È facile perdere la bussola quando si scrive un romanzo. A maggior ragione è facile smarrirsi quando si scrive senza criterio. Ecco perché abbiamo bisogno di imprimere una direzione alla storia e, allo stesso modo, ne abbisogna il lettore.

“Sì, tutto molto bello e interessante, ma dove vuole andare a parare?”, vi sarà capitato di pensare dopo aver letto un libro o dopo aver visto un film. Capita che manchi quel qualcosa a una storia con una trama interessante, magari ben scritta o ben recitata. “Sì, insomma, qual è il senso di tutto ciò?”. Il senso, la direzione, il qualcosa è la Premessa (o Premise).

Quando ci viene un’idea e iniziamo a scrivere un romanzo, è naturale che quell’idea contenga una convinzione. Magari non ce ne rendiamo conto (accade spesso), magari è una convinzione inconscia. È inevitabile: si scrive per dimostrare qualcosa, anche nel caso della narrativa e perfino del genere comico. L’arte per l’arte non basta; qualcosa ci spinge a raccontare una storia più della storia stessa. Ebbene quel qualcosa, ovvero il senso, la direzione che permea la storia, si chiama Premessa. Premise, secondo Lajos Egri, ma anche definita come Tema. Non è chiaro? Facciamo un esempio.

Mettiamo che io scriva una storia dell’orrore. Il protagonista, Bengiamino, è un fifone che ha paura dei cani. È così impaurito da quelle bestiole che ha sviluppato la capacità di fiutarle a una certa distanza; inoltre può riconoscerne la presenza sentendone i passi e i versi. In passato, Bengiamino fu aggredito più volte dal cane del vicino e quei traumi innescarono le sue attuali paure. A loro volta queste paure l’hanno spinto a diventare un atleta velocissimo, capace di sfuggire a un cane rabbioso e assetato di sangue.
Ok. Mettiamo ora che scoppi un’epidemia che trasforma i cani in cani-zombie. Bengiamino, grazie alle sue abilità, riesce a fuggire da un branco di cani-zombie e a salvare la ragazza che gli piace. Quindi la scorta fuori città, evitando i cagnacci con i suoi sensi anti-cane. Arrivati in un cottage, lui e la ragazza abbassano la guardia; mentre si sbaciucchiano, un cane aggredisce la pupa. Bengiamino è terrorizzato, vorrebbe salvarla ma la guarda mentre viene sbranata perché non riesce a superare la sua fobia dei cani. Fugge in montagna, dove sopravvive nutrendosi di carote fino alla fine dei suoi giorni. The End.

Uhm, ok. Quindi? Che senso aveva questa storia? Analizzandola con la lente, si potrebbe pensare che si tratti una storia di rivincita personale. Un codardo affronta la sua fobia e conquista la pupa dei suoi sogni. E invece no: un codardo rimane un codardo e, per questo, muore nella solitudine.
Ecco, la Premessa di questa storia sembra essere: “la codardia porta a morire col rimpianto”. Abbiamo davanti a noi un “eroe tragico”, ovvero un protagonista che ha intrapreso un cambiamento ma non è riuscito a portarlo a termine, tornando al suo precedente e patetico stato. La storia, comunque, fa schifo.

Per approfondire: L’Arte della Scrittura Drammaturgica di Lajos Egri, Dino Audino edizioni. Potete acquistarlo a questo link

La Premessa è la constatazione di ciò che capita ai personaggi quale risultato del conflitto di fondo all’interno della storia. È il principio sottostante il romanzo, la proposizione su cui si fonda la storia. Per esempio, la Premessa di Romeo e Giulietta è: “l’amore sconfigge anche la morte”. Perché? Perché Romeo e Giulietta si uccidono per vivere, finalmente, il loro amore. È, in un certo senso, la conclusione della storia. Al contrario, non potremmo definire la Premessa “l’amore ostacolato conduce alla morte”, perché Romeo e Giulietta si sono uccisi per congiungersi nell’aldilà (essendo impossibilitati a farlo nell’aldiquà), non per scomparire e basta. Il fine ultimo è l’amore, non la morte, e l’amore è più forte della morte. Questa è la tesi della storia.

In Qualcuno volò sul nido del cuculo, qual è la Premessa? McMurphy viene lobotomizzato e la sua storia termina con l’oblio, ma il romanzo, o il film, continua: Grande Capo eredita lo spirito del protagonista e fugge dall’ospedale psichiatrico. La Premessa è: “nemmeno un ospedale psichiatrico può schiacciare lo spirito umano”. Perché? Perché è il tema che permea la storia e che si ripete fino alla risoluzione. Ricordiamo tutti come McMurphy porti una ventata di vita all’ospedale, come rivoluzioni il sistema e cerchi di rivitalizzare gli internati. Gite, donne, giochi, eccetera eccetera. E quelle persone cambiano, tornano felici per la prima volta da quando risiedono in quella triste prigione. Eppure, ciò conduce il protagonista alla morte. La sua Premessa, infatti, potrebbe essere definita: sfidare l’autorità porta alla morte. Ma la storia continua, dopo il climax (lobotomia) con la risoluzione (la fuga di Grande Capo) che ribadisce e cristallizza la vera Premessa della storia.

Pensateci: se il film si fosse concluso con la lobotomia del protagonista, non sareste rimasti delusi? Perplessi? E non solo perché non è un happy ending, ma perché cozza col resto del film. Questo è infatti univocamente trascinato dalla Premessa dello spirito umano che non può essere schiacciato, di scena in scena, e non dal fatto che sfidare l’autorità porti alla morte. Ogni volta che viene punito, McMurphy escogita qualcosa e, con le sue azioni, ribadisce che lo spirito umano non può essere schiacciato. Dunque concludere il film con la lobotomia avrebbe lasciato gli spettatori con l’amaro in bocca, con la sensazione di un film tronco, che non finisce come si deve, e non avrebbe avuto lo stesso successo.

Insomma la Premessa anima la trama, che è al suo servizio e, attraverso le azioni dei personaggi, deve ribadirne la veridicità. E questa proposizione è una verità assoluta all’interno della storia. Ma solo nella storia, intendiamoci. Possiamo avere Premesse come “mangiare i bambini porta alla felicità”, se queste vengono verificate e soddisfatte dalla storia. La Premessa è una cosa e la Morale è un’altra. Attenzione a non confonderle! La Morale è un’interpretazione universale che si può trarre a posteriori dalla Premessa. Per es. la Premessa de Il vecchio e il mare di Hemingway è: “il coraggio porta alla redenzione“. La Morale che possiamo trarne, invece, è che bisogna armarsi di coraggio nella vita se si vuole realizzare qualcosa che sia degno di rispetto.

Occorre tuttavia che l’autore creda alla Premessa che afferma, altrimenti essa non sarà altrettanto sentita e permeante. Se non si è convinti dell’affermazione su cui si fonda il romanzo, questa non trasparirà allo stesso modo e scrivere la storia potrebbe risultarci perfino sgradevole. Ma soprattutto, perché basare un romanzo su una Premessa alla quale non si crede? Il romanzo è proprio il pretesto, il mezzo attraverso cui poter esprimere le proprie convinzioni. E tutti, nessuno escluso, siamo saturi di convinzioni. Esse, però, devono essere precise.
Cose come “la vita porta alla morte” o “la vita è breve” o ancora “la guerra genera sofferenza” non sono buone Premesse, perché ovvie o generiche. Siamo tutti a conoscenza di ciò, non serve che venga affermato e non interessa a nessuno che ciò accada.

Per approfondire: Come Scrivere un Romanzo Dannatamente Buono, di James N. Frey, Le Fonti editrice. Difficile da reperire, purtroppo. La traduzione, comunque, è pessima; fareste meglio a leggere l’originale

Altri esempi famosi: in Madame Bovary di Flaubert, la Premessa è “L’amore illecito conduce alla morte”. In Pan di Knut Hamsun, la Premessa potrebbe essere “La passione amorosa tormenta il cuore fino a prosciugarlo”. Ne Il Padrino, la Premessa è: “il senso di fedeltà nei confronti della famiglia conduce a una vita criminale”. La Premessa de L’epopea di Gilgamesh è senz’altro “Neanche l’uomo più forte, saggio e coraggioso può sfuggire alla morte”. A proposito, e la Morale? “Nulla permane”, secondo le parole di Utnapishtim, potrebbe andare bene. È l’insegnamento universale che traiamo dalla storia.

Il re si è disteso e non sorgerà più,
il signore di Kullab non sorgerà più;
egli ha vinto il male, non verrà più;
benché fosse forte di braccio, non sorgerà più.
Saggezza aveva e un viso aggraziato, non verrà più;
se ne è andato nella montagna, non verrà più;
giace sul letto del fato, non sorgerà più,
dal giaciglio dai molti colori non verrà più.

I Sumeri conoscevano la Premessa? Ovviamente no. Ma, come specificato precedentemente, apportare un senso, una direzione a una storia è un atto del tutto naturale e inconscio. Molti romanzi hanno una Premessa ben definita e coerente, nonostante l’autore non sapesse nulla dell’argomento; moltissimi altri hanno un abbozzo di Premessa poco coerente o più Premesse contemporaneamente. Ecco perché è necessario studiare l’argomento e gestire la tecnica con criterio. A proposito: si possono avere due Premesse nella stessa storia? No. Per dirla come Lajos Egri, sarebbe come tirare un carro in due direzioni opposte. Non si può andare a destra e a sinistra, ma solo a destra o a sinistra. Allo stesso modo, una storia può avere solo una Premessa che la direzioni e strutturi. Perché? Beh, pensateci.

Mettiamo che la vostra Premessa sia “La vera amicizia ti riempie la vita e poi la distrugge”. In tal caso, probabilmente, il romanzo si baserà su due amici fortemente legati che, insieme, affrontano la vita (status quo). Ma, con l’introduzione di un elemento di conflitto (una donna?) le cose vanno rapidamente a puttane finché i due amici, amareggiati, non si uccidono a vicenda. La Premessa è dunque rispettata dall’inizio alla fine e, si spera, in tutti capitoli che compongono il romanzo.
Ora, proviamo ad aggiungere alla formula una seconda Premessa, magari collegata (altrimenti è troppo facile): “L’amore genera sofferenza”. Sembra che ci stia, in questo caso, vero? Se entrambi non si fossero innamorati di quella donna, nulla sarebbe successo. E invece no, la storia risponde solo alla prima Premessa, perché ruota tutta intorno alla relazione che intercorre tra i due amici. Il loro rapporto fraterno, la capacità di affrontare insieme gli ostacoli della vita, la competizione per l’oggetto dei loro desideri (la donna) con la conseguente delusione, che si trasforma in una lotta fratricida. L’amore è una scusa, come poteva esserlo un tesoro dalle immense ricchezze.

Al contrario, se volessimo inserire la seconda Premessa e modificare la storia di conseguenza, potremmo farlo nel modo seguente: Il protagonista viene lasciato dalla fidanzata e l’unico a consolarlo è il suo amico. I due si sostengono a vicenda, superano gli esami universitari aiutandosi l’un l’altro. In segreto (ha paura di essere giudicato), il protagonista va a prostitute in cerca di quell’affetto di donna che non ha più. Si innamora di una di loro e le propone di uscire dal giro, ma scopre che il suo pappone è proprio il suo migliore amico (anche lui ha una doppia vita). Quest’ultimo diventa quindi un ostacolo alla felicità del protagonista. Egli lo uccide, scappa con lei e, dopo aver scoperto il regalo di laurea che aveva preparato il suo amico per lui, si pente di ciò che ha fatto. Nella risoluzione lo vediamo che torna a casa da lavoro, mesto, e trova la sua donna a letto con dei clienti. Quindi esce e va a ubriacarsi.
Ecco, in questo polpettone ho cercato di inserire entrambe le Premesse. Ma non funziona! Sono come due storie parallele che si legano a tratti, e a tratti no: da una parte l’amore ricercato dal protagonista, che lo porta a frequentare prostitute di nascosto, a uccidere il suo migliore amico e a vivere coi rimpianti (L’amore genera sofferenza). Dall’altra la storia di due amici che si supportano a vicenda e che hanno un lato oscuro. C’era bisogno della storia degli amici? No, poteva benissimo non esserci. C’era bisogno della storia di luttuoso amore? Sì, in questo caso, dato che la forza dell’amore guida il protagonista a fare le scelte sbagliate e a soffrirne durante l’intero romanzo, dalle prostitute alla risoluzione. La storia ruota intorno al desiderio d’amore e non all’amicizia, perciò la Premessa è “l’amore genera sofferenza” con una irrealizzata “l’amicizia ti riempie la vita e poi la distrugge”, che si può benissimo tagliare. Insomma, un aborto. Ce ne può essere soltanto una, e più è specifica meglio è. Così da non confondere il lettore e dare omogeneità alla storia.

Un ottimo metodo per trovare la propria Premessa è quello delle tre C, ideato da Lajos Egri. Una Premessa efficace è infatti composta da: un Carattere, che affronta un Conflitto la cui risoluzione porta a una Conclusione. CCC. Es: un codardo (carattere) combatte in prima linea nella Grande Guerra (conflitto) e diventa un ardito scalmanato (Conclusione). L’amore adultero (Carattere) porta alla (Conflitto) lapidazione (Conclusione). Nemmeno (Conclusione) un ospedale psichiatrico può schiacciare (Conflitto) lo spirito umano (Carattere).
Dara Marks, nel suo l’Arco di Trasformazione del Personaggio, espande il concetto di Premessa in modo interessante ed efficace. Pone un Tema, trattato dalla storia, e un Punto di Vista Tematico, che sarebbe la proposizione attraverso la quale il tema viene sviluppato (ovvero la Premessa). Per es.
Tema: l’amore. Punto di vista tematico: L’amore non si può comprare.
Ciò si collega allo schema dell’Arco, di cui parlerò in un altro articolo. È lo schema che uso per scrivere i miei romanzi e racconti.

E voi cosa ne pensate? Applicate la Premessa alle vostre storie o lo fate inconsciamente? Oppure, magari, siete contrari a quest’approccio? Ditemi la vostra nei commenti.

Il Palombaro

Il Palombaro = Giuseppe Chiodi. 1992. Napoli. Nel 2009 termino il mio primo romanzo e seguo il corso di narrativa di AgenziaDuca.it, che accende il mio interesse per l'argomento. In seguito, conseguo un certificato C2 di Cambridge English e lavoricchio come traduttore freelance (inglese - italiano). Ma ho poca fortuna. Continuo a scrivere. Autopubblico su Amazon un altro romanzo nel 2014, seguito dalla seconda edizione nel 2015 e da un racconto lungo. Li ho rimossi, non hanno fruttato alcunché.
Seguo, nel 2016, il corso "Lavorare in Editoria" dell'agenzia letteraria Herzog, e collaboro per alcuni mesi con la casa editrice Tullio Pironti di Napoli. Nel frattempo, scrivo un gran numero di racconti (buona parte inviati a concorsi letterari) e un nuovo romanzo, il cui futuro è ancora incerto.
No, nonostante le nottate, il sudore e la passione, non ho mai vinto e non sono approdato da nessuna parte. Ma sono ancora in piedi.
Perché il Palombaro? Perché esplora nuovi mondi, come l'astronauta, e allo stesso modo indossa uno scafandro che ne annulla la personalità. Il Palombaro diventa un simbolo di mistero e di scoperta, ma nel nostro stesso mondo. L'immersione equivale alla totale immedesimazione nelle nostre azioni e all'esclusione di tutto il resto. E poi, adoro il mare!

*L'immagine dell'avatar appartiene a http://danstender.deviantart.com/ *