelle; perché Gheddafi e Assad massacravano il proprio popolo, eccetera. Poco male che si scopra, dopo, che si trattasse di panzane.

Ricordate Milosevic? Il genocida super-dittatore serbo che andava fermato a tutti i costi? Ebbene, una recente sentenza della corte dell’Aja sul caso Karadzic ha sancito, in merito ai rapporti di quest’ultimo con Milosevic, che il dittatore serbo era tutto il contrario di quanto propagandato dai Media nostrani. Secondo la corte, infatti, non esisterebbero prove a sufficienza per ritenere che Milosevic abbia avallato i piani di Karadzic. Anzi! La sentenza mette in luce attraverso fatti e citazioni come Milosevic abbia lottato contro le pretese sulla Bosnia e il massacro dei non-serbi. Un contrasto netto che avrebbe portato, nel 1994, a un allontanamento del dittatore da Karadzic. E tutto questo, ovviamente, dopo anni di reclusione e decesso in cella dell’odiato dittatore. Per approfondire: qui.

Che hanno detto i giornali e i fautori di quest’ingiustizia? Ah, giusto: niente. Crimini invisibili puniti nel nome della pace. Dobbiamo parlare della fialetta di Colin Powell spacciata come prova della detenzione di armi chimiche da parte di Saddam? A cose fatte si è scoperta la truffa e l’inesistenza di tale arsenale. E Powell? I giornalisti? Gli Americani?
Impuniti.
Fateci caso: si teme per i programmi nucleari iraniani o per le testate atomiche della Corea del Nord, come se gli unici che potessero permettersi (moralmente, a quanto pare) di detenere un arsenale nucleare siano gli USA e Israele. Eppure gli Americani sono stati gli unici a gettare le atomiche su degli esseri umani.

Ma gli USA sono solo un esempio.
Pensate, per esempio, alla Guerra delle Falkland combattuta dagli Inglesi per tenersi le Malvinas. La scusa? Le Falkland appartengono al Regno Unito, perciò si trattava di una guerra in difesa della propria terra. Peccato che le Malvinas risiedano a più di 12’000 chilometri dal Regno Unito. Regno che pare vanti un’estensione planetaria.
Ma non finisce qui: si tentò e si tenta di giustificare il controllo di quell’appezzamento di terra con assurdi “referendum” della popolazione residente alle Malvinas. «Circa il 92% ha chiesto di restare nel Regno Unito», recitano le testate di tutto il mondo per avvalorare l’idea della “difesa” della volontà popolare e dell’innocenza dell’Inghilterra. Parliamo di 2’500 persone, di cui la stragrande maggioranza sono Inglesi e Scozzesi emigrati dalla madrepatria. Per non parlare del personale militare dislocato presso la base Inglese presente sull’isola. Una fregata, un rompighiaccio, un sottomarino nucleare d’attacco, aerei armati con missili balistici a lungo raggio e altre risorse militari che minacciano la vicina Argentina. Queste sono le pacifiche Falkland.

Oppure pensate a come la Francia e l’Italia sono saltate sul carro della guerra in Libia per la loro fetta. O come la Francia abbia bombardato Siria e Iraq e, non contenta, abbia finanziato i “ribelli” siriani, nonché firmato un accordo di cooperazione militare col Libano. Dal 2014, poi, la Francia è impegnata con oltre 3000 militari in una campagna globale contro il “terrorismo di matrice islamica” in Africa (operazione Burkhane), attraverso il Ciad, il Niger, il Burkina Faso, la Mauritania e il Mali, in cui le operazioni hanno portato a scontri e morti.
Vogliamo parlare del grande alleato d’Occidente, l’Arabia Saudita, che sovvenziona il Salafismo e il Wahabismo che fingiamo di combattere?

democrazia 1984 orwell

Ogni guerra democratica è segnata da due elementi: la demonizzazione dell’avversario e la distruzione totale del medesimo. Entrambi nel nome della pace.
Sì, solo la democrazia è riuscita ad avverare lo slogan di 1984. Non a caso, ormai, ci si riferisce a tali accadimenti con un’emblematica espressione: ”esportazione della democrazia”.

Ah, vi svelo una cosa su Umberto Eco. Risale al 2011.

«Parigi, 22 giugno – Sette scrittori di tutto il mondo hanno lanciato oggi da Parigi un appello al Consiglio di sicurezza dell’ONU affinché venga adottato un progetto di risoluzione contro la repressione in Siria che ”metta fine ai massacri”.
I sette firmatari sono Umberto Eco, David Grossman, Bernard-Henri Levy, Amos Oz, Orhan Pamuk, Salman Rushdie e Wole Soyinka. La lettera firmata dai sette intellettuali è stata pubblicata sul sito di ”La regle du jeu”, la rivista online del filosofo francese Levy, e si rivolge ai 15 Paesi membri del Consiglio di sicurezza.
(Ansa)».

Tutto quadra.

Proseguiremo il discorso col prossimo articolo, in cui parlerò della Neolingua e del Ministero della Verità.
Non siete d’accordo? La vedo troppo “nera”? Ho semplificato in modo eccessivo? In tal caso Commentate! Ma non dimenticate di argomentare le vostre critiche!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *