Sappiamo tutti quanto sia difficile scrivere un intero romanzo, a differenza di un racconto più o meno lungo. È facile perdersi per strada e lasciare le cose a metà, per poi recuperarle in seguito oppure mai più.

Per tale motivo ho ideato la seguente rassegna di trucchi e consigli utili a non perdere la Trebisonda, a comporre un prodotto degno di questo nome in tempi accettabili. I punti spaziano dai suggerimenti semplici, per neofiti, agli accorgimenti che anche scrittori con una certa esperienza troveranno utili.

1. Costruite la storia

In tanti prendono la scrittura come un atto di fede, un gesto spontaneo dovuto all’estro artistico. Non è così: per scrivere romanzi decenti in tempi decenti, e possibilmente più di uno nella propria vita, serve quella che chiamo “guida”. Con questo termine mi riferisco a una serie di informazioni sviluppate precedentemente dall’autore, alle quali egli possa rifarsi per scrivere la propria storia in maniera lineare, veloce, coerente e compita.

Antoine de saint-exupéry

Un obiettivo senza un piano è solo un desiderio

Ogni scrittore si gestisce come preferisce, e ognuno ha la propria guida. C’è chi stila le proprie schede dei personaggi, chi traccia una semplice bozza dell’intera trama, chi si accontenta di seguire una morale intrinseca.

Personalmente mi trovo bene lavorando con i seguenti step:

  1. Concepimento e sviluppo dell’idea.
  2. Definizione della Premise.
  3. Definizione dell’arco di trasformazione del personaggio.
  4. High-concept, what-if, definizione del genere e quant’altro serva a identificare l’opera.
  5. Abbozzo di struttura, trama e personaggi.
  6. Bozza scena per scena, similmente a una sceneggiatura.
  7. Sviluppo delle scene, ovvero la stesura del romanzo vero e proprio.

Ripeto, ognuno fa come gli pare, l’importante è avere una guida per non perdersi e non dilungarsi più del dovuto. È vero che a volte la storia si scopre scrivendo, ma è un metodo poco efficiente per realizzare un romanzo. A meno che non si tratti di una porcheria; in tal caso tutto fa brodo.

2. Non parlate ad altri del vostro romanzo

Si tratta di un consiglio classico, che avrete probabilmente già sentito. Non c’è una ragione tecnica, ma molti scrittori affermati ribadiscono questo suggerimento. Parlare del proprio romanzo equivale a ricollocarlo da una dimensione squisitamente intima alla realtà del mondo esterno, snaturandolo del suo potenziale catartico.

Che scriviate in modo ragionato o spontaneo, l’atto stesso di creare e sviluppare una storia è un portentoso strumento d’espressione, di sfogo, di liberazione, di completamento e perfino di rivincita. L’unico momento in cui il proprio romanzo dovrebbe essere portato all’attenzione di qualcun altro è a giochi fatti, in odore di editing o pubblicazione.
Più ne parlate, più il vostro romanzo perde fascino, stimolo e importanza.

Tenetelo a mente.

3. Ponetevi delle tempistiche

Stilare un calendario per la stesura del proprio libro è un’ottima idea per definire i tempi. Una volta passata la fase di creazione ed elaborazione, a cui è difficile imporre tempistiche, bisogna impostare un tempo massimo in cui terminare il romanzo vero e proprio. Per esempio per il mio ultimo romanzo ho fissato 1 mese per la realizzazione delle scene e 4 mesi per la stesura. I tempi possono variare, ma l’importante è tentare di rispettare i termini che ci si è imposti.

Scrivere il dannato romanzo

Ovviamente un calendario “globale” non basta. Bisogna suddividere il lavoro, così da poter dare il massimo e tenere d’occhio le scadenze. Per esempio potreste impostare un numero minimo di capitoli settimanali. Avete in mente un romanzo da 12 capitoli e volete terminarlo in 3 mesi? Bene, allora dovrete scrivere almeno 1 capitolo a settimana per rientrare nei tempi. E questo ci porta al punto seguente.

4. Cronometratevi

Scrivere un romanzo è un lavoro di costanza e pazienza, una maratona e non uno sprint. Pertanto, la quasi totalità degli scrittori fissa una soglia minima in termini di lavoro quotidiano. C’è chi deve scrivere tot parole al giorno, chi deve riempire tot pagine. Il mio consiglio è di NON considerare l’entità di lavoro eseguito quotidianamente, ma di contare il tempo impiegato per svolgerlo. Mi spiego meglio.

Avere un tot di parole o caratteri da scrivere comporta, per forza di cose, pagine scritte di merda. Perché? Perché volenti o nolenti arriva la stanchezza, ed è facile barare scrivendo di fretta o abbuffando il testo di parole inutili, pensieri e quant’altro. Il tempo, al contrario, non mente e non si può ingannare, se lo cronometrate. Con questo intendo dire che dovete cronometrare il tempo effettivo in cui scrivete, e non quello in cui vi riposate o perdete tempo su Facebook.

Se vi capita di visitare i social mentre scrivete, fermate il cronometro. È molto semplice e comodo, poiché ci sono tantissimi cronometri online che potete aprire direttamente sul vostro PC. Così vi impegnerete al massimo per scrivere al massimo delle vostre possibilità, e il resto verrà da sé. Chiaro che, però, settimanalmente e mensilmente ci debbano essere riscontri reali, ovvero capitoli scritti e libro terminato nei tempi preventivati. Tuttavia, se seguite la vostra storia, state sicuri che non anticiperete la conclusione di un capitolo solo per esaurire la quota settimanale. E in ogni caso dovrete passare al capitolo successivo, rispettando ugualmente la quota di ore giornaliere.

5. Micro progressioni

In palestra spesso si fa ricorso a piccoli incrementi di peso per aumentare pian piano, nel tempo, la propria forza. Vengono chiamati “micro carichi”, e servono ad abituare il corpo e il sistema nervoso a gestire pesi man mano più gravi. Allo stesso modo, si fanno set chiamati “piramidali”, composti da ripetizioni crescenti o decrescenti. Meno ripetizioni, più carico. Più ripetizioni, meno carico.

Anche la scrittura funziona così. Se volete scrivere sempre di più per rispettare i tempi o per accorciarli, dovrete aumentare il tempo che spendete ogni giorno per scrivere. E ciò non si fa partendo in quarta, con 8 ore quotidiane di scrittura, altrimenti da quelle 8 scenderete a 1 e, anzi, vi prenderete una lunga pausa. È importante non bruciarsi, ma fare le cose slowly but surely, migliorandosi costantemente. Solo così non rischiate di stancarvi, perdere voglia ed entusiasmo, e per i cinque passi fatti retrocedere di quindici.
Ma come si fa?

Ernest Hemingway scrittura

Non c’è niente di speciale nella scrittura. Ti siedi davanti alla macchina da scrivere e sanguini

Se scrivete due ore al giorno, la settimana successiva potete scrivere due ore e mezza. Quella dopo ancora tre ore al giorno, quella successiva quattro…
Così, però, si rischia di raggiungere il limite molto presto. Tenete a mente questo: un limite c’è e lo saprete quando lo toccherete. Andare oltre sarà impossibile, per il semplice fatto che non riuscirete a replicare l’impresa tutti i giorni della settimana.

Il limite varia in base alla persona, agli impegni personali e alle condizioni esterne (in estate, per esempio, è molto più difficile stare chiavati sulla sedia a sudare come maiali, perciò si scrive meno). L’importante, comunque, è aumentare. Una buona progressione consiste nell’incremento di dieci minuti a settimana, ma anche mezz’ora è accettabile. Un’ora, invece, è troppo. Ricordatevi di partire da una soglia già di per sé impegnativa, quindi non osate scrivere meno di una o due ore al giorno tutti i giorni. Vedrete che terminerete il romanzo prima di quanto immaginate.

6. Mettetevi al lavoro senza pensare di mettervi al lavoro

Anche questo è un vecchio trucco che s’impara a scuola. Quando giunge il momento di mettersi a scrivere, l’idea stessa di dover lavorare può farvi facilmente desistere. La fatica, il sudore (se fa caldo), la parte noiosa del romanzo si faranno subito spazio nel vostro cervello, e alla lunga il pensiero di scrivere tanto ogni santissimo giorno può diventare insopportabile.

Non è semplice, ma aiuta evitare di pensare e mettersi a… fare. Ciò vale per ogni genere di impegno o lavoro. Nel momento in cui inizierete a svolgere la vostra mansione e ne sarete assorbiti, le paure si dissiperanno come nebbia mattutina. Non pensateci, sedetevi. Non rifletteteci su, scrivete.

7. Fate delle pause e degli sprint

Le pause servono a tutti, nel lavoro come nello sport. La loro funzione è ovvia, e chi non fa pause è un campione di breve durata. Una pausa a settimana è già un’ottima idea, ma anche un intero weekend è accettabile. Ciò non toglie che dobbiate finire tot capitoli ogni settimana. Tuttavia, nei giorni di pausa non si scrive. Punto.

Al contrario, gli “sprint” servono a recuperare ciò che non siamo riusciti a fare in un giorno, a rimediare a uno sgarro o a raggiungere la quota settimanale se essa ci appare distante. Può capitare che un capitolo sia troppo lungo e difficile; chessò, 30 pagine che non riusciamo a scrivere in una settimana. Accade una volta ogni tanto, e possiamo risolvere il problema facendo una sessione di scrittura extra.

Just Write. Scrivi e basta

Personalmente, quando accade, passo le famose “nottate” a scrivere, con una bella Redbull o Monster in pugno. Tuttavia, mi capita di farle anche quando non ce n’è un reale bisogno, perché le trovo liberatorie e stimolanti. Fare uno sprint ogni tanto, infatti (per es. 1 volta a settimana), aiuta a dare una botta al proprio “metabolismo letterario”, accelerandolo e stimolandolo. Nel caso delle nottate, poi, è bello scrivere in assoluta solitudine; aiuta la concentrazione e la soddisfazione.

8. Prima un po’ di piacere, poi il dovere e poi il piacere

Non sono d’accordo col vecchio adagio, è semplicistico. Iniziare ogni giorno col “dovere” può impaurire e stressare. Al contrario, è importante darsi tempo iniziando, se possibile, a fare ciò che piace, per poi dedicarsi pienamente alla scrittura. Infine, darsi alla pazza gioia col tempo che rimane. Scrivere narrativa è faticoso, per cui non abbiate paura di alleggerirvi un po’ prima di mettervi a lavoro. Ricordate, però, di rispettare le tempistiche e di non spezzare mai una seduta di scrittura. Se dovete scrivere due ore di seguito, per esempio, NON perdete troppo tempo nel mezzo, o la seconda ora la farete il giorno dopo!

9. Mini pause e grandi pause

Il che ci porta al nono punto. Con mini pause intendo pause da prendere durante una seduta di scrittura. Con grandi pause intendo pause da prendere tra una seduta e l’altra. Con seduta mi riferisco a un dato lasso di tempo speso col culo sulla sedia a scrivere indefessamente.

Ogni ora circa, a meno che non siate immersi nell’atto, bisogna fare una piccola pausa. È importante per non bruciarsi e rispettare le ore giornaliere. Una pausa ogni mezz’ora rende il lavoro frammentario, mentre un’ora permette di immergersi e lavorare con la concentrazione ottimale. La pausa deve durare poco, però, per le ragioni scritte prima. 5 minuti, massimo 10 vanno bene.

Poi, le sedute vanno spezzate. Se dovete scrivere 6 ore, non dovete farlo in una singola seduta pomeridiana, per esempio. È difficile tenere il ritmo, perché la prossima volta che vi siederete sarete terrorizzati all’idea di dover sgobbare per 6 ore di seguito. L’importante, come dicevo, è spezzare: una seduta la mattina, una il pomeriggio, una la sera o la notte. Se possibile, ovviamente.

Scrivete il dannato romanzo

Trovo che scrivere per più di tre ore di seguito, nonostante le mini pause, porti la quota giornaliera al limite della sopportazione. Se dovete scrivere 6 ore, scrivete 2 al mattino, 2 il pomeriggio e 2 la sera. Se sono sette, 3 il pomeriggio, che avete più tempo, o la sera se vi piace andare a letto tardi. Se sono 8, beh… sono tante e non credo durerete a lungo. Feci una maratona di 8 ore al giorno per il mio secondo romanzo, per qualche settimana, ma ci riuscii solo perché ero in dirittura d’arrivo. Se un romanzo si avvia al suo completamento è più facile accelerare, poiché si è più “presi” e si vogliono affrettare i tempi.

10. Riscrivete alla fine

Prima si scrive, poi si riscrive. Avete già ideato il romanzo, i capitoli e le scene? Allora scriveteli fino alla fine, completate il libro e dopo pensate ai dettagli. Non fraintendetemi, bisogna scrivere sempre al meglio, ma si può sempre fare di meglio e il “primo giro” è sempre poco elegante. Non c’è niente che possiate fare, lo perfezionerete dopo. L’auto editing e la riscrittura sono fondamentali e hanno le loro tempistiche.

Perché dico questo? Perché conosco autori che tornano incessantemente sui loro passi, aggiustano e riaggiustano, non badando prima al grosso dell’opera. Il vostro romanzo necessiterà di revisione una volta terminato, ma sarà terminato, e ciò vi darà una fortissima botta di entusiasmo e soddisfazione. Per quanto importante, il processo di riscrittura è una sciocchezza rispetto alla stesura del romanzo stesso.

Extra. Dedicatevi al romanzo e basta

Ecco, questo non è un consiglio che si può seguire e basta, perché moltissime persone hanno altri lavori e necessità nella vita. Tuttavia: volete essere scrittori? Dovete scrivere. Non basteranno uno o due romanzi, ma ne serviranno dozzine. Se non riuscite a scriverli abbastanza in fretta a causa dei vostri ritmi lavorativi, dovrete probabilmente accontentarvi di avere un hobby per le mani, a meno che non facciate il colpaccio con i vostri primi romanzi. In tal caso, buon per voi, ma se volete che duri dovrete comunque dedicarvici anima e corpo. Non si scappa.

Se poi avete blog, come me, o altri impegni utili ma d’importanza inferiore, ricordatevi di sottometterli alla scrittura! Ho notato che vari blogger, aspiranti scrittori, scrivono molti più post sul blog che pagine di narrativa. Chiaro che è più facile e meno stancante scrivere per il blog, ed è anche utile per tanti motivi, ma NON deve rubare tempo all’occupazione principale, ovvero la narrativa. Non è l’occupazione principale? Allora fate i blogger, fate altro, e trattatelo come un semplice hobby, come detto sopra. Questa guida non l’ho scritta per voi.

E con ciò concludo i miei 10 trucchi. Che ne pensate? Vi sono stati d’aiuto? Se avete i vostri tips and tricks per scrivere il dannato romanzo, condivideteli e commentate!

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *